20 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Se anche Mosca non salverà la Grecia, potrà raccogliere i «frutti» della crisi

Non sottovalutiamo Vladimir Putin, spettatore guardingo della crisi greca

Dopo la firma dell'accordo per il Turkish Stream, Atene e Mosca sembrano sempre più vicine. E se anche è improbabile che l'economia russa possa accollarsi i costi di un salvataggio, Putin sta guardingo «alla finestra» a guardare. E, si sa, ci vede piuttosto lungo...

ATENE – Ormai si è capito: l’Europa non ha la benché minima intenzione di salvare la Grecia. Sarà forse Vladimir Putin a farlo? Abbiamo già parlato di un possibile avvicinamento tra Grecia e Russia, sulla base dell’accordo per il Turkish Stream fresco della firma di Alexis Tsipras, che consentirà al gasdotto di passare per le terre elleniche. Nelle ore precedenti l’accordo, sono volate notizie riguardo a un eventuale «supporto finanziario» russo ad Atene che consentisse a quest’ultima di ripagare l’FMI, voci supportate da una pur vaga apertura di Arkady Dvorkovich, vice di Putin, in questo senso. Ma è davvero possibile che Putin possa salvare la Grecia?

Putin «alla finestra»
Secondo Lettera43 è piuttosto improbabile. Mosca è sì attenta a quello che sta succedendo in terra ellenica. Eppure, Putin sarebbe cautamente rimasto «alla finestra», evitando di srotolare tappeti rossi alla Grecia, pur sapendo di avere sotto gli occhi un panorama potenzialmente esplosivo per quell’Europa che, con le sanzioni, è diventata, se non sua «nemica», di certo meno amica di una volta. Un’occasione da cogliere al volo? Non proprio. Perché se l’Ue andasse a rotoli, a rimetterci sarebbe anche Mosca: l’Unione è (sanzioni permettendo) il primo partner commerciale per la Federazione Russa e i suoi Paesi i maggiori investitori in Russia.

Mosca non può salvare (economicamente) Atene...
Putin si sarebbe tenuto cautamente fuori dai tavoli consapevole che Tsipras non è eterno e che sono Berlino e Bruxelles a guidare i giochi. Il Turkish Stream porterà circa due miliardi di dollari nelle casse elleniche, ma tale cifra non è nulla rispetto all’ammontare dei debiti di Atene. L’economia russa – che sanzioni, prezzo del petrolio e debolezza del rublo hanno messo in ginocchio – non potrà fare da supporto a quella greca. Mosca, come sottolineato più volte anche dal ministro dell’Economia Alexey Uliukayev, è eventualmente interessata a finanziare progetti concreti, e il settore energetico è quello più appetibile per i colossi russi a partire da Gazprom. Tuttavia, i piani di salvataggio in grande stile, per esempio con acquisto di titoli di Stato, non sono all’ordine del giorno. Insomma, Putin non salverà, economicamente parlando, la Grecia.

... ma Putin potrebbe raccogliere i frutti della crisi
Questo, però, non esclude inediti scenari geostrategici. Una Grecia «anti-Bruxelles» nella Nato, come sottolinea Foreign Policy, renderebbe più difficile la strada della costruzione del consenso, specialmente su questioni come le sanzioni alla Russia. Nell’Ue, un’Atene recalcitrante potrebbe mettere non pochi bastoni tra le ruote su materie quali immigrazione e Ttip. Senza contare che le terre elleniche possiedono basi militari strategicamente importanti, e anche Mosca potrebbe mirare a stabilirne di proprie in Grecia o a Cipro. Inoltre, il disfacimento economico potrebbe coinvolgere anche altri Paesi: questo aprirebbe a Mosca la strada per fortificare i suoi rapporti con Stati tradizionalmente amici. Se l’Europa in preda alla disintegrazione cessasse di essere appetibile per Ucraina, Moldavia e altre repubbliche ex sovietiche, queste potrebbero rivolgersi nuovamente ad Est, dove è probabile che Russia e Cina le accoglierebbero di buon grado. Sono scenari a medio-lungo termine, ma da tenere in considerazione. Perché, se anche Putin non vorrà salvare la Grecia a suon di rubli, rimarrà comunque alla finestra guardingo. E nessuno dubita sulla sua capacità di vederci lungo.