14 luglio 2020
Aggiornato 00:30
In fatto di ruberie il curriculum tedesco è di tutto rispetto

Non solo Volkswagen. Anche ai tedeschi piace il «magna magna»

Siamo abituati a sentir parlare della Germania come una «formica» in mezzo a tante «cicale», un modello di efficienza e trasparenza. In realtà, il caso Volkswagen è solo l'ultimo di una lunga lista di precedenti. Volete rinfrescarvi la memoria?

BERLINO – La protagonista indiscussa dell’estate europea è stata, neanche a dirlo, la Germania, grazie alla dura e irreprensibile gestione della crisi greca prima, e all’improvviso slancio di «generosità» sul fronte migratorio poi. Ora, lo scandalo Volkswagen riconferma le terre teutoniche al centro delle cronache europee e mondiali: di questo, però, non andrà troppo fiera la Merkel, soprattutto a causa delle ombre che si stendono sul governo tedesco. Siamo abituati a sentir citare la Germania come esempio di trasparente efficienza, a fronte della faciloneria italiana e della passione nostrana per la mazzetta. In realtà, quest’ultima vicenda è giunta a rinfrescarci la memoria sul curriculum tedesco di tutto rispetto in fatto di truffe, intoppi vari e malaffare. Qualche esempio?

Caso Siemens
Famose, le mazzette pagate nel 2004 dal gruppo Siemens ad alti funzionari del governo greco. Il colosso dell’elettronica era di casa, in Grecia, dal 1992, e in quegli anni, in vista delle Olimpiadi, aveva progettato un sistema antiterroristico mai visto prima, che però fu realizzato solo a manifestazione conclusa. Nonostante ciò, il flusso di denaro c’è stato eccome: tanto da spingere la Telecom greca a chiedere  57,4 milioni di euro di danni alla Siemens. Vi chiedete com’è finita? Quando il governo di Atene ha provato a intentare una causa per danni (stimati per i contribuenti a 2 miliardi), le ditte tedesche imputate se la sono cavata con poco, e i soldi dei danni sono finiti nelle casse pubbliche teutoniche. La vicenda si è chiusa proprio mentre la Grecia arrancava sotto il peso dell’intransigenza tedesca, con un semplice patteggiamento extragiudiziale fra i due governi.

Il drone che non vola
Da citare, il caso del drone Euro Hawk, che sconfessa il mito dell’efficienza teutonica. Nel 2013, il governo tedesco si coprì di imbarazzo quando si seppe che il drone-capolavoro prodotto dalla Northrop Grumman per l'esercito americano non poteva volare. La scoperta avvenne dopo che i contribuenti investirono 508 milioni di euro soltanto per la fase preliminare. Pare che la raccomandazione del colosso aerospaziale Eads in merito alle autorizzazioni e alle certificazioni di volo fosse stata ignorata dalla Difesa. Quel caso costò la testa al ministro Thomas de Maiziére, da sempre fedelissimo della Merkel.

Wurstel e auto a concorrenza sleale
Anche i famosi wurstel tedeschi non sono  immuni da scandali. Nel 2003, 21 produttori ne decisero a tavolino i prezzi, mettendo all’angolo la concorrenza. Quella mossa costò ai tedeschi una spesa del 9% maggiore del dovuto solo tra il 2011 e il 2013. La multa da 338 milioni, poi, è stata scaricata senza troppe remore sulle spalle dei consumatori, con aumenti di prezzo a raffica. Ma per rimpinzare i propri portafogli, i tedeschi sono stati capaci anche di gonfiare i voti dell'Automobil club tedesco all’auto dell’anno. Altro che 34mila consensi: la Golf se ne sarebbe meritati meno di 4000. In quel caso, cadde la testa del presidente di Adac Peter Meyer, e non se ne parlò più.

Banche piene di buchi
Vale la pena di parlare, invece, del settore bancario, dove la corruzione domina incontrastata. I debiti della Sparkasse (le popolari) e della Landesbanken (le banche regionali) hanno spinto la Merkel a impedire alla Bce di estendervi i suoi poteri di vigilanza. Il colosso Commerzbank, anch’esso indebitato fino al collo, ha dovuto impiegare 2,5 miliardi per sanare contenziosi legati alle manomissioni dell'indice Libor, regolatore degli interessi sui prestiti. Il settore bancario tedesco vanterebbe un buco da 8 miliardi, tra derivati, investimenti verso titoli Junk, prestiti non rimborsati e fondi sottratti. Un buon biglietto da visita per la potenza che detta l’agenda economica a tutta l’Unione.

Carri armati in cambio di mazzette
Dulcis in fundo, la recentissima accusa piombata addosso all’ex manager della Krauss-Maffei Wegmann (produttrice di carri armati) per essersi intascato 1,5 milioni di una tangente. Denaro della sua stessa ditta, da cui aveva ricevuto 5 o 10 milioni da distribuire ai greci per decidere l’acquisto di alcuni carri armati. Anche i mediatori della Rheinmetall Defence Electronics di Dusseldorf, che si occupava della manutenzione dei mezzi, hanno avuto a disposizione milioni da distribuire in mazzette. A gonfiare lo scandalo, il possibile coinvolgimento della Bundeswehr, le forze armate germaniche. Pare infatti che l’Ufficio federale per le forniture, la tecnologia informatica e i servizi di supporto della Bundeswehr sia comparso come «contractor ufficiale», obbligando peraltro Atene a pagare in anticipo come garanzia contro «il default di pagamento». Con questa mossa, la Rheinmetall si è tutelata in caso di richiesta danni, eventualità in cui i processi avvengono in Germania. Insomma: pare proprio che anche le «formiche» tedesche, che si ergono a modelli per l’Unione, quando c’è da far soldi non disdegnino lo stile «magna magna». Quando si dice «tutto il mondo è paese».