27 maggio 2019
Aggiornato 09:30
Putin il grande bersaglio

Panama Papers, perché neanche un nome americano?

Complotto sì o complotto no? Mezzo mondo si divide, ma quel che è certo è che degli Stati Uniti in questi leaks non c'è nemmeno l'ombra. E Panama è storicamente il crocevia di operazioni guerriglia della CIA (e di molto altro)

PANAMA - «Complotto?» «No, è la pura verità!» Il dibattito su leaks che raccontano l’universo parallelo dove non si pagano le tasse si divide. Qualche nota su dove sta accadendo tutto ciò, e su chi sta coinvolgendo, può aiutare. Centro America, Panama, nel singolo studio Mossack Fonseca: non un punto del mondo come un altro, non un paradiso fiscale come le centinaia esistenti ovunque (pure nella civilissima Unione Europea, per giunta: basta andare nella City di Londra o in Lussemburgo). No, questa volta tocca a Panama.

Breve excursus storico per capire come siamo arrivati fin qui
La Repubblica di Panamá nasce nel 1903, da un contenzioso economico scaturito tra gli Stati Uniti e la Colombia, nazione che possedeva i territori panamensi prima di quella data. Coerentemente con il desiderio del presidente statunitense Roosevelt di aprire un canale che collegasse l'Atlantico al Pacifico, strategico per il boom economico di quel tempo, e in seguito al rifiuto da parte della Colombia di concedere la gestione dell'istmo ad un consorzio nordamericano, gli Stati Uniti inviarono nel territorio panamense la nave da guerra Nashville, che conquistò facilmente il territorio. Già in quell’anno, i rappresentanti della repubblica firmarono il Trattato Hay-Bunau Varilla con gli Stati Uniti, che garantì il diritto a questi ultimi di costruire ed amministrare indefinitamente il Canale di Panamá, che sarebbe stato inaugurato poi nel 1914.

Noriega prima ci piace e poi no
Dopo svariate vicissitudini, colpi di stato, guerriglie, sangue a fiumi, nel 1981 il potere passò nelle mani di un generale, Manuel Noriega, precedentemente a capo della polizia segreta panamense ed ex-informatore della CIA. Ma nemmeno Noriega era abbastanza sicuro e venne rovesciato con l’invasione statunitense del 1989 voluta dal presidente Bush Senior. 27mila marines posarono i loro scarponi sul suolo panamense, di fatto un lembo di terra attraversato dal famoso Canale: uno dei punti politicamente e militarmente più importanti del mondo. Vi rimasero dieci anni, e ancor oggi sono di casa. Dopo poche ore dall’invasione, Noriega, accusato di essere un narcos, veniva deposto: al suo posto fu issato come una bandiera Guillermo Endara, già vincitore delle elezioni del 1988. Noriega riparò all’interno della sede dell’ambasciata vaticana, ma dovette arrendersi presto perché minacciato di linciaggio. Portato in Florida, fu processato. Alla fine dell'agosto 2007 il giudice statunitense William Turnoff, pochi giorni prima della scarcerazione, diede il via libera alla sua estradizione in Francia. Coerentemente con i Trattati Torrijos-Carter del '77, gli Stati Uniti hanno restituito tutto il territorio del Canale a Panamá il 31 dicembre 1999, ma si sono riservati il diritto di intervenire militarmente nell'interesse della sicurezza nazionale.

Da Panama operazioni guerriglia della CIA
Tutto questo per ricordare che Panama è stato il centro di varie operazioni di guerriglia condotte dalla CIA. Da questo territorio, una vera base militare Usa mimetizzata da stato indipendente, venivano coordinate guerre non dichiarate come «Ombre rosse», fortemente voluta dall’amministrazione Reagan, impegnata a contrastare le varie guerriglie sudamericane. Traffico internazionale di cocaina, armi, esseri umani, cartelli di narcos: da queste parti passa di tutto. Panama è uno stato off-shore degli Stati Uniti, probabilmente quello che controllano più capillarmente, e ci vuole davvero molta fantasia nel credere che un’operazione simile possa svolgersi perché qualche bravo giornalista investigativo fa bene il suo mestiere.

Perché proprio Putin?
Panama, quindi, non è solo il centro dell’evasione fiscale mondiale. Anzi, quanto si sta scoprendo non si può nemmeno definire «mondiale»: perché interessa sì tutto il globo terracqueo, ma non gli Stati Uniti, almeno al momento. Il colpevole numero uno, guarda caso, è il presidente russo Vladimir Putin, anche se il suo nome risulta assente. C’è però il nome dell’amico dai tempi di scuola, Sergei Roldugin, il violoncellista. Putin e Roldugin, come da copione, arrivano dal KGB. Segue il cognato del presidente cinese, nonché segretario del Partito Comunista, Xi Jimping, che rischia la fucilazione. Più altri leader mondiali, tra cui l’uomo di Washington in Ucraina, il presidente Poroshenko: un nome che stona per chi propende per la congiura più che per lo scandalo scoperto.

Mancano all'appello gli americani
Chi manca all'appello? Sorprendentemente, nomi statunitensi. Il direttore della Süddeutsche Zeitung, la testata tedesca che ha ricevuto per prima il massiccio database, ha invitato ad attendere in merito all’assenza dei nomi americani. La lista completa verrà pubblicata a maggio e in essa, secondo indiscrezioni, dovrebbero esserci 3mila società americane. Aspettiamo, magari qualche giocatore di basket e qualche finanziere uscirà. Magari sarà pure amico di Donald Trump. Qui, intanto, la mappa dei Paesi coinvolti al momento.