15 ottobre 2019
Aggiornato 23:30
Ma impasse catalano rende probabile anche nuove elezioni politiche

Catalogna verso il ritorno alle urne

La nuova bocciatura di Artur Mas come governatore della Catalogna, decisa ieri dalla dirigenza del movimento indipendentista della Cup, rende quasi inevitabile il ricorso a nuove elezioni regionali, ma cambia le carte in tavola anche a Madrid

BARCELLONA - La nuova bocciatura di Artur Mas come governatore della Catalogna, decisa ieri dalla dirigenza del movimento indipendentista della Cup, rende quasi inevitabile il ricorso a nuove elezioni regionali, ma cambia le carte in tavola anche a Madrid dove a questo punto il ritorno alle urne si presenta come la soluzione più probabile, nel tentativo di trovarsi alla fine con un panorama politico più chiaro.

La data delle elezioni
A meno infatti di sorprese dell'ultimo minuto, entro il prossimo 9 gennaio il Parlamento catalano dovrà comunicare la data delle nuove elezioni, probabilmente il 6 marzo: unica alternativa, la candidatura in extremis del leader di Esquerra Republicana, Oriol Junqueras, come leader della coalizione indipendentista Junts pel Sì (JpS), soluzione suggerita dalla stessa Cup che appare tuttavia improbabile anche perché non è chiaro quale appoggio avrebbe da parte dei partner conservatori orfani di Mas.

Il vero perdente
Mas è di fatto il vero perdente della crisi: trascinato sulla strada dell'indipendenza da un successo sociale andato - complice l'inerzia delle autorità del governo centrale, incapaci di apire un dialogo qualsiasi - vi aveva scommesso tutto il suo futuro politico e si trova ora scalozato dal potere e - di fatto - senza più un partito, dopo la scissione di Convergencia i Uniò e gli scandali legati a corruzione e tangenti che rendono difficile resuscitare la vecchia sigla senza un repulisti ai vertici di cui Mas sarebbe la prima vittima. Ma oltre a Mas è lo stesso indipendentismo che rischia di pagare a caro prezzo l'impasse di questi ultimi due mesi: non è affatto certo che alle urne - visto anche il successo della branca catalana di Podemos alle ultime politiche - si ripeta una vittoria della coalizione indipendentista, ammesso che se ne riesca a formare una e le varie forze, Erc in testa, non decidano di correre da sole.

Stallo anche a Madrid
A questo punto, lo stallo catalano riporta l'orologio indietro di due mesi anche a Madrid: se un governo indipendentista per quanto precario avrebbe potuto costituire uno stimolo alla formazione di un esecutivo, magari di grande coalizione, ora i veti incrociati fra i conservatori del Pp, i socialisti del Psoe e Podemos potrebbero convincere i due principali partiti a ritentare la sorte elettorale scaricando le responsabilità di un mancato accordo sui rivali. Una decisione azzardata, dato che non è detto che l'elettorato la apprezzi, ma allo stesso tempo quasi obbligata visto che il Pp è rimasto da solo - ogni esecutivo di minoranza verrebbe bocciato dalla «maggioranza negativa» di Psoe, Podemos e Ciudadanos - e il Psoe, dopo il deludente risultato delle politiche, è ora alle prese con una pesante faida interna che potrebbe risolversi con un congresso straordinario ancor prima del voto - e un nuovo candidato premier al posto di Pedro Sanchez.

(Con fonte Askanews)