20 novembre 2019
Aggiornato 16:00
La crisi ucraina

L’incontro di Minsk fa nascere nuove speranze per l’Ucraina

L’incontro di Minsk tra i leader di Russia, Kazakistan, Ucraina e Bielorussia fa nascere una nuova speranza di pace e di ristabilimento dei legami nell’ambito dello spazio eurasiatico. Fino a tarda notte i Presidenti di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina, insieme ai rappresentanti dell’UE, hanno parlato della situazione in Ucraina e del ritorno del Donbass alla vita pacifi

L’incontro di Minsk tra i leader di Russia, Kazakistan, Ucraina e Bielorussia fa nascere una nuova speranza di pace e di ristabilimento dei legami nell’ambito dello spazio eurasiatico. Fino a tarda notte i Presidenti di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina, insieme ai rappresentanti dell’UE, hanno parlato della situazione in Ucraina e del ritorno del Donbass alla vita pacifica.

In conformità agli accordi raggiunti, prossimamente sarà concordato un piano per la cessazione del fuoco nell’Est del Paese. Il gruppo di contatto trilaterale Ucraina-Russia-OSCE riprenderà il suo lavoro. Tuttavia un’attenzione particolare è stata prestata ad ulteriori misure per superare le divergenze in campo economico. Le decisioni più importanti riguardano l’intensificazione del lavoro del gruppo creato dall’Unione doganale, UE e Ucraina per discutere l’associazione tra Kiev e Bruxelles, e la continuazione delle trattative sulle forniture del gas.

L’intrigo che inquietava tutti si è risolto nella notte: Putin e Poroschenko si sono incontrati a quattr’occhi. L’incontro è durato un paio d’ore. Sin dall’inizio gli esperti non aspettavano da questo colloquio grandi progressi, ma continuavano a sottolineare che l’incontro tra i due era indispensabile. Anche il Presidente della Russia è stato abbastanza ottimista. Putin ha rilevato che l’incontro con Poroshenko è stato utile. «A dire il vero, non so come andrà a finire, ma comunque abbiamo avuto una possibilità di riformulare le nostre preocupazioni», - ha detto Vladimir Putin.

Durante l’incontro il Presidente ucraino non ha presentato al suo omologo russo nessuna prova della presunta ingerenza della Russia negli affari interni del suo Paese di cui non si stanca di parlare la propaganda di Kiev. Poroshenko non ha detto niente a questo proposito. Evidentemente, perché il problema non esiste. Ciò è una dimostrazione di come la guerra di propaganda, scatenata da Kiev contro Mosca, sia basata sul travisamento della verità, cioè sulle menzogne.

Occorre capire che durante l’incontro con Poroshenko Putin non ha avanzato nessuna condizione per la cessazione del fuoco e il raggiungimento di eventuali accordi tra Kiev, Donetsk e Lugansk. Tra l’altro, non poteva farlo, perché la Russia può soltanto favorire gli sforzi volti a creare un clima di fiducia. Per questo farà tutto il possibile, perché le trattative devono essere iniziate quanto prima. L’atteggiamento generale delle parti che hanno partecipato all’incontro di Minsk è stato riassunto dal Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev.

- Inviterei le parti a proclamare una tregua per la durata dell’operazione umanitaria. Serve una de-escalation del conflitto. È importante raggiungere un regolamento pacifico, rinunciando alle soluzioni basate sulla forza che conducono alla morte dei civili. Occorre una tregua. Ciò permetterà di salvare la vita alle donne e ai bambini diventati ostaggi del confronto politico-militare. Condanniamo la violenza e esortiamo le parti alla più rapida cessazione del fuoco. A questo processo deve partecipare attivamente l’OSCE che può essere garante dell’osservanza degli accordi internazionali.

