19 novembre 2019
Aggiornato 06:00
Il caso Assange

Quito vuole ancora trattare con Londra

L'Ecuador vuole ancora trattare con il governo di Londra sul caso di Julian Assange, nonostante la «minaccia» del Foreign Office di arrestare il fondatore di WikiLeaks dentro la propria ambasciata e la «intimidatoria» presenza della polizia dentro e attorno all'edificio

LONDRA - L'Ecuador vuole ancora trattare con il governo di Londra sul caso di Julian Assange, nonostante la «minaccia» del Foreign Office di arrestare il fondatore di WikiLeaks dentro la propria ambasciata e la «intimidatoria» presenza della polizia dentro e attorno all'edificio. E' quanto ha dichiarato una fonte diplomatica di Quito citata oggi dal Guardian.

Ieri, il Paese dell'America latina ha concesso asilo politico ad Assange, innescando un duro confronto politico tra Quito e Londra. La fonte ha denunciato oggi la presenza degli agenti di polizia, passati da tre a circa 50, come l'espressione della volontà del governo britannico di «usare la mano pesante». Tuttavia, il governo di Quito sarebbe rimasto incoraggiato dalla telefonata ricevuta ieri dall'Ambasciatore ecuadoriano dal Foreign Office, a conferma che «c'è ancora la volontà di trattare e negoziare, per questo proseguiremo nelle trattative».

«Il fatto che abbiano chiamato l'Ambasciatore ci ha fatto pensare che la lettera con la minaccia di ricorrere alle leggi nazionali per fare un'incursione nell'Ambasciata e arrestare qualcuno che è dentro è stato un errore, così come l'aumento intimidatorio nel numero dei poliziotti che circondavano l'Ambasciata lo stesso giorno in cui è arrivata la lettera», ha detto la fonte, sottolineato la volontà di Quito di cooperare con le autorità britanniche e svedesi sul caso di Assange.

Il fondatore di WikiLeaks si trova nell'Ambasciata dal 19 giugno scorso. Londra ha autorizzato la sua estradizione in Svezia, dove è accusato di aggressione sessuale, ma Assange teme che Stoccolma possa poi estradarlo negli Stati Uniti.

Mosca a Londra: Rispettare i principi diplomatici - Mosca si interroga sul rispetto da parte di Londra dei principi diplomatici, mentre il destino di Julian Assange resta quanto mai incerto malgrado l'asilo diplomatico concesso dall'Ecuador al fondatore di WikiLeaks. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una dichiarazione.

«Ciò che sta accadendo non può che spingerci a interrogarci sul rispetto dello spirito e della lettera della convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, in particolare l'articolo 22 sull'immunità delle sedi delle missioni diplomatiche», ha affermato il ministero.

L'Ecuador ha concesso ieri asilo diplomatico ad Assange, rifugiato nella sua ambasciata dal 19 giugno, nella convinzione che la sua vita sarebbe in pericolo se fosse estradato in Svezia dove è accusato di reati sessuali. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, non ha nascosto la delusione del governo di Londra per la decisione e ha confermato che l'estradizione in Svezia sarà portata a termine.

Il Regno Unito ha invocato una legge del 1987 che lo autorizza a entrare nelle sedi delle ambasciate revocandone lo status diplomatico, ma questa legge non è mai stata utilizzata. Il governo di Quito non ha escluso di rivolgersi alla Corte internazionale di giustizia all'Aja per costringere la Gran Bretagna a lasciar andare Assange in Ecuador. La diplomazia russa da parte sua ha sottolineato che la Gran Bretagna ha concesso asilo a «decine di indagati di reati gravi», tra cui molti russi. Mosca accusa Londra di aver concesso asilo politico a molti russi, tra i quali , Boris Berezovsky, miliardario in esilio e avversario del Cremlino.