24 luglio 2019
Aggiornato 06:00
Qualche anticipazione tratta dalla sua intervista alla Cbs

Ecco cosa dirà Putin nel suo attesissimo discorso alle Nazioni Unite

Il discorso che Vladimir Putin terrà all'Onu suscita, negli Usa, attesa e preoccupazione insieme. E l'intervista concessa dal presidente russo alla Cbs (con le sue magistrali stoccate a Obama) ne anticipa il tenore e le linee principali

NEW YORK – Il giorno tanto atteso è arrivato. Alle 17 ora locale, il presidente russo Vladimir Putin incontrerà il suo omologo americano Barack Obama, dopo circa un anno di «gelo» maturato sui drammatici fatti della crisi ucraina. Argomento principe della discussione, ovviamente, la Siria e la lotta all’Is, fronte su cui, al momento, Putin si sta giocando al meglio le sue carte. Un protagonismo che Washington non ha apprezzato, data la sua ambigua agenda mediorientale: rovesciare Assad, per ora, è stata in cima alla lista delle priorità, ancor prima che abbattere il Califfato. In tale prospettiva, attesissimo il discorso che il capo del Cremlino terrà alle Nazioni Unite: un discorso che rischia pericolosamente di mettere Obama con le spalle al muro. Ma che cosa dirà Putin?

L’intervento russo in Siria? Rispetta i principi dell’ONU
L’intervista da lui rilasciata, qualche giorno fa, all’emittente Usa Cbs ci offre qualche anticipazione. Il tema caldo, ovviamente, rimane la lotta all’Isis, organizzazione che il capo del Cremlino definisce «una grave minaccia comune per tutti noi»:  e il pronome personale usato non è casuale, perché lascia intendere come anche per gli Stati Uniti la battaglia contro lo Stato islamico dovrebbe essere una priorità. Putin, in particolare, ricorda che l’intervento russo in Siria, limitato a «consegne di armi al governo siriano», all'«addestramento» e all'«assistenza umanitaria al popolo», si inquadra perfettamente nei principi fondamentali delle Nazioni Unite, «secondo cui qualsiasi tipo di assistenza, compresi gli aiuti militari, può e deve essere fornita solo al governo legittimo di un Paese». Un’altra stoccata all’America, il cui rappresentate per gli affari esteri John Kerry ha più volte manifestato disappunto per l’impegno di Mosca nella regione.

Sostenere il governo legittimo o il terrorismo?
Disappunto che, però, Putin non può che respingere: perché «in Siria c'è solo un esercito regolare legittimo. È l'esercito del presidente siriano Bashar Assad. Gli resiste l'opposizione, in base alle interpretazioni di alcuni dei nostri partner internazionali. Ma di fatto, nella vita reale, l'esercito di Assad combatte contro le organizzazioni terroristiche». Non solo: la strada seguita dagli Usa si è già rivelata del tutto fallimentare, visto che, rispetto all’obiettivo di addestrare fino a 12mila combattenti, chi davvero combatte con le armi in mano sono 4 o 5 persone. E subito scatta l’affondo: «a mio parere, fornire appoggio militare a strutture illegittime non soddisfa i principi del diritto internazionale moderno e della Carta delle Nazioni Unite. Noi  sosteniamo solo le strutture governative legittime». Il riferimento, ovviamente, è alla strategia americana di appoggiare i ribelli contro Assad, anche a costo di rintuzzare le scintille del fondamentalismo.

Il diritto del popolo siriano
Per Putin, dunque, «non vi è altra soluzione alla crisi siriana che il rafforzamento delle strutture governative legittime, aiutandole nella lotta contro il terrorismo». Proprio per questo, a suo avviso «ogni azione volta a distruggere il governo legittimo creerà una situazione che si può vedere già in altri Paesi della regione o in altre regioni, per esempio la Libia, dove tutte le istituzioni statali sono disintegrate». Soprattutto, per il capo del Cremlino, «solo il popolo siriano ha il diritto di decidere chi dovrebbe governare il proprio Paese e come»: altra stoccata diretta all’eterno rivale.

Sovranità in Ucraina? La rispettino tutti
Anche a proposito della crisi ucraina, il presidente russo ha lanciato uno dei suoi tipici affondi: «Se rispetto la sovranità dell'Ucraina? Certo. Ma vogliamo che i Paesi rispettino la sovranità di altre nazioni e dell'Ucraina in particolare. Il rispetto della sovranità significa non permettere azioni incostituzionali e colpi di Stato, la rimozione del potere legittimo». Putin si è detto convinto che gli Stati Uniti abbiano avuto a che fare con l'estromissione del presidente ucraino Viktor Yanukovich. Di certo, la crisi ucraina sarà un punto di discussione importante durante l’incontro con Barack Obama, occasione in cui – immaginiamo – Putin saprà giocarsi le sue carte.

Questione di creatività...
Parole forti, quelle del leader – a detta della Cbs – più capace di risvegliare la curiosità degli Stati Uniti e del mondo intero, grazie a una personalità indiscussa e a uno «charme» mutuato, anche, dai tempi del suo impegno nei servizi segreti. Dell’America, invece, Putin afferma di apprezzare la «creatività», che le ha consentito di sviluppare il proprio potenziale anche nei momenti di maggiore difficoltà. Che sia questo uno dei rari punti in comune che uniscono le due potenze rivali? Forse. Di certo, la «creatività» di Vladimir Putin è fuori discussione. Una dote che, a quanto sembra da questi assaggi, riuscirà, durante l’attesissimo discorso, a mettere il «nemico» Obama con le spalle al muro.