16 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Piano investimenti UE, pochi «soldi veri»

I 315 miliardi di Juncker sono solo 21

Il Piano Juncker sarà basato su un nuovo «Fondo europeo per gli investimenti strategici» con una dotazione di capitale pubblico di almeno 21 miliardi di euro in tre anni, provenienti dal bilancio Ue (16 miliardi), e dalla Banca europea per gli investimenti (Bei, 5 miliardi); più i contributi volontari degli Stati membri.

STRASBURGO - E' andato meglio del previsto il lancio del piano di investimenti da 315 miliardi di euro che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha presentato oggi al Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo. Il presidente della Commissione ha incassato piuttosto facilmente il plauso all'iniziativa da parte dei tre alleati di coalizione: dal capogruppo del Ppe Manfred Weber (e non era scontato, viste alcuni elementi di flessibilità certo non apprezzati dai tedeschi), da Gianni Pittella, leader dei Socialisti e Democratici (che sono diventati i più convinti sostenitori di Juncker) e dai Liberaldemocratici di Guy Verhofstadt.

Ma positiva è stata anche la reazione del gruppo conservatore Ecr, spesso vicino alla City di Londra e interessato alle nuove opportunità finanziarie. Persino i Verdi, molto critici sulla destinazione degli investimenti, che temono vadano alle solite infrastrutture controverse, come la Torino-Lione (invece che ai programmi ambientali e alla transizione energetica) hanno comunque considerato le proposte di Juncker "un importante passo nella giusta direzione", perché indica una svolta rispetto alle «devastanti politiche dell'austerità». L'opposizione vera, dura e pura, alla fine è venuta solo dalla sinistra radicale del Gue (Gauche unitaire européenne), dal gruppo euroscettico Efdd, inclusa la sua componente italiana del M5s, e dall'estrema destra.

Parlando a nome della presidenza di turno del Consiglio Ue, anche il ministro italiano dell'Economia, Pier Carlo Padoan, durante il dibattito di Strasburgo, ha salutato l'iniziativa, osservando che «potrà svolgere un ruolo decisivo per dare impulso alla crescita nell'Ue» e sottolineando che rappresenta «una svolta nella politica economica e quindi nella capacità dell'Europa di tornare a produrre crescita e lavoro».

POCHI SOLDI VERI - Il Piano Juncker sarà basato su un nuovo «Fondo europeo per gli investimenti strategici» con una dotazione di capitale pubblico di almeno 21 miliardi di euro in tre anni, provenienti dal bilancio Ue (16 miliardi), e dalla Banca europea per gli investimenti (Bei, 5 miliardi); più i contributi volontari degli Stati membri, non prevedibili al momento, ma che comunque non verranno contabilizzati nel deficit e debito pubblico del paese interessato ai fini della valutazione del rispetto dei parametri del Patto di Stabilità. Una novità questa, che non hanno mancato di sottolineare e salutare i Socialisti, come la prima attuazione della tanto invocata «flessibilità» nella disciplina finanziaria applicata dalla Commissione. Pittella ha ricordato che ci si aspetta ora un trattamento simile (scomputo dal deficit) anche per i cofinanziamenti nazionali dei fondi Ue di coesione. Una proposta su questo punto potrebbe essere formulata dall'Esecutivo Ue a gennaio, nella «comunicazione sulla flessibilità».

Il Piano parte dal presupposto che la liquidità sul mercato oggi esiste (al contrario di quanto succedeva durante la fase acuta della crisi, due-tre anni fa), ma che gli investitori hanno attualmente poca attitudine al rischio, e non finanziano quindi progetti strategici che non garantiscono un ritorno sicuro degli investimenti. La scommessa è che, usando i fondi pubblici per garantire gli investimenti di rischio, gli investitori ritroveranno «l'appetito» per quei progetti e li finanzieranno.

Si tratterà essenzialmente, insomma, di un meccanismo di ingegneria finanziaria - escogitato con il contributo determinante del presidente della Banca europea degli Investimenti, Werner Hoyer - che prevede un effetto leva sugli investitori privati, per cui ogni euro pubblico messo nel Fondo europeo sarà in grado di mobilitare investimenti privati per 15 euro.

LA «MOLTIPLICAZIONE» DEI FONDI - I 21 miliardi del Fondo strategico saranno in grado, secondo i calcoli degli artefici del Piano, di moltiplicare ogni euro pubblico di capitale prima per 5 (attraverso l'emissione di obbligazioni) e poi ancora per per 3 (per un fattore totale 15) con la mobilitazione degli investimenti privati per progetti di lungo termine (240 miliardi), e per le Pmi e imprese di media capitalizzazione (75 miliardi). Totale: investimenti per 315 miliardi (comprese le garanzie e il capitale del Fondo).

A chi chiedeva se non sia azzardato presupporre un effetto leva così alto (fattore 15), Hoyer, dicendosi «ottimista», ha risposto che si tratta in realtà di una stima «prudente». L'ultima ricapitalizzazione della Bei del 2013 per 10 miliardi di euro - ha ricordato durante la conferenza stampa che è seguita alla presentazione al Parlamento europeo - ha fatto aumentare il volume tendenziale dei suoi prestiti da 50 a 70 miliardi di euro all'anno e avrà generato in tre anni, alla fine del 2015, 60 miliardi di prestiti aggiuntivi, corrispondenti a investimenti totali addizionali da 180 miliardi (gli investimenti sono il trplo dei prestiti Bei). L'effetto moltiplicatore, in questo caso, ha raggiunto un fattore 18, anche maggiore del fattore 15 del Piano Juncker. «Io non avrei paura», ha concluso il presidente della BEI.

Un'altra novità, infine, riguarda il tipo di progetti strategici che verranno finanziati dal nuovo Fondo per gli investimenti: non solo le solite infrastrutture, ma anche progetti nei settori della ricerca, innovazione, istruzione, capitale umano.