31 maggio 2020
Aggiornato 20:00
Relazioni internazionali

Mosca-Berlino: resuscitano i fantasmi del passato

Il 4 febbraio prossimo sarà celebrato il 70esimo anniversario della Conferenza di Yalta. Per la Germania, ieri come oggi, l'evento potrebbe essere gravido di conseguenze. La Russia infatti sta valutando di chiederle tra i 3 e i 4mila miliardi di euro, come obblighi di riparazione per l'occupazione nazista dell'ex Unione sovietica.

MOSCA – Il 4 febbraio prossimo sarà celebrato il 70esimo anniversario della Conferenza di Yalta (città della Crimea allora in Urss), il più importante degli incontri fra i rappresentanti delle forze Alleate. Per la Germania, ieri come oggi, l'evento potrebbe essere gravido di conseguenze. La Russia infatti sta valutando di chiedere a Berlino una cifra compresa tra i 3 e i 4mila miliardi di euro, come obblighi di riparazione per l'occupazione nazista dell'ex Unione sovietica.

600 MILIARDI DI SOLI DANNI MATERIALI - L'annuncio è stato dato al quotidiano russo Izvestia dal promotore dell'iniziativa, Mikhail Degtyarev (colpito dalle sanzioni Ue e canadesi per la crisi in Ucraina), membro del Consiglio Supremo del Partito Liberal Democratico (Ldpr). Degtyarev ha spiegato che la Duma, il ramo basso del Parlamento russo, ha istituito una commissione parlamentare per calcolare esattamente l'ammontare dei danni subiti dalla Russia durante l'avanzata tedesca nel Paese nella Seconda guerra mondiale. Secondo il rappresentante del Ldpr, Berlino non avrebbe pagato praticamente nulla per la «devastazione» e la «carneficina» perpetrata ai danni del popolo sovietico. L'unica cosa che Mosca ha ottenuto con gli accordi di Yalta, ha proseguito il politico russo, sarebbero stati dei trofei di guerra, come mobilio, vestiario, macchinari industriali e prigionieri di guerra impiegati per alcuni anni come forza lavoro. Sommando tutto si arriverebbe a 15-16 miliardi di dollari. Nulla in confronto alle sole perdite materiali stimabili intorno ai 600 miliardi di dollari.

16 MILIONI DI CIVILI MASSACRATI - Inoltre bisogna ricordare, ha spiegato il deputato, che la Germania ha versato a Israele 600 miliardi di euro come risarcimento per lo sterminio di 6 milioni di ebrei; ma nulla ha pagato alla Russia, dove i soldati nazisti hanno ucciso 27 milioni di persone, di cui almeno 16 erano civili. Infine Degtyarev ha fatto notare che la Repubblica democratica di Germania (Ddr) firmò un accordo dove si rinunciava a ulteriori richieste come riparazioni di guerra, ma tale accordo non venne stipulato dalla Repubblica federale di Germania (Rft), né prima né dopo la riunificazione del Paese. Quindi ha proseguito il deputato la questione è più che aperta, con l'aggiunta che Berlino sta continuando a «danneggiare» il legittimo erede dell'ex Urss, la Russia, premendo perché vengano imposte «sanzioni illegali» da parte dell'Unione europea.

BERLINO NON PAGHERÀ - Degtyarev ha quindi auspicato che al gruppo di lavoro russo sui danni di guerra nazisti si aggiungano esperti provenienti dagli altri Stati ex sovietici come Bielorussia ed Ucraina che hanno il «diritto legittimo» alle riparazioni di guerra. Anche l'ammiraglio Vladimir Komoyedov, presidente del Comitato di Difesa della Duma, si è schierato a favore dell'iniziativa facendo notare che se la Germania nazista non avesse invaso l'ex Urss la popolazione russa ammonterebbe oggi a circa 300-400 milioni di persone, il che avrebbe avuto anche un forte impatto sull'economia del Paese. Tuttavia secondo gli esperti russi è improbabile che Berlino accetti di pagare un risarcimento di tale entità dopo così tanti anni.

LA RIUNIFICAZIONE TEDESCA - Nei giorni scorsi invece il portavoce della Duma, Sergei Naryshkin, ha chiesto l'istituzione di un gruppo di studio per verificare la legalità della riunificazione tedesca del 1990. La proposta del presidente della Camera bassa russa è stata subito colta dal deputato del Partito comunista Nikolai Ivanov. Ivanov ha proposto l'approvazione di una risoluzione di condanna per «l'annessione» da parte della Germania Ovest della Ddr, perché ha argomentato, all'epoca non è stato indetto un referendum popolare per sancire tale scelta, come invece è stato fatto in Crimea.

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