23 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
In attesa del referendum del 23 giugno

Brexit, Cameron lancia l'allarme: «Se usciamo dall'Ue tornerà il rischio guerra»

Il premier britannico David Cameron ha dichiarato che, se la Gran Bretagna uscisse dall'Ue, sarebbe a rischio la pace e la stabilità godute dall'Europa dopo le guerre mondiali

LONDRA - Mentre si avvicina sempre più il referendum sulla Brexit del prossimo 23 giugno, il premier David Cameron lancia un monito per caldeggiare la permanenza del Regno Unito nell'Ue. Addirittura, a suo avviso, se la Gran Bretagna lasciasse l'Unione Europea, il rischio di guerra tornerebbe a incombere sul continente. «L'Unione Europea ha aiutato a riconciliare paesi che sono stati in conflitto per decenni e a mantenere la pace», afferma il premier britannico. La pace e la stabilità godute dall'Europa in epoca recente sarebbe a rischio in caso di Brexit. «Potremmo voltare all'indietro le lancette degli orologi verso un'era di nazionalismi in lotta fra loro in Europa», avverte il leader conservatore, rispolverando il fantasma delle guerre mondiali.

L'allarme di Cameron
Il primo ministro si è infatti chiesto: «Possiamo essere sicuri che la pace e la stabilità del nostro continente siano garantite senza dubbio? Vale la pena di correre questo rischio?». Nel suo discorso  «Stronger, Safer, Better Off», «Più forte, più sicuro, migliore», Cameron ha anche puntualizzato: «Orgogliosi come siamo dei nostri successi a livello globale e delle nostre connessioni globali, il Regno Unito è sempre stato una potenza europea e lo sarà sempre». Il premier ha quindi aggiunto che «l'isolazionismo non ha mai reso un buon servizio» alla Gran Bretagna. «La verità è che quello che avviene nel nostro vicinato ha importanza anche per il nostro paese», ha continuato. «Ciò era vero nel 1914, nel 1940 e nel 1989», cioè le date, rispettivamente, della Prima guerra mondiale, della Seconda e della caduta del muro di Berlino. Altra data a cui Cameron ha fatto riferimento è stato il 1815, l'anno della battaglia di Waterloo. «Se le cose vanno male in Europa, non facciamo finta di poter essere immuni dalle conseguenze», ha concluso.

La risposta di Boris Johnson
All'allarme lanciato dal premier ha risposto uno dei front-men della campagna per la Brexit, l'ex sindaco di Londra Boris Johnson. A suo avviso, il rischio di una nuova guerra «Non è una cosa seria», anche visto che «Il primo ministro era pronto fino a qualche mese fa a sostenere la campagna per la Brexit qualora non avesse ottenuto riforme sostanziali da Bruxelles». A suo avviso,il "divorzio" dall’Ue è invece una opportunità per riconquistare la sovranità perduta e rendere il Regno ancora più cosmopolita e aperto al mondo. 

Anche i laburisti contrari alla Brexit
Il discorso di
Cameron è stato introdotto dal laburista Ed Miliband, a dimostrazione di come tanto il partito di maggioranza quanto quello di opposizione siano compatti nel fronte anti-Brexit. In realtà, una certa freddezza sull'argomento la si ravvisa in Jeremy Corbyn, leader dei laburisti e da sempre scettico sull'attuale funzionamento dell'Ue.  Corbyn ha rimproverato in passato alla Ue di essere ispirata a principi troppi liberisti e di non difendere abbastanza i diritti dei lavoratori.  Addirittura i servizi segreti britannici si sono espressi a sfavore della Brexit. Due ex-capi di Mi5 e Mi6, i servizi segreti britannici, che hanno definito rischiosa per la sicurezza della Gran Bretagna l'uscita dalla Ue. 

Effetto domino
Ma uno dei dati più preoccupanti per Bruxelles è che il referendum inglese potrebbe scatenare un effetto domino. Secondo un sondaggio di Ipsos Mori, il 58% degli italiani e il 55% dei francesi vogliono che si tenga nei loro Paesi un referendum come quello britannico per decidere se restare o meno nell’Ue. Come se non bastasse, in Germania, Italia, Svezia e Ungheria più della metà degli elettori è convinta che un eventuale divorzio del Regno Unito dall’Ue col voto del 23 giugno spingerebbe altri Stati a seguire l’esempio.