20 agosto 2019
Aggiornato 23:00
Dieselgate

Volkswagen ammette: «Catena di errori» dal 2005

Gli ingegneri capirono rapidamente che non c'era verso di rispettare legalmente i parametri richiesti dalle autorità americane, nei tempi e nei costi preventivati. E così si inventarono il trucco che alterava le emissioni. Intanto le vendite a novembre calano del 2.4%.

FRANCOFORTE - E' cominciato tutto nel 2005, quando dagli alti piani del gruppo Volkswagen venne calata una strategia di conquista del mercato nordamericano basata sui propulsori diesel, che oltre Atlantico erano poco diffusi. Sulle successive malversazioni della «catena di errori» che seguirono i massimi dirigenti non avrebbero responsabilità dirette, secondo i primi risultati delle indagini interne avviate. Ma è da quella scelta di fondo che si parte per arrivare allo scandalo mondiale sulle alterazioni ai gas di scarico.
Gli ingegneri infatti capirono rapidamente che non c'era verso di rispettare legalmente i parametri richiesti dalle autorità americane, nei tempi e nei costi preventivati. E così si inventarono il trucco che alterava le emissioni. Questo, in sintesi, è il quadro illustrato dal presidente del consiglio di vigilanza di Volkswagen, Dieter Poetsch, durante una conferenza stampa fiume - è durata più di tre ore - in una sala stampa gremita al quartier generale di Wolfsburg.
«Una cosa è chiara - ha detto -: siamo nel piano della prova più difficile che la nostra società abbia mai dovuto affrontare». L'amministratore delegato Matthias Mueller ha cercato di rassicurare, ma forse con una scelta parole infelice. La situazione è «seria e tesa», ha detto, anche se «non drammatica al punto da seppellirci».

Gli accertamenti continuano
In Borsa gli esiti preliminari degli accertamenti non sembrano aver portato tranquillità. Anzi, invertendo la rotta rispetto ai rialzi che erano stati innescati ieri, dal ridimensionamento del filone di accertamenti sulle emissioni di CO2 (vicenda che sembra invece destinata ad avere conseguenze ridotte) il titolo ha iniziato a calare. Nel pomeriggio le azioni Volkswagen segnano un meno 0,61 per cento a 130,95 euro.
Intanto gli accertamenti condotti dalla società indipendente Jones Day proseguono e richiederanno altri mesi di lavoro per essere completati. Finora sono state sentire 380 persone ed è stato accumulato materiale equivalente a 102 terabyte. E parallelamente proseguono le indagini condotte dalle autorità di Stati Uniti, dove è esploso lo scandalo, e Germania, dove ha sede la capogruppo.
In base a quanto dichiarato da Poetsch, la vicenda sarebbe quindi nata quanto il gruppo era guidato da Bernd Pischetsrieder, rimosso nel 2006, e quando a capo del marchio Vw c'era Wolfgang Bernhard, l'ideatore della strategia basata sul diesel. Ex manager che come il dimissionario Martin Winterkorn, sostituito recentemente da Mueller, hanno già affermato di non aver avuto parte nelle malversazioni. E nel frattempo le vendite in molti dei mercati chiave del gruppo risentono della vicenda, ad esempio negli Usa a novembre le immatricolazioni sono risultate del 24 per cento più basse rispetto allo stesso mese di un anno prima.
Sempre oggi Vw ha invece riferito che le procedure di soluzione tecnica dei circa 11 milioni di veicoli coinvolti nel mondo dalla questione sono in carreggiata. E che a gennaio inizieranno ad essere materialmente effettuate.

Vendite novembre -2,4%
Vendite globali in calo a novembre per Volkswagen anche se con un meno 2,4 per cento su base annua, la flessione riferita segnala una moderazione rispetto a quella del mese precedente. La casa automobilistica, che da settembre deve gestire lo scandalo esploso sui meccanismi di alterazione ai gas di scarico, ha pronosticato una contrazione sulle vendite dell'intero 2015.
Mentre con i 496 mila veicoli di novembre, i primi 11 mesi dell'anno si sono chiusi con un meno 4,5 per cento di vendite, a 5,34 milioni di unità.