19 novembre 2019
Aggiornato 21:00
Altro che Putin

Ecco come i Panama Papers inguaiano l'Occidente e i suoi più «illustri» alleati

Dopo lo scoppio della bomba dei Panama Papers, i titoli della stampa occidentale erano tutti per Putin. Peccato che il dossier che sta facendo impallidire le élites mondiali rechi anche i nomi dei più «illustri» alleati dell'Occidente...

LONDRA - Due giorni dopo lo scoppio della «bomba» dei Panama Papers, nuovi inquietanti dettagli stanno attirando l'attenzione dei quotidiani occidentali. La stampa britannica sta documentando, da ieri, lo schema attraverso cui Ian Cameron, il padre del primo ministro David, avrebbe occultato per decenni le sue fortune da broker della finanza al fisco britannico. Eppure, come già abbiamo avuto modo di notare, l'attenzione della stampa occidentale si è concentrata soprattutto su uno dei leader coinvolti: Vladimir Putin. A discapito di tutti gli altri.

L'Occidente è chiamato in causa
E al di là dell'iniziale riserbo garantito ai nomi americani coinvolti, l'atteggiamento dei nostri media non stupisce un granché. I Panama Papers hanno offerto ai «nemici» della Russia una ghiotta occasione per allungare la lista delle accuse rivolte al capo del Cremlino. Ma il gran polverone sollevato dalla rivelazione, anche risparmiando per il momento gli Stati Uniti (sui quali, però, si allungano le prime ombre), chiama comunque in causa - e a gran voce - l'Occidente. Partiamo proprio da Ian Cameron. Il padre dell'attuale primo ministro britannico, morto nel 2010, avrebbe dirottato almeno dal 1982 in Centro America ingenti somme di denaro, servendosi, in seno alla sua società, di numerosi prestanome caraibici. Rimane aperta la domanda se parte del tesoro dei Cameron sia ancora a Panama, argomento per ora maldestramente liquidato dal premier come una «questione privata»

Poroshenko
Ma poi, tra i leader nel mirino, c'è anche Petro Poroshenko: grande «amico» dell'Occidente, e presidente di quell'Ucraina che è «nemica acerrima» della Russia. Poroshenko ha negato qualsiasi negligenza fiscale, ma l'opposizione è già sul piede di guerra e chiede l'impeachment. La difesa è per ora lasciata alla società di consulenza: «Questa struttura è in linea con la legge ucraina che regola il conflitto di interessi – sostiene Vadim Medvedev, socio della Avellum Partners –. E la fiduciaria rispetta gli standard internazionali per la gestione del risparmio dei personaggi politici in attività». E' chiaro, però, che queste poche righe non basteranno per archiviare le ombre sul presidente ucraino. Anche perché se l'Occidente è tanto sollecito nei confronti delle accuse verso il suo «nemico» Putin, dovrà esserlo ugualmente verso il suo «alleato» ucraino. Per una cruda questione di coerenza.

Dal re saudita... alla Cina, detentrice di buona parte del debito Usa
Ma non è finita qui. Tra le scottanti pagine del dossier, si incappa nel nome di un altro grande alleato dell'Occidente: re Salman, sovrano dell'Arabia Saudita, fondamentale e controversa spalla degli Stati Uniti nel Golfo Persico. Il re avrebbe usato una società offshore nelle Isole Vergini per far fronte alle ipoteche sulle sue lussose case londinesi. Ipoteche che arriverebbero alla somma di 34 milioni di dollari. Anche l'ex emiro del Qatar è implicato nel dossier, così come i figli di Nawaz Sharif, primo ministro del Pakistan, altra sponda preziosa delle nostre politiche in Afghanistan e, in generale, contro l’estremismo islamico. E poi ci sono i «parenti di Xi Jinping», e la Cina - lo ricordiamo - è lo stesso Paese che detiene buona parte del debito americano. 

La pagliuzza e la trave
Questa pur breve e insufficiente carrellata già dimostra che, anche senza fare nomi americani, nel dossier che sta incendiando le élites mondiali compaiono tanti «illustri» alleati dell'Occidente. Sui quali, però, i giornali dell'Ovest del mondo si sono fatti scappare dalla bocca giusto qualche parolina, preferendo partire all'attacco quando ad essere tirato in ballo è stato Vladimir Putin. Rispetto al quale, peraltro, si è prima parlato di un «tesoretto personale» conservato sotto il sole di Panama, che poi è diventato quello della sua ristrettissima cerchia, per poi scoprire che si trattava di suoi «conoscenti». Qui non si vuole certo assolvere il Cremlino dalle sue responsabilità, qualora queste ultime venissero provate. Semmai, è interessante notare come la stampa occidentale abbia da subito «puntato» alla pagliuzza Putin, ignorando - come da parabola evangelica - la trave nel proprio occhio. Come di consueto, del resto.