16 dicembre 2019
Aggiornato 03:00
Turchia

Per il Premier Erdogan si riapre il fronte curdo

Tra violente proteste contro la costruzione di nuove basi militari e polemiche sul presunto rapimento di un gruppo di giovani da parte degli autonomisti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), la tensione sta tornando altissima nel sud-est della Turchia a maggioranza curda.

ISTANBUL - Tra violente proteste contro la costruzione di nuove basi militari e polemiche sul presunto rapimento di un gruppo di giovani da parte degli autonomisti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), la tensione sta tornando altissima nel sud-est della Turchia a maggioranza curda.

Per salvare il processo di pace iniziato a marzo dell'anno scorso è intervenuto il leader del movimento Abdullah Ocalan che dall'isola prigione di Imrali, dove sconta una condanna all'ergastolo, ha invitato le parti a non cedere alle provocazioni. Dal canto suo il governo, che sta elaborando una "nuova road-map", è pronto a compiere "passi più rapidi" per rilanciare le trattative, ha dichiarato il vice-premier Besir Atalay. Dopo mesi di relativa calma, venerdì 30 maggio nei pressi della cittadina di Lice, nella regione curda, l'esercito è intervenuto per sgomberare un posto di blocco sull'autostrada tra Diyarbakir e Bingol bloccata da sei giorni da militanti del Movimento della gioventù patriottica (Ydg-h), l'organizzazione giovanile del Pkk, per protestare contro la costruzione di decine di nuove basi militari nella regione curda. I manifestanti hanno lanciato molotov e sassi contro i soldati che hanno fatto uso di lacrimogeni e idranti per disperderli senza, però, riuscire a liberare la strada, che è rimasta bloccata.

Gli autonomisti curdi accusano il governo di aver sfruttato la tregua per costruire nuovi avamposti militari in una regione già fortemente militarizzata nel corso di un confitto che ha fatto dal 1984 più di 40 mila morti. Nell'area, prima dell'inizio del cessate il fuoco, erano già presenti circa 1.300 basi, denuncia il pro-curdo Partito democratico dei popoli (Hdp). E nell'ultimo anno ne sono state costruite altre 341, mettendo a rischio un processo di pace già in crisi da ottobre dello scorso anno, quando l'organizzazione armata ha interrotto il ritiro dei suoi circa 3.500 militanti in nord-Iraq, ordinato nel marzo 2013 da Ocalan, accusando Erdogan di non aver fatto nessun passo concreto a favore dei diritti della minoranza curda.

I violenti scontri del fine settimana arrivano in un periodo già molto teso sul fronte curdo. Dopo il presunto rapimento di un gruppo di giovani da parte del Pkk, le loro famiglie si sono accampate davanti al municipio di Diyarbakir, la più importante città curda in Turchia, per chiederne la liberazione. Una protesta partita due settimane fa, che gode del sostegno del premier Recep Tayyip Erdogan che il 27 maggio ha chiesto ai deputati dell'Hdp di mediare con il Pkk per la liberazione dei ragazzi, minacciando, in caso contrario, l'intervento dell'esercito. «Sapete molto bene il luogo dove tutto questo sta accadendo. Dovete andare là, prendere i ragazzi e tornare indietro, se non lo farete applicheremo il nostro piano B e poi il C» ha detto il premier.

Il segretario del Bdp Selahttin Demirtas che, dopo l'invito di Erdogan, ha incontrato le famiglie dei giovani, ha, però, dichiarato che i ragazzi si sarebbero uniti di loro spontanea volontà alla guerriglia, un'ipotesi, quella del rapimento, smentita anche dal Pkk in un comunicato. Per evitare che le violenze di questi giorni mettessero a rischio la tregua iniziata a marzo, domenica è intervenuto Ocalan che ha ricevuto in carcere una delegazione del pro-curdo Partito democratico dei popoli (Hdp). Il leader curdo ha invitato le parti a «non cedere alle provocazioni» ha riferito il deputato dell'Hdp, Sirri Sureyya Onder a fine incontro. «Sono fiducioso del fatto che ci saranno dei progressi» ha aggiunto il leader curdo, che ha chiesto al governo di fare «nuove proposte realistiche» e «metterle in pratica» perché il negoziato, in stallo da mesi, «inizi davvero».

Nuovi passi concreti che il governo è disposto a compiere, ha assicurato il vice-premier Atalay domenica in un'intervista trasmessa dall'emittente privata Kanal 7: «Il 19 maggio abbiamo fatto una delle più importati riunioni degli ultimi mesi, presieduta dal premier. Abbiamo preso in considerazione tutti gli aspetti della questione ed è stato deciso di dare un nuovo slancio al processo e abbiamo preso nuove decisioni» ha dichiarato Atalay senza fornire, però, dettagli sulla natura delle misure concordate: «Posso dire questo, si è deciso di lavorare a una nuova road-map e di compiere passi più rapidi verso la soluzione (del conflitto)».

A dicembre, il governo del premier Recep Tayyip Erdogan ha votato una serie di riforme volte a rafforzare i diritti delle minoranze, autorizzando l'istruzione in curdo nelle scuole private, ma gli autonomisti sostengono che queste riforme non sono sufficienti e chiedono maggiore autonomia, l'abbassamento della soglia di sbarramento elettorale, fissata in Turchia al 10%, la liberazione di migliaia di prigionieri curdi, fra cui lo stesso Ocalan e il diritto all'insegnamento nelle scuole pubbliche nella loro madrelingua.