17 luglio 2019
Aggiornato 02:00
A furia di difendere l'Europa, i progressisti si sono tirati la zappa sui piedi

La sinistra europea si è suicidata sull’altare dell’Ue

Vittima della crisi greca, anche la sinistra europea. Che, a furia di difendere l'Unione, è diventata la prima alleata dell'Europa delle banche di cui diceva di essere nemica, allontanandosi sempre di più dal popolo e dai valori che avrebbero dovuto contraddistinguerla

ATENE – Delle conseguenze dell’accordo sulla Grecia si è parlato in lungo e in largo. Conseguenze drammatiche per Atene, ma anche per l’Europa, che ha palesato una volta per tutte le storture che minano la sua ossatura, rovesciandosi addosso nausea e indignazione. Ma un’altra vittima della crisi greca c’è stata: si tratta della sinistra europea, che, sull’altare dell’inviolabile Unione, ha sacrificato il proprio consenso elettorale e la propria identità.

Il sacrificio dei socialisti
Persino Luigi Zingales, in passato stretto consigliere di Matteo Renzi, il giorno del famigerato accordo ha ammesso: «Questo progetto europeo è morto per sempre. Se l'Europa è nient’altro che la versione cattiva del FMI, che cosa resta del progetto d’integrazione europea?». In effetti, la storica firma del Telegraph Ambrose Evans-Pritchard ha acutamente osservato come «un Partito Socialista dopo l'altro» si sia «immolato sull'altare dell'Unione Monetaria per difendere un progetto che favorisce solo le élites economiche». La sinistra, insomma, tradizionalmente propugnatrice del progetto di integrazione europea, è diventata «il gendarme delle politiche reazionarie e della disoccupazione di massa generate dall'euro».

Sinistra vittima di se stessa
In questo senso, potremmo assegnare ai socialisti d’Europa il controverso ruolo di vittime di se stessi: evitando di battersi strenuamente per promuovere un virtuoso cambiamento nell’Unione, hanno segnato la propria rovina; hanno finito, cioè, per sostenere un «regime pro-ciclico di tagli di bilancio, imposto all’Eurozona da un manipolo di reazionari ‘ordoliberisti’, come ad esempio il Ministro delle Finanze tedesco». Neppure i dati sulla disoccupazione – al 42% in Italia, al 49% in Spagna e al 50% in Grecia – hanno potuto sospingerli alla riscossa: così, la sinistra europea si è industriata soltanto a inventare sempre nuove giustificazioni per la «Lunga Depressione» degli ultimi sei anni, approvando con l'altra mano il Fiscal Compact Ue con il quale ogni prospettiva di ripresa è un miraggio.

Con la Grecia, sono finiti gli alibi
La crisi greca ha fatto crollare le illusioni. Syriza è stata senza dubbio umiliata; ma a uscirne sconfitta è stata la sinistra in generale: Owen Jones, su The Guardian, ha scritto che «I progressisti dovrebbero essere sconvolti dalla rovina della Grecia per mano dell'Unione Europea». Invece, di sconvolto non si è visto nessuno. Piuttosto, man mano che rovinava la fiducia nell’Unione monetaria e la sinistra europea si preoccupava di difenderne la sacralità, il suo consenso si è sempre più eroso, e dalle sue ceneri sono nate le tante, cosiddette, forze «populiste» che, da una parte o dall’altra, hanno incarnato il disagio diffuso. Quello che una volta era il potente Partito Laburista Olandese è ridotto a reliquia del passato;  il Pasok in Grecia è stato letteralmente cancellato; il Partito Socialista Spagnolo ha perso terreno in favore di Podemos; il leader socialista francese Francois Hollande raggiunge a stento il 24%, dopo che la classe operaia francese si è spostata in direzione del Front National; a maggio, le elezioni britanniche più incerte della storia hanno a sorpresa nuovamente incoronato il conservatore Cameron, sulla promessa di tenere un referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Ue. Secondo Simon Tilford del Centre for European Reform, l’errore più grave della sinistra in Italia, Spagna e Francia è stato quello di aggrapparsi all'illusione che la Germania avrebbe infine accettato di alleviare l’austerità e di cambiare l’Unione Monetaria. Ebbene, con la crisi greca, le maschere sono cadute. Quali saranno i prossimi alibi della sinistra europea?