29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
La crisi irachena

Washington invia la portaerei «George H. W. Bush» nel Golfo Persico

L'Amministrazione Obama non ha deciso quale reazione adottare di fronte all'offensiva lanciata dalla milizie jihadiste dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) nel nord del Paese, pur avendo allo studio «una serie di iniziative per sostenere le forze di sicurezza irachene», compresa la possibilità di incursioni aeree.

WASHINGTON - Gli Stati Uniti invieranno nel Golfo Persico la portaerei «George H. W. Bush» per sostenere un'eventuale operazione militare «per proteggere le vite di cittadini americani o gli interessi americani» in Iraq: lo ha reso noto il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby.

La portaerei sarà scortata da altre due unità, un incrociatore e un cacciatorpediniere lanciamissili: la task force, attualmente nel Mare d'Arabia settentrionale, dovrebbe giungere nella zona di operazioni sabato sera.

L'Amministrazione Obama non ha peraltro deciso quale reazione adottare di fronte all'offensiva lanciata dalla milizie jihadiste dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) nel nord del Paese, pur avendo allo studio «una serie di iniziative per sostenere le forze di sicurezza irachene», compresa la possibilità di incursioni aeree.

Le forze regolari irachene stanno nel frattempo preparando una controffensiva per riprendere il controllo delle zone conquistate negli ultimi giorni dalle milizie sunnite: l'esercito sarebbe già riuscito a cacciare i combattenti dell'Isil da Dhuluiya, una località ad appena una novantina di chilometri dalla capitale Baghdad.

Il premier Nouri al Maliki - che venerdì ha visitato Samarra, città a maggioranza sunnita ma che ospita due importanti mausolei sciiti - ha nel frattempo reso noto che il governo gli ha concesso «pieni poteri» combattere la ribellione, dopo che giovedì scorso il Parlamento non aveva potuto approvare lo stato di emergenza per mancato quorum.

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