18 settembre 2019
Aggiornato 01:00
Politiche europee

Katainen loda le riforme di Renzi e promuove il piano Junker

Il vicepresidente della Commissione europea ha parole di miele per le iniziative in cantiere dell'esecutivo italiano, che ha giudicato «importanti e giuste», perché «aumenteranno la competitività». Poi ha difeso il nuovo Fondo sugli investimenti strategici da 315 miliardi di Junker, che «non distribuisce finanziamenti a fondo perduto, ma prestiti a tassi inferiori a quelli di mercato»

ROMA – Le riforme avviate dal governo Renzi sono «importanti e sono tutte riforme giuste». Parola del vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen, durate una audizione alle commissione parlamentari riunite, a Roma.

RIFORME ITALIANE POSITIVE - Secondo Katainen «aumenteranno la competitività», come quella della Giustizia, che «se attuata rapidamente e in modo efficiente realizzerà un cambiamento positivo, secondo quanto ci dicono i privati». Ma non solo, il vicepresidente ha speso parole di miele anche per il Jobs act, che «anche se è un tema controverso penso che aiuterà le assunzioni e darà più equità per i giovani. Ci sono tanti temi difficili - ha aggiunto precisando di parlare a titolo personale - ma le riforme proposte sono molto incisive».

UE SOFFRE PER MANCANZA INVESTIMENTI - Poi l'ex premier liberal-conservatore finlandese è passato a parlare di Europa, spiegando che «abbiano tutti disperatamente bisogno di crescita economica» e che il «motore» dell'economia è «rappresentato dagli investimenti». Katainen ha sottolineato però, che tutti i Paesi «soffrono di una carenza di investimenti» e per questo motivo la Commissione «ha deciso di dare massima priorità» per rilanciarli. Il vicepresidente ha aggiunto: «Il nostro piano di investimenti non risolve tutti i problemi. Non è una bacchetta magica ma una componente della nostra strategia. Siamo portatori di una responsabilità condivisa, anche se la maggior parte delle medicine da prendere sono nella disponibilità degli Stati membri». Quindi ha ribadito che la Commissione punta a rendere concretamente operativo il piano a giugno.

NESSUN FINANZIAMENTO A FONDO PERDUTO - Katainen ha ricordato che gli investitori privati in Europa «non trovano progetti sostenibili e redditizi. E' questo che ci hanno detto». Ed è proprio per correggere questo problema atavico dell'Unione europea che è stato pensato il nuovo Fondo sugli investimenti strategici (Feis) da 315 miliardi di euro voluto dalla Commissione Juncker. «Condividerà i rischi. Se ci saranno perdite su un progetto il fondo subirà la prima perdita, proprio per incoraggiare i privati a investire», ha aggiunto. Anche se la gran parte dei progetti dovrà essere finanziata da privati «questo fondo non distribuisce finanziamenti a fondo perduto, ma prestiti a tassi inferiori a quelli di mercato», ha sottolineato Katinen. Comunque il nuovo fondo europeo di investimenti non dipenderà e non sarà influenzato da ragioni politiche, perché, «il settore privato ci ha fatto chiaramente intendere che per fare investimenti sul Feis, questo non deve fare una selezione politica, altrimenti non ci si fida della redditività dei progetti». Il vicepresidente ha fatto notare come nel Vecchio continente ci sia «tanta liquidità. Bisogna che inizi a muoversi e a lavorare per produrre investimenti. Per questo servono alcune risorse pubbliche per condividere il rischio».

POLITICA FUORI DA FEIS - Katainen ha quindi spiegato come funzionerà questo nuovo fondo, che sarà collegato ma indipendente dalla Banca europea degli investimenti. I progetti sui quali investire saranno valutati da un comitato indipendente di 7 membri, affiancato da «un comitato direttivo del fondo composto da quelli che si possono considerare gli 'azionisti', le parti che hanno finanziato il fondo. Stabilisce il livello di rischio e gli orientamenti per gli investimenti. Ad esempio quest'anno su banda larga e energie rinnovabili. Ma questo organismo politico non assumerà decisioni sugli investimenti scelti», ha ribadito il vicepresidente della Commissione.

LE CRITICITÀ - Se è vero che l'Ue soffre da tempo per il suoi poco appeal agli occhi degli investitori privati, dal 2007 ha visto crollare gli investimenti del 15%, resta da capire come uno stanziamento di 21 miliardi previsto dal piano Junker possa attrarne ben più del decuplo, i 315 previsti. Da una parte è arrivata la rassicurazione per gli Stati membri che vorranno parteciparvi, ora nero su bianco, che le somme investite nel Feis non rientreranno nel computo de limite del 3% del rapporto deficit-Pil. Dall'altra però bisogna ricordare che, come già previsto nei trattati comunitari, lo potranno fare deviando «temporaneamente dal previsto percorso verso il pareggio di bilancio per non più dello 0,5% del prodotto interno lordo, purché il disavanzo resti sotto al 3,0% del Pil». Questo significa che l'Italia potrà partecipare al Feis per lo 0,3% del suo Pil. Inoltre la speranza espressa da Katainen sul fatto che il fondo possa essere operativo da giugno, è tutta da verificare. Il testo approvato dalla Commissione infatti dovrà passare il vaglio sia del Parlamento che del Consiglio Ue. Per finire poi, bisognerà vedere se ci sarà un'effettiva ricaduta sull'economia reale (maggior occupazione e quindi più capacità di spesa in mano alle famiglie). Con il piano Junker infatti si chiede a dei privati, che hanno come primo obiettivo la remunerazione del capitale impiegato, di investire «nelle infrastrutture, in particolare nella banda larga e nelle reti energetiche, nonché nelle infrastrutture dei trasporti negli agglomerati industriali; nell’istruzione, nella ricerca e nell’innovazione, nelle energie rinnovabili, nelle PMI e nelle imprese a media capitalizzazione», tutti o quasi «beni pubblici», ossia difficili se non impossibili da finanziare seguendo la sola logica del profitto.