6 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Affondare i barconi in Libia? Scordiamocelo

Ma l’Europa fa melina anche sulla ripartizione dei rifugiati politici siriani ed eritrei. E intanto continuano gli sbarchi, la corruzione, la ribellione del nord e la situazione esplosiva nei centri di raccolta nel sud.

ROMA- Ormai il governo è rassegnato, l’unico aiuto che può aspettarsi dall’Europa sono quattro spiccioli a titolo di risarcimento per l’esercito di clandestini che sta invadendo l’Italia. Che si tratti di quattro soldi lo ha confermato anche il ministro dell’ Interno, Angelino Alfano: «Chiediamo all'Europa finanziamenti specifici per l'accoglienza dei migranti, alcuni dei quali già stanziati per circa 60 milioni di euro come ha evidenziato il Commissario europeo per l'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos", ha rivelato il responsabile del Viminale.

L’INDIFFERENZA VALE QUATTRO SOLDI- Il metro di valutazione di quei 60 sessanta milioni di cui parla Alfano è l’appalto per 100 milioni per il Cara di Mineo che si sono aggiudicato le cooperative coinvolte nell’inchiesta «mafia Capitale». Appalto che ha convinto il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, ad avviare la procedura di commissariamento per questa struttura; e la magistratura ad iscrivere nel libro degli indagati il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione. In parole povere Alfano sta trattando con l’Europa un finanziamento di 60 milioni che dovrebbe fare stare buoni gli Italiani, quando solo per il centro di accoglienza Cara di Mineo si è già impegnato a spenderne 100. Senza poi contare a chi avrebbero dovuto essere consegnati quei soldi, O a chi saranno comunque consegnati, tenuto conto che c’è da provvedere ogni giorno a circa 4000 mila persone in un centro che ne dovrebbe accogliere 2000.

LACRIME FALSE- Se si confrontano i titoli dei giornali all’indomani della tragedia di centinaia di immigrati affogati in una sola notte nel canale di Sicilia, con quelli che campeggiano sui quotidiani  in questi giorni c’è da chiedersi che credibilità possano ancora avere le istituzioni europee, ma anche eminenti politici italiani. La partenza di un contingente di militari con il compito di affondare i barconi sulle coste libiche sembrava questione di ore. Il Consiglio europeo aveva già dato una sorta di via libera. Il lascia passare dell’Onu era considerato scontato ed imminente. Il nostro ministro della difesa, Roberta Pinotti, addirittura si sbilanciò a rivelare che era già pronto all’azione un contingente di 5000 uomini.

RENZI A SPASSO CON BAN KI MOON- Matteo Renzi dovette bacchettare il suo ministro per essersi sbottonata. Ma lui stesso accompagnò il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Mun, in visita in Italia, in una ricognizione aerea sul Canale di Sicilia. Dalle immagini rilasciate da Palazzo Chigi ai telegiornali della sera sembrava che Renzi indicasse dal finestrino dell’aereo al capo del Palazzo di Vetro i punti dove i nostri militari sarebbero intervenuti: «Faremo meno danni possibili, ma non possiamo restare inermi davanti ai morti e all’invasione», sembrava che, ancora in volo, Renzi dicesse ad un compiacente Ban Ki-mun. Perlomeno è quello che pensarono i telespettatori guardando le immagini Tv proposte agli italiani in prima serata.

BRUXELLES SBUGIARDA BRUXELLES - Sapete che cosa è rimasto di quella transvolata? Ve lo dice da Bruxelles, Natasha Bertaud, portavoce per le politiche d'Immigrazione e Asilo della Commissione europea, cioè chi sa bene che piega sta prendendo la solidarietà promessa all’Italia dall’Europa: «Il meccanismo di ricollocazione obbligatoria, conosciuto come «relocation» di 40.000 rifugiati siriani ed eritrei dall'Italia (26.000) e dalla Grecia (14.000) verso gli altri paesi Ue nei prossimi due anni «è stato proposto dalla Commissione europea per la situazione d'emergenza che c'è ora, e che la realtà di tutti i giorni continua a ricordarci, e non perché sia applicato fra quattro mesi» si è sentita in dovere di ricordare l’istituzione europea per l’immigrazione.

PILATO HA TRASLOCATO IN EUROPA - La ragione di questo intervento è che dietro le parole di Natasha Bertaud si deve leggere l’ennesimo tentativo di Bruxelles di lavarsi le mani grazie ad una politica dilatoria e ad  un continuo rinvio delle decisioni. Ma attenzione, non si sta parlando della ripartizione per quote fra gli stati membri  della massa di migranti che ogni giorno stanno sbarcando sulle coste italiane, ma solo di quel pacchetto di rifugiati, in tutto 40 mila, che hanno avuto riconosciuto un diritto internazionale di asilo. La Bertaud  ha infatti messo le mani avanti davanti a notizie di stampa secondo cui la decisione sulla «relocation» da parte dei ministri dell'Interno dei Ventotto potrebbe essere rimandata a settembre, a causa di divisioniall'interno del Consiglio Ue. «Proprio oggi, l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha reso noto che dall'inizio dell'anno ci sono stati più di 100.000 arrivi nell'Ue, di cui 54.000 in Italia e 48.000 in Grecia - ha detto la portavoce, che poi ha aggiunto - Sappiamo che in alcuni paesi la nostra proposta non è molto popolare, ma ci aspettiamo che i ministri dell'Interno si assumano le loro responsabilità».

EU,ONU E ANCHE PUTIN: BARCONI INVINCIBILI- La preoccupazione della Bertaud sono più che giustificate. Ecco infatti a che punto è la «solidarietà europa». Il Coreper, l'organismo tecnico composto degli ambasciatori permanenti
degli Stati membri che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio Ue, si riunisce venerdì prossimo per discutere proprio della proposta sulla «relocation».Se in questa sede non si raggiungesse un accordo e se anche non ci fosse l'adozione formale della decisione al Consiglio Affari interni dell'Ue, martedì prossimo a Lussemburgo, è sempre possibile che l'approvazione avvenga in una nuova riunione del Consiglio a luglio. La verità è che tutte le speranze sono appuntate sul fatto che dal primo luglio ad assumere la presidenza di turno del Consiglio Ue sarà il Lussemburgo, cioè il paese di cui è stato a lungo premier l'attuale presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che sostiene fortemente la proposta sulla «relocation» come una delle maggiori priorità del suo mandato. Fino ad allora tutto resterà nelle mani della presidenza lettone che sulla solidarietà all’Italia ad oggi ha solo remato contro. E il contingente militare italiano? E l’affondamento dei barconi sulle coste libiche? Purtroppo anche da Putin, in visita all’Expo, è arrivata la stessa risposta che ci aveva già propinato l’ ipocrisia europea e quella del Palazzo di Vetro: «Scordatevelo».