30 luglio 2021
Aggiornato 02:30
Dopo l'elettrochoc del 13 novembre

Regionali francesi, clima incerto. Marine Le Pen cresce nei sondaggi

Campagna elettorale bloccata, comizi dei capilista sospesi, diffuso sconcerto e, in questo clima plumbeo, soltanto una certezza: la crescita - su scala nazionale - di un unico Leader (Marine Le Pen); e un personaggio emergente: l'altra Le Pen (Marion, nipote della figlia del fondatore del Front National).

PARIGI - A meno di una settimana dalle regionali francesi il clima è incerto. Avrebbe dovuto essere la prima sfida elettorale francese basata, all'americana, sui «big data»: dettagli personali, statistiche, preferenze, dati socio-demografici, precedenti elettorali, sofisticate raccolte di informazioni sull'elettorato, eccetera. Tutto era pronto (strumenti, équipe specializzate, super-esperti, mega aziende americane e apposite start-up) quando gli attentati del 13 settembre hanno fatto saltare tutto e le elezioni regionali francesi del 6 e 14 dicembre hanno assunto ben altro aspetto. Campagna elettorale bloccata, comizi dei capilista sospesi, diffuso sconcerto e, in questo clima plumbeo, soltanto una certezza: la crescita - su scala nazionale - di un unico Leader (Marine Le Pen); e un personaggio emergente: l'altra Le Pen (Marion, nipote della figlia del fondatore del Front National).

La Le Pen cresce nei sondaggi
Della possibile affermazione delle Le Pen dà conto un sondaggio Ifop pubblicato ieri dal Journal du Dimanche. Il front è accreditato un 28% delle intenzioni di voto (più 2% rispetto allo scenario pre-13 novembre); sempre al 28% (però con l'aiuto dei centristi dell'Udi e del Modem) è dato Sarkozy con la sua coalizione dei Republicains, mentre i socialisti di Hollande (per quanto il presidente sia in ripresa a livello di popolarità) e Valls arrancano, fermi al 22%. Ma la grande protagonista del voto - in sintonia col clima di sgomento post-attentati, un clima che oggi Le Monde definisce un vero e proprio "elettrochoc" - sarà l'astensione, prevista al 54% (e certamente destinata a penalizzare particolarmente i socialisti).

Doveva essere una campagna basata sui «big data»
Quel che in ogni caso è rinviata a una prossima occasione è la possibilità di vedere all'opera, e per la prima volta in Europa, una campagna basata (come le due presidenziali di Obama) sui «big data». Secondo i politologi francesi citati da Le Monde, tutto era pronto (o quasi) per la sfida resa ancor più necessaria dal nuovo disegno della mappa elettorale francese dopo il passaggio, nel 2015, dai 22 dipartimenti storici alle attuali 13 regioni metropolitane.
In vista del voto, la principale azienda di raccolta di «big data elettorali», l'americana Nation Builder si era già attrezzata per agire in Francia in joint-venture con la Netscouade e una start-up parigina, Liegey Muller Pons (LMP), aveva iniziato a raccogliere sistematicamente dati e dettagli in almeno 7 regioni.
Lavoro inutile? Il guaio - fanno notare gli esperti - sta, molto semplicemente nel fattore tempo. Tutto il lavoro di schedatura e mappatura dell'elettorato per quanto pronto da mesi si concretizza, tuttavia, soltanto nelle ultime settimane di campagna. Questo è il momento di partire all'offensiva con iniziative mirate, campagne telefoniche, porta a porta e proprio questo è saltato con (e dopo) le stragi di Parigi. Di fatto sospesa sino all'omaggio nazionale alle vittime di venerdì 27 scorso, la campagna elettorale si gioca tutta in quest'ultima settimana prima del 6. Una settimana già dominata mediaticamente dalla conferenza sul clima COP21.

(con fonte Askanews)