22 gennaio 2020
Aggiornato 09:00
Un libro di un ex generale Nato tratteggia un quadro a tinte fosche

Nel 2017 scoppierà la guerra con la Russia: fantasiosa profezia o precisa volontà politica?

«2017 War with Russia»: questo l'eloquente titolo del libro dell'ex generale Nato Richard Shirreff, in cui «profetizza» lo scontro tra Russia e Nato. Fantapolitica, o c'è qualcosa sotto?

Nel 2017 Putin invaderà i Paesi baltici? Lo profetizza un ex generale Nato.
Nel 2017 Putin invaderà i Paesi baltici? Lo profetizza un ex generale Nato. Shutterstock

MOSCA - Nel corso degli ultimi anni, sono stati molti gli analisti che hanno parlato di una nuova Guerra fredda in corso tra Washington e Mosca. Un'analisi che in effetti è tutt'altro che fantapolitica. Non è un caso che, solo qualche mese fa, il primo ministro russo Dmitri Medvedev abbia esplicitamente sventolato lo spettro della Guerra fredda, forse nel tentativo di lanciare una vera e propria allerta sul pericolo – sempre più tangibile - di ripiombare in un mondo spezzato in due da una nuova cortina di ferro. Ma c'è di più: c'è anche chi ritiene che quella guerra, da «fredda» possa addirittura diventare calda, caldissima: si teme lo scontro armato tra Russia e Alleanza Atlantica. E chi lo suggerisce non è un visionario qualunque: si tratta di Richard Shirreff, vice-comandante Nato in Europa dal 2011 al 2014. Uno degli incarichi più alti dell’Alleanza Atlantica.

Mosca invaderà i Paesi baltici
Nel suo libro eloquentemente intitolato «2017 War with Russia», Shirref descrive l’invasione che, a partire dal 2017, Mosca metterà in atto nei confronti dei Paesi baltici, a partire da Ucraina e Lettonia, in modo da aprirsi un passaggio terrestre verso la Crimea. La ragione sarebbe la rottura dell’equilibrio post-guerra fredda determinato dall’annessione della penisola. Nonché la sensazione della Russia di essere «accerchiata» dall’Alleanza Atlantica. Uno scenario – preme specificarlo – definito «del tutto plausibile» dall’ autore.

Chi è il buono, chi il cattivo
Come tutti i libri, anche quello di Shirreff ha il suo «cattivo»: e chi poteva esserlo, se non il corrispettivo di Vladimir Putin? Poi c’è il suo oppositore, il presidente degli Stati Uniti che nel libro è una donna; c’è l’establishment tedesca descritta come adulatrice di Mosca, e addirittura uno pseudo-David Cameron che riesce a divincolarsi dai suoi impegni verso la NATO anche quando la Russia conquista la Lettonia. Al di là dell’«esclusivo» parterre di personaggi messi in scena dall’autore, ciò che rileva sottolineare è che l’ex generale sembra quasi – come ha rilevato il suo recensore Shashank Joshi –  particolarmente «rabbioso» non solo nei confronti di Mosca, ma anche verso i politici di Londra e Berlino, definiti «mezzi pacifisti» e troppo poco decisi di fronte alla minaccia incombente.

Putin pronto alla guerra?
Che Shirreff, con questo libro, stia praticamente rischiando la sua reputazione è sotto gli occhi di tutti; eppure, l’ex generale si è difeso dalle critiche ribadendo che la sua narrazione è totalmente basata sulla sua lunga esperienza maturata nella Nato, e sulle dinamiche osservate nel suo lungo corso. L’ex generale è convinto che, con Putin al potere, la Russia si sia instradata «su una direzione pericolosa» che «potrebbe condurre inesorabilmente a uno scontro con la Nato». «E ciò significa», ha aggiunto, «uno scontro che potrebbe facilmente sfociare in una guerra nucleare». Secondo Shirreff, è la storia recente a testimoniare la veridicità delle aggressive intenzioni imputate a Putin. «Dobbiamo giudicare Vladimir Putin» – ha detto a un programma radiofonico della BBC – «dalle sue azioni, non dalle sue parole». E ha aggiunto: «Ha invaso la Georgia, ha invaso l’Ucraina. Ha usato la forza e l’ha fatta franca».

L’escalation della Nato
Ovviamente, però, ci sono vari particolari che l’ex generale omette di specificare. In merito alla crisi ucraina, la versione del Cremlino è sempre stata che l’uso delle sue truppe, dispiegate legittimamente in Crimea a seguito di un trattato con l’Ucraina, è avvenuto per prevenire nuove ostilità dopo il colpo di Stato. E poi c’è la questione Nato, che continua a collocare le proprie infrastrutture ai confini della Russia. Per di più, con azioni di escalation in Europa Orientale che violano palesemente le disposizioni dell'atto di fondazione del Consiglio Nato-Russia. L’ultimo segnale, l’entrata del Montenegro nell’Alleanza Atlantica, oltre alle varie simulazioni di guerra condotte dal centro di ricerche strategiche americano «Rand», che hanno portato numerosi analisti alla conclusione che la Nato non è capace di difendere efficacemente il territorio dei suoi Paesi più vulnerabili.

Provocazioni
Il libro di Shirref deve però essere osservato anche in filigrana. C’è chi, addirittura, lo ritiene non un «esercizio ozioso», ma sintomo di una «precisa volontà». Del resto, addirittura un autorevole docente di Studi russi a Princeton come Stephen Cohen si è chiesto di recente: «Qualcuno davvero vuol provocare la guerra alla Russia?». I segnali ci sarebbero tutti: in primis, il dispiegamento del sistema missilistico Nato negli Stati baltici; ma anche le tensioni in Siria, dove, secondo Cohen, gli Stati Uniti ancora puntano all’obiettivo originario: «Assad must go», e sfruttano la buona fede di Putin per provocarlo. E, ovviamente, la guerra di propaganda costantemente in atto in Occidente nei confronti di Mosca.

Volontà politica?
E se Putin, per il momento, sta ancora mostrando sangue freddo, non può dirsi lo stesso della componente nazionalista russa. Addirittura, il generale Aleksandr Bastrykin, capo della Commissione Investigativa  (un organo di vertice giudiziario-militare), su Kommersant ha lanciato un avvertimento ai vertici di Mosca:  a suo avviso, l’Occidente non solo si starebbe preparando alla guerra contro la Russia, ma la starebbe già sferrando: sarebbe cioè in atto una guerra «geo-finanziaria», a cui Mosca non sarebbe preparata.  E in questo quadro, lo stesso libro di Shirref risponderebbe alla medesima strategia di provocazione bellica, giocando però sull’altrettanto importante piano della propaganda. Insomma: l’intento finale sarebbe quello di far saltare i nervi a Mosca. E, se non al Cremlino in sè, almeno ai più «sanguigni» nazionalisti che già da tempo mettono in guardia i piani alti.