15 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Dopo l'investitura di Obama alla Merkel

Obama, Merkel e la lotta (impossibile) contro il mondo di Trump

Le conclusioni dell'ultimo vertice tra Barack Obama e i leader europei (Merkel in primis) dicono una cosa sola: tutti loro sono ancora abbarbicati a un mondo che non c'è già più

BERLINO - Quando la cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato la sua intenzione di ricandidarsi alle prossime elezioni per il suo quarto mandato a difesa dei «valori democratici», ha però aggiunto un'osservazione tutt'altro che secondaria: «grotteschi e assurdi» sono, a suo avviso, gli appelli di coloro che vedono in lei l'ultimo difensore del «mondo libero» davanti all'avanzata dei populismi, incarnati dal successo di Trump negli Usa e della Brexit in Gran Bretagna. Per assumersi un simile compito - ha detto la Merkel - non basta una persona sola: «il successo può essere raggiunto solo in tanti» e «il mio obiettivo in politica è di lavorare per la coesione del nostro Paese».

La Merkel ridimensiona l'investitura di Obama
Con queste parole, la Merkel è parsa ridimensionare l'analisi che la stampa mondiale le ha dedicato all'indomani dell'elezione di Trump: un'analisi che vedeva, peraltro, nella visita di Barack Obama in Germania un vero e proprio «passaggio di testimone» nelle mani della Cancelliera, fedelissima partner degli Stati Uniti. Basti leggere un articolo recentemente uscito su Der Spiegel, che recita: «L’America  ha abdicato dalla guida dell’Occidente». Aggiungendo: «E’ tempo per l’Europa, e Angela Merkel, di  occupare quel vuoto».

La sentenza di Der Spiegel su Trump
Secondo Der Spiegel, «l’Occidente è nato nel gennaio 1917.  Quando il presidente Woodrow Wilson entrò in guerra contro la Germania, dicendo alla sua nazione che era tempo per gli americani di assumersi la responsabilità di pace e giustizia». Cento anni dopo, prosegue il quotidiano, arriva Trump. «Uno che non  vuole la globalizzazione. Che proclama il nazionalismo americano,  l’isolazionismo,  il ritiro parziale dal commercio mondiale e nessuna responsabilità per il cambiamento climatico». Der Spiegel rincara la dose: «La dignità umana  è il centro della civiltà occidentale […]. Un razzista non può incarnare questo progetto. Trump non  ha alcun senso della dignità propria o di altri. Non è qualificato per essere il leader dell’Occidente».

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The Donald spaventa Obama e i suoi partner
Il verdetto, insomma, è piuttosto chiaro: il mondo non può essere guidato da «uno come Donald Trump». Ma a pensarla così, più o meno silenziosamente, ci sono anche i sette leader che a Berlino si sono incontrati durante l'ultimo viaggio europeo dell'attuale presidente degli Stati Uniti: Barack Obama e Angela Merkel, appunto, ma anche Francois Hollande, Matteo Renzi, Jean-Claude Juncker, Mariano Rajoy e Theresa May. E non importa se Obama ha cercato di rassicurare gli alleati sulla figura di Trump, lasciando intendere che le sue affermazioni elettorali, una volta che il tycoon sarà inglobato «nel sistema», finiranno fortemente ridimensionate; non importa neppure se (quasi) tutti quei leader, dopo i primi momenti di panico, hanno ostentato tranquillità (chi più chi meno), augurandosi di poter collaborare proficuamente con il nuovo presidente Usa: la verità è che The Donald non piace a nessuno, e, cosa più importante, spaventa un po' tutti.

Conclusioni opposte al programma di Trump
Lo dimostra il comunicato licenziato al termine del faccia a faccia tra Obama e la Merkel, che è la sintesi perfetta dell'esatto contrario del programma con cui Donald Trump è stato eletto; lo dimostrano affermazioni come «Il  nostro rispetto per la dignità umana  ci obbliga a fornire aiuto umanitario a milioni di rifugiati  nel mondo», o come «la  partnership Usa e Germania è stata essenziale per ottenere  un accordo (sul clima, ndr) globale a Parigi che offre al mondo un progetto per proteggere il nostro pianeta»; lo testimoniano ancora, la gran parte delle conclusioni del vertice tra i leader europei e il presidente Obama. Si consideri la seguente dichiarazione: «I leader sono d’accordo sulla necessità di lavorare  collettivamente per far avanzare l’agenda transatlantica, specie nel portare stabilizzazione al Medio Oriente e Africa del Nord, come assicurare la soluzione diplomatica dei conflitti in Siria e Ucraina dell’Est». Si pensi, quindi, all'affermazione dell'attuale inquilino della Casa Bianca, che ha definito l'Ue «uno dei più grandi successi politici ed economici del mondo»Senza contare l'impegno (o perlomeno l'auspicio) dei leader occidentali ad arrivare comunque alla firma del TTIP, e la decisione di rinnovare per un altro anno le sanzioni alla Russia, mantenendole in vigore finché Mosca non rispetterà gli accordi di Minsk. Decisione, peraltro, definita «unanime», a sconfessare la vulgata che vuole Matteo Renzi in prima linea nel fronte europeo anti-sanzioni.

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Cosa vuole fare Trump
Tutte queste posizioni sono perfettamente riassuntive dei cardini dell'era Obama, ma, con l'elezione di Donald Trump, paiono quasi anacronistiche. Perché il programma del tycoon prevede un netto cambio di strategia in politica estera, con un sostanziale isolazionismo da parte degli States e, in Siria, un appoggio al regime siriano e alla Russia in funzione anti-Isis; la ridiscussione degli equilibri economici della Nato, che Trump ha definito un organismo «obsoleto»; la cancellazione di tutti gli accordi di libero mercato come il TTIP; l'annullamento dei provvedimenti contro il riscaldamento climatico; un reset con Mosca, che porti a un riconoscimento della Crimea russa e allo stop alle sanzioni; una nuova politica, estremamente dura e severa, sull'immigrazione negli Stati Uniti. Quanto all'Ue, Trump ha più volte espresso perplessità su Bruxelles, definendola oltretutto un «buco infernale», e non ha mai nascosto la sua simpatia per Nigel Farage, volto per eccellenza della Brexit.

Il mondo di Obama è ormai andato
Il messaggio che è trapelato dall'ultimo saluto di Obama ai leader europei è l'esatto contrario di quanto Trump ha promesso di fare in campagna elettorale (promesse che sembrano confermate dalle sue primissime mosse e dichiarazioni). Quasi che l’attuale presidente Usa, e tutti i suoi partner con lui, non riuscissero a rassegnarsi all’evidenza: quel mondo è ormai andato. Il voto americano, come quello sulla Brexit, e le dinamiche politiche di tanti Paesi europei in questo caso danno ragione ad Angela Merkel: lo scettro che le ha consegnato Obama è troppo pesante da reggere per lei sola. Ma soprattutto, una simile investitura è ormai anacronistica, perché la storia sta andando irrimediabilmente in tutt’altra direzione. Indipendentemente da quello che riuscirà davvero a fare Trump di tutto ciò che ha promesso, indipendentemente da quanto riuscirà a smantellare del lascito di Obama, la sua stessa elezione testimonia una cosa sola: il mondo è già cambiato. E il modello globale che gli Usa e i loro alleati hanno cercato di conservare strenuamente fino ad oggi – anche ignorando segnali profetici – ha già mostrato la sua inadeguatezza, infrangendosi più volte alla prova delle urne. Abbarbicarsi ostinatamente a ciò che è stato non fermerà l’uragano in arrivo. E questo, Obama e gli altri, sembrano ancora non volerlo accettare.