Prima o poi la guerra civile in Ucraina finirà e già adesso bisogna pensare al dopo. Per questo motivo Vladimir Putin ha attirato l’attenzione dei partecipanti sulle possibilità di integrazione tra i quattro Stati, che già sono talmente interdipendenti che ogni tentativo di rompere questi legami conduce alla tragedia, come ha dimostrato il caso dell’Ucraina. Putin ha detto in particolare:

- Come sappiamo, l’Ucraina è profondamente integrata con lo spazio economico della CSI. In sostanza, insieme alla Russia, Bielorussia e Kazakistan, essa è una parte indivisibile del più grande complesso economico del mondo creato nel corso dei secoli. Le aziende dei nostri Paesi hanno costruito stretti legami di cooperazione in tutti i settori base: industria dell’energia tradizionale, energia nucleare, produzione chimica, industria aeronautica e metalmeccanica, lavorazione dei metalli, edilizia, agricoltura. Sono state create delle singolari catene produttive. Nel sistema bancario dell’Ucraina la quota delle banche russe raggiunge il 32%. Gli Stati dell’Unione doganale sono i più grandi partner commerciali dell’Ucraina, il fatturato reciproco ammonta a 50 miliardi di dollari. Il mercato dell’Unione doganale assorbe il 30% delle esportazioni ucraine. Devo dirlo apertamente: si tratta in prevalenza di forniture verso la Russia. È stata creata una notevole base giuridica di cooperazione, aggiornata alle condizioni di oggi».

I danni che l’economia russa potrebbe subire in seguito all’associazione tra Kiev e Bruxelles sono stimati intorno a 100 miliari di rubli. Le perdite saranno inevitabili anche per Bielorussia e Kazakistan. In questa situazione la Russia non può restare impassibile e sarà costretta ad adottare delle contromisure, revocando le preferenze accordate agli esportatori dell’Ucraina, ha rilevato il Presidente della Russia. Allo stesso tempo, secondo Putin, l’Ucraina rischia di perdere miliardi di euro in seguito alla rinuncia alle norme tecniche che essa condivide con la CSI, e all’adattamento alle norme UE. La Russia spera che i paesi occidentali possano accogliere con rispetto le misure che la Russia sta adottando per difendere la sua economia, ha detto il Presidente.

- Nel 2011 nell’ambito della CSI è stato firmato l’Accordo sull’area di libero scambio. Ciò è stato fatto con attiva partecipazione della stessa Ucraina. Proprio essa è stata il promotore di questo documento. Continua la preparazione dell’Accordo sul libero scambio di servizi, sulle modalità degli acquisti statali e sul transito di merci attraverso le pipe-line. A nostro giudizio, sarebbe utile ampliare sensibilmente questa cooperazione. Tuttavia, sorge un interrogativo: è possibile fare tutto questo, se verrà realizzato in pratica l’Accordo di associazione tra Ucraina e UE? La Russia ha più volte rilevato che il consenso di Kiev a rispettare in piena misura tutte le condizioni di questo Accordo, riguardanti la liberalizzazione delle tariffe, il recepimento delle norme tecniche e fitosanitarie dell’UE, avrà inevitabilmente degli effetti negativi sul volume e sulla dinamica dell’interscambio commerciale e degli investimenti nella regione eurasiatica.

Nel contempo la Russia vuole sviluppare il dialogo. Pare che Mosca sia sicura di raggiungere un compromesso. Per questo, come crede Vladimir Putin, sarà determinante l’economia e non la politica.

- Vogliamo che tra l’UE e l’Unione economica eurasiatica venga promossa un’interazione più stretta e che venga avviata la ricerca di vie di convergenza tra i due processi di integrazione. Spero che tutti i partecipanti all’incontro di oggi condividano l’obiettivo strategico: creare uno spazio economico unico da Lisbona a Vladivostok. La Russia è pronta a discutere tute le varianti della nostra interazione, basate sul reciproco rispetto degli interessi. Siamo pronti a scambiare le opinioni sulla grave situazione di crisi in Ucraina, che non può essere risolta attraverso l’ulteriore scalata dello scenario basato sull’uso della forza, senza prendere in considerazione gli interessi vitali del Sud-Est e senza un dialogo di pace con i rappresentanti della regione.

Il clima in cui si è svolto l’incontro di Minsk ha permesso agli esperti di affermare che l’attuale fase di tensione internazionale può essere superata. I capi di Stato non hanno fatto dichiarazioni di grande effetto, perché vogliono lavorare seriamente per superare la crisi. Ciò infonde speranza affinchè in Ucraina torni la pace, così lungamente attesa, e che la regione eurasiatica abbia un nuovo stimolo per il suo sviluppo.