23 ottobre 2021
Aggiornato 00:30
Viaggi Apostolici

Papa Francesco in Terra Santa: La Pace «non si compra»

Il viaggio «religioso» di Papa Francesco in Terra Santa si mescola fin dal primo giorno con i drammi storici e politici del Medio Oriente. Jorge Mario Bergoglio è giunto oggi ad Amman per un viaggio di tre giorni che lo porta, a sessant'anni da Paolo VI, in Giordania, Palestina e Israele.

GERUSALEMME - Il viaggio «religioso» di Papa Francesco in Terra Santa si mescola fin dal primo giorno con i drammi storici e politici del Medio Oriente. Jorge Mario Bergoglio è giunto oggi ad Amman per un viaggio di tre giorni che lo porta, a sessant'anni da Paolo VI, in Giordania, Palestina e Israele. E nelle sue parole, così come nei suoi incontri, c'è subito il conflitto israelo-palestinese, la difficile situazione delle minoranza cristiana, il dialogo con l'islam e la fatica della pace (che «non si vende» e «non si compra» ma si costruisce «artigianalmente»), il traffico d'armi («preghiamo perché questi criminali si convertano») e la guerra siriana.

In serata il Papa incontra un gruppo si 600 tra disabili e rifugiati (molti siriani) assistiti dalla Caritas e dal Governo giordano in una località vicino al sito archeologico del battesimo di Gesù. «Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la vostra patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania, e al tempo stesso voi, cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico», ha poi detto il Papa, che si è soffermato sulla «generosa accoglienza» della Giordania e sulla situazione della «amata Siria» che è «lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha già mietuto innumerevoli vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi».
«La radice del male è nella cupidità del denaro» che c'è in chi è attivo «nella fabbrica e nella vendita delle armi», ha detto Jorge Mario Bergoglio parlando a braccio, in italiano, nel discorso ai circa 600 assistiti dalla Caritas giordana e dal governo della dinastia hashemita nella chiesa latina a Bethany beyond the Jordan: «Questo ci deve fare pensare su chi c'è dietro che dà a tutti quelli che sono in conflitto le armi per continuare i conflitti? Pensiamo e dal nostro cuore preghiamo per questa povera gente criminale perché si converta». Bergoglio ha poi concluso: «Al termine di questo incontro rinnovo l'auspicio che prevalgano la ragione e la moderazione e, con l'aiuto della comunità internazionale, la Siria ritrovi la via della pace. Dio converta i violenti e coloro che hanno progetti di guerra dio converta coloro che fabbricano e vendono le armi e rafforzi i cuori e le menti degli operatori di pace e li ricompensi con ogni benedizione».

Papa Francesco parte attorno alle 8.30 dall'aeroporto di Fiumicino. Come già fatto partendo per Rio de Janeiro quest'estate, sale sulla scaletta tenendo in mano la sua borsa di pelle nera. Saluta uno per uno i giornalisti presenti a bordo, chi si fa un selfie con lui, chi gli parla dei carcerati di Padova che pregano per lui, chi gli fa qualche domanda. Raccomanda scherzando a un giornalista israeliano che siede accanto ad un collega palestinese: «Mi raccomando, proteggilo durante il viaggio». Rassicura i cronisti che farà una conferenza stampa aerea nel volo di ritorno che lunedì sera lo riporterà a Roma.

Papa Francesco viene in Terra Santa sulle orme dei suoi predecessori: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e, soprattutto, Paolo VI, che a Gerusalemme inaugurò i viaggi internazionali dei Papi incontrando, cinquant'anni fa, il patriarca Atenagora di Costantinopoli. E nei prossimi giorni Bergoglio incontrerà il patriarca Bartolomeo, che oggi da Betlemme ha detto: «Unità e non separazione tra noi, per convergere nel cammino verso il Signore». Le differenze dai predecessori tuttavia non mancano. A partire da dettagli di protocollo non privi di significato, come la decisione di non avere una pomposa cerimonia di benvenuto all'aeroporto. Ad accogliere il Papa argentino al Queen Alia il principe Ghazi, responsabile per la casa reale del dialogo interreligioso (aveva accompagnato il sovrano hashemita in Vaticano per un incontro con il Papa poche settimane fa). Breve colloquio, poi trasferimento in berlina al palazzo reale, dove il Papa, accolto dal re Abdullah e dalla regina Rania (che ha poi twittato alcune foto dell'incontro col Papa), ha presenziato la cerimonia di accoglienza, seguita dai discorsi ufficiali di fronte alle autorità della Giordania (membri della casa reale, ambasciatori, rappresentanti delle religioni). Presente tra il pubblico - non fa parte della delegazione vaticana - anche il cardinale Bechera Rai, patriarca maronita del Libano la cui presenza, sgradita a Hezbollah perché vista come un riconoscimento di Israele, è stata difesa dall'Autorità palestinese. «Dobbiamo aiutare la Siria a riconquistare il suo futuro, finire lo spargimento di sangue e trovare una soluzione politica pacifica», ha detto il re. «I suoi gesti e il suo sostegno sono necessari per aiutare palestinesi e israeliani a risolvere il loro lungo conflitto. Lo statu quo di una giustizia negata ai palestinesi; la paura dell'altro; la paura del cambiamento; queste sono strade per la reciproca rovina, non il mutuo rispetto».

