16 giugno 2019
Aggiornato 15:00
Amministrazione Trump

Hillary Clinton «pagava» investigatori privati affinché incastrassero Trump

Lo rivela il New York Times. Va in soffitta il complotto Putin-Trump: il Partito Repubblicano può finalmente liberarsi dalle assurde ossessioni della ex candidata sconfitta un anno fa

WASHINGTON - Hillary Clinton e la sua organizzazione politica «pagarono per realizzare una parte del dossier sui presunti legami tra Donald Trump e il suo entourage e la Russia dall'altra». Lo rivela il New York Times, citando il portavoce di uno studio legale che lo scorso anno assunse a Washington alcuni 'investigatori privati' per raccogliere informazioni per conto dell'ex first lady, allora candidata alla Casa Bianca. Il mantra utilizzato dai sostenitori democratici per buttare giù il presidente degli Stati Uniti crolla così miseramente, ed è un bene soprattutto per loro. L’accusa secondo cui Donald Trump sarebbe l’agente segreto di Putin a Washington era tanto risibile quanto dannosa per tutti coloro che reputano inadeguato il presidente in carica. Il New York Times, acerrimo nemico di Trump e fervente sostenitore della candidata democratica caduta nella polvere, e nel cieco rancore, pone la pietra tombale quanto meno sull’integrità intellettuale della grande accusatrice. Investigatori privati furono pagati per trovare, quindi fabbricare, prove che legassero il rocambolesco inquilino della Casa Bianca all’acerrimo nemico russo attualmente di moda dopo venti anni di oblio.

Se lo dice proprio il New York Times
Al di là del giudizio che si può dare di Donald Trump e della sua presidenza, è un bene che la principale accusa venga messa da parte, e che a farlo sia il New York Times. I fantasmi complottisti stanno causando troppi danni alla società statunitense e agli equilibri geo politici internazionali. L’ultima ancora di salvezza di una candidata sconfitta, l’intrigo internazionale ordito dagli ex nemici sovietici che in fondo non sono mai cambiati, ha gettato il mondo in un baratro da cui si deve presto uscire. Perché, data la sua manifesta insussistenza, sta perfino rafforzando la credibilità del presidente russo, che emerge come uno statista di fronte alle isteriche proteste di una piccola ma potente lobby di potere che, dopo un anno, ancora non si è data pace per la cocente sconfitta. 

Cade la dinastia dei Clinton
Il dossier che smaschera il gioco della Clinton, e del suo giro di potere, porta fuori dalla sacca in cui i democratici statunitensi si erano chiusi. Motivi per criticare il presidente Usa non mancano, ma loro in questi mesi hanno sempre reiterato l’accusa del complotto, senza entrare nel merito della politica statunitense in essere, sia sul fronte interno che su quello esterno. Cade una dinastia che domina la scena pubblica come non accadeva dai tempi dei Kennedy, ma con risultati molto meno positivi. Ora i Clinton dovranno farsi da parte, almeno marito e moglie, in attesa che la figlia abbia l'età adeguata per tentare la scontata scalata al potere. Lei, l'ex candidata sconfitta, è senza parole, così come lo è buona parte della sinistra globale: non sanno cosa dire di fronte ad un modello economico che condividono, nonostante penalizzi proprio coloro che dovrebbero rappresentare. Almeno, una volta, si pensava che la sinistra fosse vicina alla "working class": roba vecchia, superata.

La nuova cultura democratica dalla parte della finanza
Oggi la sinistra statunitense, e non solo, magnifica le banche e la finanza. E non sanno cosa dire alla classe lavoratrice che ha votato in massa per Trump. Certo rimangono le giuste critiche per argomenti importanti, come la politica ambientale regressiva, l’ineleganza nei modi di comunicare. Ma sulla fuga del lavoro all’estero, e sull’importazione di povertà, i democratici statunitensi sono legati mani e piedi al modello globale sovranazionale. E questo è semplicemente il problema dei problemi, quello che contiene tutti gli altri: dalla distruzione dell’ecosistema, perdita di identità, tensioni civili, demolizione del diritto del lavoro, scontro fra poveri, iperpolarizzazione della ricchezza. Paradossalmente, la contestazione a questo modello dogmatico è giunta da un presidente repubblicano: sono tempi pazzi, dove nessuno segue più una linea ideologica afferente con la logica. Donald Trump ha ovviamente commentato la notizia con il suo stile, in un tweet : «La campagna di Clinton e il Democratic National Committee hanno pagato per ricerche che hanno portato a un dossier anti-Trump fatto di fake news. La vittima qui è il presidente».