14 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Dopo il vertice tra Poroshenko e i leader europei

L'Ue continua a sostenere l'Ucraina. Trump permettendo

Il vertice Ue-Ucraina ha confermato il sostegno (anche economico) dell'Europa a Kiev, e la volontà di rinnovare le sanzioni alla Russia. Ma con Trump cosa accadrà?

Il presidente ucraino Petro Poroshenko, con Angela Merkel e Francois Hollande.
Il presidente ucraino Petro Poroshenko, con Angela Merkel e Francois Hollande. Shutterstock

KIEV - Forse non è casuale il fatto che la risoluzione approvata dal Parlamento europeo a condanna della «propaganda russa anti-europea» sia giunta proprio alla vigilia dell'attesissimo vertice tra Ue e Ucraina. Un vertice atteso, soprattutto a causa della contingenza storica: l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, infatti, apre nuovi scenari nell'annosa questione della crisi ucraina. Perchè Trump, in campagna elettorale, ha spesso dissentito dal pugno duro che il suo predecessore Obama ha usato contro la Russia, facendo addirittura intendere che avrebbe ben volentieri legittimato l'annessione della Crimea da parte di Mosca, mettendo fine al regime di sanzioni.

L'impegno europeo a rinnovare le sanzioni alla Russia
Così, il presidente uscente Obama e cinque altri leader europei, tra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel, forse anche nel tentativo di mandare un messaggio chiaro alla prossima amministrazione Usa, da Berlino hanno chiesto di mantenere le sanzioni contro la Russia fino al rispetto effettivo degli accordi di Minsk. Un messaggio diretto al tycoon, ma anche, probabilmente, al presidente ucraino Petro Poroshenko, preoccupato che il nuovo inquilino della Casa Bianca possa contribuire a un disimpegno americano verso la causa ucraina, raffreddando anche i rapporti con l'Europa.

I problemi di Kiev
Perché Kiev è non solo impegnata nel conflitto ibrido nel Donbass con i separatisti filorussi, ma naviga in acque agitate a causa della persistente instabilità politica interna, tra le ombre perenni dell'oligarchia, la piaga della corruzione e le minacce dei gruppi della destra radicale. Per non parlare dell'economia, che solo i generosi aiuti occidentali riescono a mantenere sui binari. Gli accordi di Minsk sono ancora in stallo e del rilancio del piano di pace concordato a ottobre dal cosiddetto quartetto normanno non c'è ancora traccia.

Poroshenko spaventato da Trump?
Non a caso Poroshenko, nella sua prima telefonata dopo la spiazzante vittoria dell'imprenditore americano, aveva fatto appello diretto a Trump sottolineando l'importanza del «continuo sostegno all'Ucraina da parte degli Stati Uniti per far fronte all'aggressione russa».Questa settimana, ha espresso la speranza che le sanzioni occidentali vengano prolungate. 

L'Ue non cambia linea
Durante il vertice con i leader europei, il presidente ucraino ha dichiarato di aver parlato della Crimea con il nuovo presidente Trump, e di avergli dato informazioni dettagliate in proposito. In realtà, in che modo la presidenza del tycoon potrà influenzare l'andamento della crisi ucraina non è ancora dato saperlo. Di certo, i leader europei hanno cercato di dimostrare a Kiev che il proprio atteggiamento non è cambiato. Quanto alle sanzioni alla Russia, Tusk ha sottolineato che rimarranno finché gli accordi di Minsk non saranno del tutto implementati; e il sostegno europeo a Kiev è stato sostanzialmente riconfermato.

Pacchetto di aiuti e liberalizzazione dei visti
L'Europa ha speso, in due anni, 3,5 miliardi di euro in aiuti all'Ucraina. Al centro del vertice con Bruxelles - come riportava alla sua vigilia il Financial Times -, l'ulteriore pacchetto di aiuti da 600 milioni di euro, da investire in infrastrutture e trasporti, e la liberalizzazione dei visti europei ai cittadini ucraini, questione sulla quale per ora l'Ue ha esitato a causa della preoccupazione di molti Paesi riguardo alla questione dell'immigrazione. Resistenze che, però, sembrerebbero ormai prossime a cadere: «Sono contento che tutti gli Stati dell’Unione europea abbiano deciso che l’Ucraina è pronta per un regime di esenzione dei visti. – ha affermato Tusk – Questo significa aver riconosciuto che l’Ucraina ha raggiunto gli standard europei».

