22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Ex ministro delle Finanze, considerato riformista e liberale

Russia, perché Putin ha scelto Kudrin, il liberal che piace all'Occidente

Ad occhi disattenti, il nuovo ruolo affidato da Putin a Aleksej Kudrin, economista liberale e riformatore apprezzato dall'Occidente, potrebbe parere incomprensibile. Invece, c'è dietro una strategia oculata

Il presidente Vladimir Putin ha nominato Aleksej Kudrin a vicepresidente del Consiglio economico.
Il presidente Vladimir Putin ha nominato Aleksej Kudrin a vicepresidente del Consiglio economico. Shutterstock

MOSCA - C'è chi parla di «perestroika». Ma anche senza voler scomodare categorie di tale portata, di certo la notizia della nomina di Aleksej Kudrin a vicepresidente del Consiglio economico del presidente russo Vladimir Putin ha un che di storico, almeno a prima vista. Un po’ perché Kudrin è generalmente considerato un economista «liberale e riformatore», da sempre ben visto dall’Occidente che tanto, invece, ha da dire su Putin. Un po’ perché, dopo che nel 2011 ruppe con l’esecutivo di cui era ministro delle Finanze e vicepremier in quanto non condivideva la linea dell’allora presidente Dmitrij Medvedev (in particolare in tema di spese militari), il biondo petroburghese si rifiutò di servire sotto l’attuale capo del Cremlino. A cui, peraltro, non ha mai risparmiato critiche anche aspre: addirittura su temi sensibili come la Siria. Così, a prima vista la nomina di cui Putin l’ha investito potrebbe apparire incomprensibile. Ma in realtà, i segnali c’erano da tempo.

Dai segnali all'annuncio
Il capo del Cremlino, in effetti, non ha mai smesso di «corteggiarlo» pubblicamente, e ogni anno, durante la diretta tv del Presidente, a domanda specifica dei giornalisti rispondeva che sì, se l’ex ministro del Tesoro Kudrin fosse stato disposto a tornare al governo, ne sarebbe stato felice. Finché, qualche settimana fa, è stato lo stesso Putin ad annunciarne il ritorno imminente: «Con Aleksej non ci vediamo spesso come si vorrebbe, ma ci incontriamo regolarmente. Come sapete, si è rifiutato di lavorare in organi governativi, ma ora vedo che la sua posizione è cambiata. La situazione non è facile, e lui è pronto a dare il suo contributo alla soluzione dei problemi che il Paese ha di fronte», ha dichiarato.

Cosa c'è dietro la nomina?
Che cosa è cambiato, dunque? E che cosa rappresenta questa nomina? C’è chi, come il Moscow Times, specifica che il Consiglio economico è un organo puramente consultivo – come a dire che il nuovo ruolo affidato a Kudrin sia un’operazione innanzitutto di immagine, con l’avvicinarsi del fatidico anno delle presidenziali, il 2018 –. Eppure, dietro a quella decisione potrebbe nascondersi molto altro. Innanzitutto, da considerare la difficile congiuntura economica, influenzata dal calo del prezzo del petrolio, dal crollo del rublo e dalle sanzioni occidentali. D’altra parte, fu proprio Kudrin, un tempo, a volere e a difendere i fondi sovrani in cui, in epoche migliori, vennero custoditi i guadagni dell'export di greggio e gas. Il ritorno del «rigorista» e liberale Kudrin, dunque, in un momento tanto cruciale per l’economia del Paese, risponderebbe  alla necessità di tagliare i costi – ad esempio alzando l’età pensionabile –, impresa opportunamente affidata a un soggetto non politico. Oltretutto, la scelta di Kudrin, notoriamente apprezzato dall’Occidente, cade proprio quando si avvicina il momento in cui l’Ue dovrà decidere se rinnovare le sanzioni alla Russia.

La strategia di Putin
Poi c’è la considerazione più, per così dire, «strategica», strettamente legata alle nuove sfide che sta affrontando la Russia, nonché all’avvicinarsi di due appuntamenti importanti: il 2017, il centenario della rivoluzione, e il 2018, anno delle presidenziali. Appuntamenti a cui Putin – secondo alcuni analisti – si starebbe preparando opportunamente. Innanzitutto, sul piano della difesa e della sicurezza interna; quindi, sul piano prettamente politico-strategico. Per quanto riguarda il primo aspetto, non è stato un caso che il capo del Cremlino, ad aprile, abbia creato la nuova Guardia nazionale russa, in cui confluiscono, di fatto, sia le odierne truppe interne (cioè le forze di sicurezza responsabili per calamità e grandi rischi), sia i corpi di elite della polizia. La Guardia è guidata dallo storico capo della sicurezza del Presidente, Viktor Zolotov, e riferisce direttamente non più al ministro dell’Interno, ma allo stesso Putin.

Gli obiettivi politico-strategici
Sul fronte politico-strategico, invece, il nuovo ruolo di Kudrin guarda al 2018, ma anche più lontano. Perché i principali obiettivi che l’ex ministro del Tesoro potrebbe raggiungere si realizzeranno verosimilmente più in là del 2018. Non a caso, nei giorni scorsi Kudrin è stato anche nominato capo del Centro elaborazioni strategiche, organo con il compito di definire la strategia di sviluppo post-2018. C’è anche chi suggerisce che la scelta di Kudrin sia, tra le altre cose, un tentativo di cambiare gli equilibri dell’establishment, con un ulteriore declassamento di Medvedev. Di certo però, anche gli obiettivi a breve termine sono fondamentali: perché lo stesso Medvedev dovrà presto rendere conto per il governo russo del delicatissimo stato dell’economia, e il ministero delle Finanze dovrà mettere mano a breve alla stesura del bilancio, per la conseguente approvazione nel mese di giugno. E avere nella squadra Kudrin, di recente definito dal portavoce di Putin «uno dei migliori ministri delle Finanze del mondo», forse potrà già aiutare.