19 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Premier ha garantita la legislatura, anche se in minoranza

Spagna, il Psoe senza Sanchez incorona il «nemico» Rajoy

Dopo 11 mesi di stallo politico-istituzionale, l'astensione del Partito socialista spagnolo ha permesso al premier conservatore Rajoy di formare un esecutivo

MADRID - Dopo un'impasse politico-istituzionale durata quasi un anno, la Spagna avrà la prima settimana di novembre un nuovo governo, anzi uno vecchio: Il Partido Popular del premier uscente Mariano Rajoy guiderà un esecutivo, questa volta però di minoranza: una differenza tutto sommato tarscurabile per un leader politico che ha fatto dell'immobilismo la sua bandiera, e al quale il sistema della sfiducia costruttiva garantisce di fatto la sopravvivenza per l'intera legislatura.

Undici mesi di impasse
Per undici mesi Rajoy non ha fatto che resistere sulle sue posizioni, forte del fatto che non importa quanto gravi siano gli scandali nei quali è coinvolto il suo partito, un buon 30% di spagnoli continua a votare la destra tradizionale, il che - vista la crisi ella sinistra - garantisce al Pp la maggioranza relativa, salvo catastrofi.

L'astensione del Psoe 
A cedere è stato infatti il Partito socialista, che al termine di una sanguinosa faida interna - non la prima - ha deciso domenica di astenersi in sede di fiducia permettendo così a Rajoy di ottenere un numero sufficiente di voti favorevoli al secondo scrutinio, quanto basterà la maggioranza semplice.

Ora all'opposizione c'è solo Podemos?
Una decisione che avrà conseguenze gravi: Podemos si è immediatamente arrogato il diritto morale di guidare l'opposizione, e i socialisti catalani non hanno accettato l'imposizione dell'astensione - una ribellione che non mette a rischio l'esito della fiducia, dal momento che basterebbero solo undici astensioni su 85 deputati socialisti per dare luce verde a Rajoy.

Il terrore delle urne
Se uno dei fattori che ha spinto al dirigenza del partito a disarcionare Pedro Sanchez è stato il timore di pagare alle urne un eventuale posizione di intransigenza, non è affatto detto che il sì a Rajoy non presenti a tempo debito un conto altrettanto salato: di fatto, finché il Psoe non avrà riassorbito (se ci riuscirà) i voti di Podemos (come il Pp sta facendo con quelli di Ciudadanos) dovrà rassegnarsi a rimanere in minoranza.

Il fallimento delle sinistre
Il Psoe paga una situazione comune a tutti i principali partiti della sinistra europea: l'aver cercato di conquistare un voto moderato che ha più o meno pagato a seconda dei casi ma che è destinato fatalmente a ritornare prima o poi a destra, lasciando però i socialisti orfani di quella sinistra che si è sentita nel frattempo sempre più tradita.

Quale via d'uscita?
La via d'uscita - un periodo di opposizione credibile con un ritorno ai valori più tradizionali - si vede però sbarrata da due fattori: innanzitutto la vocazione di partito nazionale - nonostante la struttura federale - e «istituzionale», che pone dei paletti a determinate scelte che potrebbero far guadagnare voti in una regione e perderne il doppio in un'altra; e soprattutto, la presenza scomoda di Podemos che al momento ha il monopolio del voto di protesta - e delle posizioni - della sinistra.

Lettera morta
In questo quadro, le proposte di riforma del mercato del lavoro, della legge sull'istruzione o addirittura costituzionali contenute nella risoluzione approvata dalla dirigenza del Psoe insieme all'astensione sembrano destinate a rimanere lettera morta: i socialisti non hanno alcuna leva per imporle al partito che le ha varate e approvate, e che non ha manifestato alcuna intenzione di voler modificare la Carta fondamentale magari in senso federalista, una possibile soluzione alla crisi catalana.

Una maggioranza alternativa?
Data la fiducia costruttiva, per disarcionare Rajoy una volta insediato servirebbe infatti una maggioranza alternativa con un candidato premier, ipotesi abbastanza impensabile al momento visto che in undici mesi non è stato possibile alcun accordo né con Podemos né con C's: e del tutto politicamente irrealizzabile se il Psoe dovesse trovarsi in posizione subordinata al movimento di Iglesias.

Rajoy in una botte di ferro (per ora)
Rajoy si trova dunque in una botte di ferro, con il vantaggio ulteriore che il tempo potrebbe giocare a suo vantaggio, o meglio a svantaggio dei suoi avversari, sempre più frammentati: finché non arriverà il momento di dare delle effettive soluzioni ai problemi dello Stato, ma - dopo aver atteso undici mesi - per questo c'è tempo: almeno un'altra legislatura.