25 settembre 2020
Aggiornato 08:30
Dopo le dimissioni di Alexis Tsipras

Grecia, Nuove elezioni in vista

Il leader dei ribelli di Syriza, Panagiotis Lafazanis, ha rimesso il mandato per la formazione di un nuovo governo

ATENE (askanews) - Il presidente greco Prokopis Pavlopoulos si prepara a nominare un governo ad interim e a indire nuove elezioni, con tutta probabilità per il prossimo 20 settembre, dopo che anche il leader dei ribelli di Syriza Panagiotis Lafazanis gli ha comunicato di non essere riuscito a trovare una maggioranza di governo al termine dei tre giorni di consultazioni previsti dalla costituzione greca.

Nuove elezioni il 20 settembre
Il fallimento del tentativo di Lafazanis era scontato, ma l'affidamento del mandato per la formazione del governo al capo della terza forza nel parlamento di Atene era un passaggio obbligato dalla Costituzione, così come il mandato affidato in precedenza a Evangelos Meimarakis, numero uno del secondo partito, Nea Demokratia, che si è chiuso con un insuccesso altrettanto scontato. Secondo To Vima Prokopis accetterà formalmente domani le dimissioni del premier Alexis Tsipras, indicendo il voto politico per il prossimo 20 settembre e nominando la presidente della Corte costituzionale Vasiliki Thanou alla guida del governo provvisorio.

Unità popolare attacca Syriza
Il presidente può giocare un'ultima carta, convocando insieme tutti i leader politici per verificare la possibilità di un governo di unità nazionale, ma probabilmente, scrive To Vima, si limiterà a un giro di telefonate prima di dare il via alle procedure formali per proclamare il voto anticipato, che Tsipras, ma anche i creditori di Atene, vogliono in tempi stretti, il prossimo 20 settembre. La crisi di governo è stata scatenata dalle dimissioni di Tsipras, deciso a regolare i conti con la minoranza interna del suo partito Syriza attraverso il ritorno alla urne con la richiesta agli elettori greci di un mandato chiaro. Lafazanis insieme a 25 deputati è uscito dal partito di sinistra fondando il suo gruppo, Unità popolare, che ha come bandiera la critica all'acquiescenza del premier alle richieste di rigore delll'Europa.

Il terzo pacchetto di salvataggio per Atene ammonta a 86 miliardi
Tsipras, nella sua prima intervista in campagna elettorale, ha detto ieri sera ad Alpha TV che non si candiderà come premier se Syriza vincerà le elezioni ma dovrà allearsi con Nea Demokratia, To Potami o PASOK, forze politiche moderate ed europeiste. Tuttavia il capo del governo non ha escluso che il suo partito possa far parte di una tale coalizione. Tsipras ha anche lodato l'attuale ministro della Finanze per il suo ruolo nel concordare con i creditori il terzo pacchetto di salvataggio di Atene, del valore di 86 miliardi di euro. «Euclid Tsakalotos ha fatto un lavoro fantastico ed è vero che senza di lui non avremmo un accordo» ha detto.

Si dimette anche il fedelissimo di Tsipras
Il premier ha invece criticato il predecessore di Tsakalotos, Yanis Varoufakis, che si è opposto in Parlamento alle misure di austerità concordate con la Ue in cambio del salvataggio. Tsipras ha ricordato una riunione negoziale a giugno, appena prima della chiusura delle banche greche per tre settimane per evitarne il fallimento, con il capo del Fmi Christine Lagarde, il presidente della Bce Mario Draghi e quello della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. «Varoufakis parlava ma nessuno lo ascoltava. Avevano cambiato canale, non sentivano quello che diceva. Aveva perso credibilità» ha detto Tsipras. Varoufakis si dimise la sera del 5 luglio, dopo la vittoria del 'no' alla proposta di salvataggio Ue al referendum in Grecia. Nel weekend è prevista una conferenza di Syriza per preparare il voto e per decidere della sorte dei suoi esponenti di rilievo più critici dell'operato del governo, come Varoufakis e al presidente del Parlemento Zoe Kostantinopoulou. A testimonianza delle difficoltà di Syriza l'altro ieri sono arrivate le dimissioni del segretario Tasos Koronakis, fedelissimo di Tsipras, in polemica con il premier che non ha consultato il partito prima di decidere di andare al voto anticipato.