27 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
Accordi segreti tra alcuni stati Ue e Eritrea?

Siamo disposti a pagare la sanguinaria Eritrea per non avere immigrati?

Secondo The Guardian, alcuni Stati europei, tra cui Norvegia, Italia e Gran Bretagna, starebbero stringendo accordi con il sanguinario governo eritreo per frenare i flussi migratori. Denaro e sconti sulle sanzioni internazionali in cambio di una stretta sulle frontiere africane. Diritti umani a rischio?

BRUXELLES – Mentre i Ministri degli Interni di Francia, Italia e Germania erano riuniti a Lussemburgo per discutere dell’emergenza immigrazione, The Guardian denunciava l’esistenza di accordi segreti tra alcuni Stati membri dell’Ue e il governo eritreo, tesi a non far partire i migranti. Sembra che gli europei abbiano offerto denaro o promesso l’alleggerimento dell’embargo in cambio dell’imposizione di forti controlli ai confini.

Norvegia, Gran Bretagna e Italia
Una «strategia» anti-immigrazione che, se fosse confermata, sarebbe perlomeno controversa, visto che l’Eritrea è spesso chiamata «La Corea del Nord africana» a causa del sanguinario regime del presidente Isaias Afwerki. Ma quali Stati sono «accusati» di aver stretto accordi sottobanco con l’Eritrea? Nel mirino, secondo The Guardian, c’è la Norvegia –  il cui Ministro egli Esteri Jøran Kellmyr si sarebbe di recente recato nel Paese africano – ma anche l’Italia e la Gran Bretagna, che avrebbero mandato propri ufficiali al medesimo scopo.

Un governo sanguinario e tirannico
Gli eritrei sono il più grande gruppo – dopo i siriani – di migranti che raggiungono l’Europa per chiedervi asilo. Un recente report delle Nazioni Unite ha parlato di una vera e propria «cultura del terrore» instaurata nel Paese dal regime, con arresti randomici, torture e abusi perpetrati sistematicamente, un servizio militare che assomiglia al lavoro forzato, persecuzioni politiche e esecuzioni. Di fronte a tali evidenze, dovrebbe essere del tutto operante, per gli Stati europei, il principio di non respingimento sancito all’art. 33 della Convenzione di Ginevra, che obbliga i contraenti a non respingere in alcun modo rifugiati o richiedenti asilo verso frontiere o Paesi dove possano subire abusi, o dove la loro vita possa essere in pericolo.

Eritrei: rifugiati o migranti economici?
Eppure, c’è chi sostiene, come lo stesso Kellmyr, che il report Onu sia stato scritto senza poter accedere fisicamente nel Paese, soltanto sulla base dei racconti degli Eritrei fuggiti. D’altra parte, la Norvegia e la Gran Bretagna hanno rinforzato la stretta sulle richieste d’asilo dall’Eritrea, lo scorso anno, sulla base di un controverso rapporto danese, che sosteneva che molti Eritrei partissero per ragioni economiche e non per avere salva la vita. Tale rapporto è stato molto contestato, al punto da portare due dei suoi autori alle dimissioni; Human Rights Watch, in proposito, ha parlato di «tentativo politico di fermare le migrazioni». In ogni caso, da dopo la sua pubblicazione, le domande d’asilo dall’Eritrea rifiutate dalla Gran Bretagna sono passate dal 13% nel 2014 al 23% dall’inizio di quest’anno.

Pagare tiranni sanguinari per evitare di accogliere?
«E’ chiaro che esiste una precisa volontà politica di risolvere la questione migratoria chiudendo i confini eritrei – ma è una tattica davvero pericolosa», ha dichiarato a The Guardian una fonte interna dell’Onu. Si teme, infatti, che le autorità eritree possano ricominciare ad attuare operazioni sanguinarie per impedire di varcare i confini. D’altra parte, ci si può ricordare di quando il governo italiano, con l’allora ministro degli interni Roberto Maroni, aveva stretto accordi con la Libia per controllare i flussi migratori. Quegli accordi, di fatto, non ci risparmiarono una condanna da parte della Corte di Strasburgo a causa del respingimento in alto mare – avvenuto nel 2009 –  di un gruppo di eritrei e somali verso la Libia. La condanna all’Italia fu motivata principalmente dal divieto internazionale di respingere verso Paesi dove la vita e la dignità dei migranti potesse essere a rischio, com’era per la stessa Libia. In ogni caso, se la notizia fosse confermata, sarebbe un segnale preoccupante: perché attesterebbe che, per evitare di accogliere, l’Europa è disposta a tutto. Anche a pagare autorità tiranniche e sanguinarie.