17 gennaio 2022
Aggiornato 21:00
Punto chiave della rinegoziazione con l'Europa

Immigrazione, Cameron prepara l'offensiva

Il punto chiave della rinegoziazione del rapporto Regno Unito-Ue è l'immigrazione. Cameron, per tenere fede alle difficili promesse elettorali, è pronto ad affilare le armi, ma l'Europa potrebbe costituire un grosso ostacolo sulla sua via. Un ostacolo da superare con l'epilogo Brexit?

LONDRA«I Britannici non sono contenti dello status quo europeo». Lo si era capito dall’esito delle elezioni, ma David Cameron ha voluto ufficializzarlo parlando a quattr’occhi con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. L’incontro tra i due è parte dell’offensiva che il primo ministro inglese sta portando avanti per onorare la promessa elettorale che l’ha condotto alla vittoria: mai più questa Europa, o mai più in Europa.

Contrasto dell'immigrazione europea
E il punto chiave della rinegoziazione riguarda lo scottante tema dell’immigrazione. L’obiettivo è innanzitutto eliminare gli incentivi che rendono la Gran Bretagna una calamita per i cittadini europei: pare che gli immigrati Ue avranno diritto ai sussidi solo dopo avere lavorato per quattro anni in Gran Bretagna. Ma per accontentare Cameron, potrebbe servire un nuovo trattato, e le possibilità che questo venga ratificato entro il 2017, prima del referendum sull’ipotesi Brexit, sono decisamente remote.

Stop all'immigrazione extraeuropea
Ma non è solo l’immigrazione europea nel mirino: a preoccupare c’è l’emergenza che ha spinto i leader dell’Unione a concertare, per la prima volta, una politica migratoria comune. Politica da cui il Regno Unito si è subito chiamato fuori (legittimamente, essendo un membro «opt-in»), e decisamente contraria a quanto il Primo Ministro britannico si propone di fare entro i confini nazionali. Se infatti il sistema delle quote obbligherebbe gli Stati membri ad accogliere i migranti, Cameron è stato rieletto sulla promessa esattamente opposta: non accogliere più. In effetti, una delle ragioni che avrebbe potuto sfilargli la poltrona era il fallimento delle politiche migratorie britanniche sotto il suo precedente mandato. Secondo Alan Travis di The Guardian, la disattesa promessa di ridurre di «decine di migliaia» i migranti è stata uno dei cinque più clamorosi «flop» politici degli ultimi 25 anni.

Cameron non può permettersi un altro «flop»
Nel 2010, Cameron promise di ridurre il saldo migratorio annuale a meno di 100mila, ma è giunto alle elezioni con un una media di 318mila, con 641mila ingressi illegali. Così, ora, le armi di Cameron sono più affilate che mai: l’introduzione del reato di «lavoro irregolare», punito anche con il ritiro dello stipendio; più poteri al Consiglio per sfrattare velocemente gli irregolari; brusca riduzione dei benefit per i nuovi arrivati. Peccato che, sostiene la firma della BBC Dominic Casciani, nessuno ha davvero idea di quanti siano gli immigrati irregolari nel Regno, e stanarli potrebbe rivelarsi più difficile del previsto.

L'ostacolo Europa
Per il corrispondente politico Ross Hawkins, la sfida si presenta ancora più complessa del 2010. Di mezzo, infatti, c’è proprio l’Europa: per il deputato conservatore Mark Field, l’immigrazione rimarrà incontrollabile finché il Regno resterà nell’Unione, soggetto alle norme che sanciscono la libertà di movimento, per Juncker «non negoziabile».  Come se non bastasse, Francia e Germania, secondo il quotidiano Le Monde, starebbero meditando di rinsaldare ulteriormente le politiche economiche dell’eurozona, puntando all’isolamento del «dissidente» Cameron. Insomma, pare che il rieletto Primo Ministro inglese abbia più di qualche ostacolo, sulla sua via, per tener fede alle promesse elettorali. Sempre con la consapevolezza, però, dell’esistenza di un «piano B»: l’epilogo Brexit, tanto sperato da alcuni e scongiurato da altri.