21 ottobre 2019
Aggiornato 06:30
Sale il bilancio delle vittime all'università di Garissa

Carneficina: uccisi in Kenya 150 studenti cristiani

Sarebbero 147 le vittime dell'attentato jihadista in Kenya, e più di 300 i dispersi. Ma la barbarie non si misura soltanto in cifre: a rendere ancora più spaventoso l'attacco, il fatto che sia stato compiuto in un'università, luogo per eccellenza di cultura e condivisione, e l'inquietante selezione delle vittime sulla base della fede di appartenenza. Ma chi sono gli Shabaab, autori della strage?

NAIROBI - Il bilancio delle vittime sale di ora in ora. Sarebbero, per ora, 147 i morti della strage jihadista in Kenya, quasi tutti studenti dell'università di Garissa. Un commando di Shabaab somali è penetrato nel campus alle 5,30 del mattino, ha ucciso due guardie di sorveglianza e si è diretto verso i dormitori, armato di mitra. Gli 815 studenti sono stati svegliati, radunati in gradi aule e separati secondo la fede di appartenenza: i musulmani sono stati liberati, i cristiani uccisi o presi in ostaggio. Circa 300 studenti mancano all'appello, mentre altri 500 sono stati localizzati. Il blitz delle forze di sicurezza hanno portato alla morte di 4 assalitori.

BARBARIE AL DI LÀ DEI SOLI NUMERI - Eppure, non è solo una questione di numeri. Anche perché siamo talmente abituati a sentir parlare di morti, uccisioni, attentati terroristici che le cifre sembrano diventate, ormai, drammaticamente incapaci di colpirci. Spaventosa è anche la dinamica dei fatti: l'assalto compiuto in un'università, luogo per eccellenza dove la condivisione e l'amore per la cultura supera qualsiasi divisione politica, etnica o religiosa; la barbara selezione dei degni alla vita e dei meritevoli di morte sulla base della loro fede; la decapitazione finale dei cadaveri, rivelata da alcuni testimoni che, mentre fuggivano, raccontano di aver visto molti corpi senza testa.

CHI SONO GLI SHABAAB - E, ancora, la matrice jihadista dell'attacco, quella matrice che sembra imperversare al di là del Mediterraneo, e che molti temono possa giungere fino ai nostri territori. Ma chi sono gli Shabaab, terroristi che hanno rivendicato la paternità dell'attacco?  Nella Somalia precipitata nel caos e nella guerra civile dopo la caduta del dittatore Siad Barre nel 1991, grazie all’intervento americano e degli alleati occidentali a fianco dei ribelli nell’operazione «Restore Hope», gli al Shabaab (parola che in arabo significa «giovani») si definirono come un'organizzazione integralista nel corso dell’insurrezione contro le truppe etiopi. Il copione, peraltro, è pressoché similare a quello, ormai noto, di quasi tutte le primavere arabe: sconfitto il terribile dittatore, la Comunità internazionale lascia il Paese in preda al caos e incapace di immaginare un futuro di pace e democrazia. Il terreno più fertile, questo, per il proliferare dell'integralismo e della criminalità. Nel caso somalo, peraltro, la crescita del fondamentalismo fu favorita dalla penetrazione delle truppe etiopi nel 2006, con il fine di rovesciare, ancora una volta con il sostegno degli Stati Uniti, l'Unione dei Tribunali Islamici che controllava la capitale Mogadiscio.

AFFILIAZIONE CON AL QAEDA - Da lì all'assunzione dell'allettante bandiera di Al Qaeda, il passo è stato breve. Ufficialmente, l'integrazione è avvenuta nel 2012, ma già nel 2009 l'avvicinamento fu evidente. Pur essendosi dovuti ritirare da Mogadiscio nel 2011, gli Shabaab continuano a controllare vaste zone rurali (imponendo alle popolazioni locali una rigida interpretazione della Sharia), punti di partenza per spettacolari quanto sanguinosi attentati sia a Mogadiscio sia, dal 2013, anche nel vicino Kenya. Nairobi è, a loro avviso, colpevole di aver lanciato proprio a partire dalla fine del 2011 una campagna militare contro le loro basi nel sud della Somalia. È del settembre 2013 il sanguinoso assalto al centro commerciale Westgate a Nairobi (67 morti) ma un numero ancora superiore di vittime (76) gli al-Shabaab erano già riusciti ad ottenerlo nel luglio 2010 a Kampala, capitale dell’Uganda, altro Paese finito nel mirino dei fanatici integralisti islamici somali per la sua partecipazione alla missione Amisom. I jihadisti non risparmiano i cristiani - 37 uccisi in un solo attacco a dicembre, al confine tra Somalia e Kenya - perché giudicati colpevoli di non essere musulmani. Proprio oggi, nell’assalto al campus universitario nell’est del Kenya, gli al Shabaab hanno tenuto in ostaggio solo gli studenti cristiani, liberando quelli musulmani. 

FINO A 9000 GUERRIGLIERI - Attualmente, l’organizzazione terroristica può contare su migliaia di guerriglieri (tra i 5.000 e i 9.000 secondo gli osservatori) e sul sostegno obbligato delle popolazioni rurali, letteralmente abbandonate dal traballante potere centrale e sottoposte a vessazioni di ogni genere dai radicali islamici. Contro di loro sono schierati i militari dell’Unione Africana (22.000 uomini), che finora, però, non hanno spinto la loro offensiva verso l’estremità meridionale della Somalia.