L'opposizione dei Paesi Bassi all'associazione Ue-Ucraina
In realtà, la questione non è affatto così semplice. La scorsa settimana, il Coreper dell’Ue (Comitato per i rappresentanti permanenti) ha dato il via libera alla proposta di liberalizzare i viaggi di durata non superiore ai 90 giorni per i cittadini ucraini verso l’Ue. Ma, al di là delle perplessità di alcuni Stati membri in tema di immigrazione, un altro scoglio da superare sono i Paesi Bassi, i cui cittadini si sono espressi, in un referendum lo scorso aprile, contro l’accordo di associazione Ue-Ucraina. Circostanza che ha ulteriormente allungato le tempistiche nel processo di liberalizzazione dei visti. Per il quale Juncker sta lavorando a pieno ritmo con Mark Rutte, premier olandese, visto che sarebbe un passo importante per avvicinare ulteriormente Kiev a Bruxelles, sottraendola dall'influenza russa. 

Le richieste di Poroshenko
Kiev ha quindi esortato l'Ue a trovare quanto prima una soluzione per ratificare l'accordo di associazione, che a suo avviso sarebbe il simbolo della «nuova Ucraina».  «Ulteriori ritardi nella ratifica non sono di beneficio né all'Ucraina né all'Unione europea» ha detto Poroshenko, precisando di «non chiedere nulla in piu' a quello che è stato concordato». «L'Europa non deve cedere ai populismi», ha detto, riferendosi agli euroscettici olandesi che hanno chiesto il referendum.

Cooperazione energetica
Quindi, la richiesta di cooperare in modo strategico dal punto di vista energetico, come peraltro i Ventotto sono formalmente impegnati a fare da un punto di vista di diversificazioni degli approvvigionamenti. In effetti, il vertice si è concluso con la firma di un memorandum d’intesa in materia energetica, che garantisce maggiore indipendenza dalla Russia e riduce l’approvvigionamento di gas direttamente dalla federazione. Nessuna novità: il nuovo protocollo aggiorna soltanto quello sancito nel 2005. 

I piani energetici dell'Ue sull'Ucraina
Già lo scorso settembre, in occasione di una visita a Kiev del vicepresidente della Commissione Ue per l'Unione dell'energia Maros Sefcovic, era emersa l'intenzione dell'Ue a rendere l'Ucraina da Paese importatore ad esportatore di energia, puntando sull'efficienza energetica. Un obiettivo per cui  l'Europa si è impegnata a mettere in piedi entro fine anno un fondo ad hoc. «Il potenziale dell'Ucraina nel campo dell'efficienza energetica e delle rinnovabili è enorme», ha sottolineato Sefcovic, perché se il Paese «riuscisse ad aumentare il suo livello di efficienza energetica per avvicinarlo a quello Ue, i risparmi ottenuti sarebbero maggiori del consumo energetico della Spagna di un anno intero».

Nuovi aiuti economici, ma la pace è ancora lontana
Dal vertice Ue-Ucraina, Kiev ha ricevuto altri 5 milioni di euro a sostegno delle riforme anti-corruzione, 104 milioni per la riforma della pubblica amministrazione, 52,5 milioni per la promozione dello stato di diritto. Quanto al processo di pace, il punto sarà fatto martedì dai ministri degli Esteri francese, tedesco, russo e ucraino che si riuniranno a Minsk, capitale della Bielorussia. L'idea è quella di fissare una road map ed esaminare insieme le fasi del processo. Alla riunione in «formato normanno» parteciperanno il francese Jean-Marc Ayrault, il tedesco Frank-Walter Steinmeier, il russo Sergey Lavrov e l'ucraino Pavlo Klimkine. Ma per capire se l'era Trump farà spirare il vento del cambiamento anche sul dossier ucraino, bisognerà attendere ancora del tempo.