Il Papa ha parlato fin da subito della vicina Siria. «Prevalgano la ragione e la moderazione e, con l'aiuto della comunità internazionale, la Siria ritrovi la via della pace. Dio converta i violenti e coloro che hanno progetti di guerra e rafforzi i cuori e le menti degli operatori di pace e li ricompensi con ogni benedizione», afferma in serata in un incontro con i rifugiati presenti in Giordania. La Siria è una terra complessa per la Santa Sede, che ascolta da un lato i patriarchi locali, timorosi di una deriva islamista e anti-cristiana della ribellione, e dall'altro la voce di chi, come Paolo Dall'Oglio, confratello gesuita del Papa rapito dieci mesi fa, si è scagliato senza esitazioni contro il regime di Assad. Già in mattinata il Papa aveva elogiato la Giordania (e la Caritas locale) per l'assistenza che offre ai rifugiati della Siria, paese dove il conflitto «dura da troppo tempo» e necessita, ora, di una «soluzione pacifica» con il sostegno della comunità internazionale. Bergoglio ha poi voluto «rinnovare» il proprio «profondo rispetto» e la propria «stima per la comunità Musulmana». «I cristiani si sentono e sono cittadini a pieno titolo ed intendono contribuire alla costruzione della società insieme ai loro concittadini musulmani, offrendo il proprio specifico apporto», ha rivendicato. A braccio, rivolto al re: «Il Signore Dio ci difenda tutti da quella paura del cambiamento alla quale lei ha fatto riferimento».

Nel pomeriggio, messa all'aperto allo stadio internazionale di Amman. La celebrazione inizia con 20 minuti di anticipo, preghiere dei fedeli in arabo ma omelia del Papa in italiano. Ai lati dell'altare le gigantografie dei santi Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Prima della cerimonia un rosario di palloncini è salito in cielo. A conclusione, la jeep aperta del Papa è stata quasi «assaltata», con una certa concitazione, dai fedeli che volevano toccarlo. «Quanto bisogno ha il mondo che noi siamo messaggeri di pace: il mondo ci chiede questo, di portare la pace e testimoniare la pace», ha detto il Papa. «La pace non si può comprare, non si può vendere!», ha detto Bergoglio. «Essa è un dono di ricercare pazientemente e costruire artigianalmente mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano, se non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza». Per questo, è «necessario porre gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione. Questi gesti sono premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura». Il patriarca di Gerusalemme Fuad Twal ha chiesto al Papa di canonizzare la suora palestinese Maria Alfonsina. Prima dell'ultimo incontro con disabili e rifugiati, Bergoglio si è recato sulle rive del Giordano, in un sito dove la tradizione - e in particolare le ricerche del francescano Michele Piccirillo - vuole che Gesù fu battezzato.

Il Papa vi è arrivato a bordo di un «caddie» da golf guidato dal re in persona. Presenti anche qui la regina Rania e il principe Ghazi. Il Papa ha lasciato una preghiera in spagnola sul libro d'ore»: «Chiedo a Dio onnipotente e misericordioso che ci insegni a tutti a camminare nella Sua presenza con l'anima e con i piedi spogli, e il cuore aperto alla misericordia divina e all'amore ai fratelli. Così Dio sarà tutto in tutti e regnerà la pace. Grazie per offrire all'umanità questo luogo di testimonianza». Infine, rientro alla nunziatura di Giordania (davanti lo attendeva una piccola folla di cristiani) per la notte. Domani, arrivo a Betlemme in elicottero, senza passare da Israele, messa, incontri con il presidente della Palestina Mahmoud Abbas (Anu Mazen) e con i rifugiati di un campo profughi, e in serata l'arrivo a Tel Aviv e il primo incontro con il patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo.