23 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Continua l'escalation tra l'Alleanza e Mosca

Come la «Nato dell'Est» sta minacciando la sicurezza dell'Europa

Il baricentro della Nato si sta spostando sempre più verso Est, con una politica di detterrenza contro Mosca che, anziché garantire la sicurezza dell'Europa, la mette seriamente a rischio

MOSCA - Una Nato sempre più spostata ad Est, e ovviamente concentrata su un solo obiettivo: la Russia. Il processo si concluderà entro maggio 2017, quando l'Alleanza Atlantica ha annunciato che il dispositivo di deterrenza contro Mosca sarà definitivamente ultimato, e schierato in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Un contingente di ben 4 mila truppe divise in 4 battaglioni, uno per ciascun Paese ospitante, generosamente fornite da Usa, Canada, Regno Unito e Germania.

Migliaia di soldati ai confini della Russia
La decisione è stata ufficializzata durante l'ultimo vertice di Varsavia, dove si è anche messo a punto uno stratagemma per non violare l'accordo del 1997, in base al quale la Nato si è impegnata con la Russia a non collocare soldati in via definitiva nelle ex Repubbliche sovietiche o appartenenti alla sfera comunista: i contingenti, cioè, non saranno fissi nei 4 Paesi, ma ruoteranno. In pratica, però, la sostanza non cambia: Mosca vedrà, a ridosso dei suoi confini, migliaia di soldati americani ed europei minacciosamente schierati. E pronti, dice la vulgata, a intervenire in caso di un attacco di Mosca contro i Paesi dell'Europa dell'Est.

Il nuovo fulcro dell'Alleanza
Un altro passo, insomma, nella direzione dello spostamento a Oriente del baricentro dell'Alleanza Atlantica. Il che non implica, però, il riconoscimento di un maggior «potere» ai membri dell'Est: non a caso, non è stata accolta la richiesta di Varsavia di vedersi garantito lo stesso livello di sicurezza di cui godono i membri occidentali, mediante la presenza stanziale di basi e uomini. Il punto è un altro: saranno i territori baltici il fulcro dell'attivismo della Nato da qui ai prossimi anni. E gli occhi occidentali saranno fissi sulla Russia. 

La forza di Mosca
Russia che, secondo uno studio della Rand corporation, avrebbe comunque vita piuttosto facile se decidesse di invadere i Paesi baltici: pare che Mosca impiegherebbe 36-60 ore per conquistare una capitale baltica, contro le 48-72 necessarie a mobilitare il primo scaglione di 5 mila truppe della «forza rapida» di reazione. Un argomento che fa decisamente comodo all'Alleanza per giustificare la sua ostinata espansione verso Est. Così come alla Nato fa comodo ricordare le diverse violazioni degli spazi aerei, gli incidenti sfiorati nei cieli e le esercitazioni aeronavali effettuate dalla Russia dal 2014. Una giustificazione perfetta per l'aggressività mostrata dalla Nato, peraltro pienamente nell'interesse delle corporazioni militari.

La Russia arma l'Armenia
Ma se la Nato si espande, la Russia risponde. Così, lo scorso 21 settembre, durante la parata con cui si celebra il giorno dell’indipendenza dell’Armenia, insieme ai tradizionali carri armati ha sfilato anche il sistema missilistico russo Iskander. La Russia ha dunque fornito all’Armenia il potente missile balistico a corto raggio messo a punto tra gli anni Novanta e i Duemila, in grado di trasportare sia testate convenzionali che nucleari. E l’Armenia è stata il primo Paese straniero a riceverlo da Mosca.

La partita dei sistemi missilistici e anti-missilistici
La Russia avrebbe consegnato all’Armenia almeno quattro lanciatori, ciascuno con una coppia di missili, insieme ai relativi sistemi di supporto. L’Iskander era arrivato sul suolo armeno già tre anni fa, un assetto a disposizione delle Forze armate russe dislocate nella base di Gyumri, installazione ex sovietica distante una decina di chilometri dal confine turco-armeno. Attenzione: perché fino ad ora a dotarsi di sistemi missilistici e anti-missilistici è stata proprio l’Europa dell’Est, con Washington particolarmente sollecita ad accontentare le richieste dei membri orientali che si sentono «minacciati» da Mosca.

La risposta di Putin
Dal canto suo, Putin ha due volte ordinato il dispiegamento dei sistemi Iskander a Kaliningrad, sito da cui è si domina buona parte del territorio polacco e le Repubbliche baltiche, proprio per allertare l'Alleanza. Questa presenza potrebbe a sua volta diventare definitiva a partire dal 2019, quando, proprio in Polonia sarà pienamente operativo il secondo sito antimissile balistico Usa nel Vecchio Continente, dopo quello aperto il 12 maggio in Romania.

La Nato dell'Est
Una escalation guidata, insomma, dalla nuova «Nato dell’Est», quella «Nato baltica» che, con l’Ucraina e altri Paesi dell’ex Urss, conduce l’Alleanza sul terreno di una politica estera sempre più pericolosa e sempre meno improntata sulla sicurezza comunitaria (checché se ne dica). Il tutto, ovviamente, con l’entusiasta beneplacito di Washington.