3 agosto 2020
Aggiornato 17:00
La crisi siriana

Mosca avverte: azioni in Siria continueranno, «soprattutto» dopo il Sinai

Così, in un colloquio con askanews, Feodor Lukyanov, il politologo russo a capo del Consiglio sulla politica estera e di difesa del Paese, spiega quello che potrà essere il dopo Sinai, ossia la tragedia aerea che assume sempre più i tratti di un attentato terroristico dell'Isis, anche se per ora non si escludono altre ipotesi.

MOSCA - «Le azioni militari russe in Siria continueranno, tanto più adesso. Anzi potrebbero intensificarsi». Così, in un colloquio con askanews, Feodor Lukyanov, il politologo russo a capo del Consiglio sulla politica estera e di difesa del Paese, spiega quello che potrà essere il dopo Sinai, ossia la tragedia aerea che assume sempre più i tratti di un attentato terroristico dell'Isis, anche se per ora non si escludono altre ipotesi. Per Lukyanov «la Russia non può certo mostrarsi spaventata o avere paura, soprattutto in un momento come questo. Quindi Mosca andrà avanti con le operazioni militari. Altro sarà capire che cosa rappresenta il concetto di vittoria» per Mosca, anche nel «processo di pace» che seguirà per Damasco.

Il solo sospetto che il disastro aereo sia stato provocato da una bomba del Califfato Nero ha diffuso l'allarme non solo tra i turisti, ma tra chiunque per piacere o per dovere, voli spesso. Top manager e gente comune. E la dimensione della strage, la più nella storia dell'aviazione civile russa, ha colpito significativamente l'opinione pubblica che considerava il Mar Rosso un'oasi di relax. Un'oasi per la verità in un Paese dove da sempre i turisti sono il primo obiettivo dei terroristi.

Proprio la dimensione del dramma e la sua risonanza ha portato, spiega Lukyanov, una maggiore interazione tra servizi di sicurezza di diversi Paesi. In questo caso tra britannici e russi: sono infatti stati gli 007 di Sua Maestà a trasmettere a Mosca le conclusioni delle indagini sullo schianto dell'Airbus A321 sul Sinai, secondo cui appare chiaro che sia stato un attentato ad abbattere il volo con a bordo 224 persone. Ma la «qualità» di tali contatti resta «molto limitata», aggiunge il politologo, ricordando che anche in occasioni come l'11 settembre o la Maratona di Boston, ci sono state interazioni e Mosca aveva prestato il suo contributo, ma la collaborazione rimase circoscritta all'evento.

Quanto al Cremlino, l'operazione siriana si era dimostrata sino a fine ottobre un successo che aveva portato la popolarità al suo picco massimo: quasi il 90%. E oggi Putin è tornato a parlare di Siria, dicendosi convinto che la strada intrapresa sia quella giusta. L'operazione in Siria conferma che le riforme militari hanno «accresciuto le capacità dell'esercito russo». Per poi aggiungere: il mantenimento di una situazione stabile nel complesso militare-industriale in una fase di recessione economica, è importante per l'economia e per mantenere la stabilità sociale.

(con fonte Askanews)