3 aprile 2020
Aggiornato 23:00
Il Partito comunista annuncia serie di benefit dopo i tentati suicidi

Tibet: pensioni ai monaci, la strategia Pechino per risolvere la crisi

Il governo cinese ha inoltre intenzione di investire 43 milioni di euro per l'irrigazione dei terreni e per altri progetti di protezione delle acque

PECHINO - Invece dell'indipendenza, o, come chiedono i più moderati, dell'autonomia reale, la Cina valuta di dare ai monaci tibetani «pensioni, assicurazione medica e agevolazioni per le case». Questi benefit, secondo quanto annunciato dal ramo tibetano del Partito comunista cinese durante un'assemblea, puntano a migliorare la «stabilità» nella regione ribelle, invasa dall'esercito cinese nel 1949.
Una decisione presa dopo che circa undici monaci del Sichuan, provincia cinese occidentale, nelle ultime settimane si sono dati fuoco per attirare nuovamente attenzione sulla causa tibetana. Sei di loro, secondo l'organizzazione Free Tibet che ha sede a Londra, sono morti.

L'annuncio del Partito comunista cinense - L'annuncio degli incentivi diretti ai bonzi è stato fatto da Chen Quanguo, il capo del partito comunista cinese in Tibet, «il più alto rappresentante» della regione. «Il governo si occuperà di garantire che i servizi pubblici, come elettricità, acqua e telecomunicazioni, radio ed emittenti tv, siano forniti ai monasteri locali», ha dichiarato Chen, secondo quanto riporta il Global Times.
Mantenere, o meglio ripristinare, la stabilità è il motivo che spinge Pechino ad attuare il piano, che favorirebbe circa 50mila persone, secondo il quotidiano del partito comunista.
Il governo cinese ha inoltre intenzione di investire 43 milioni di euro per l'irrigazione dei terreni e per altri progetti di protezione delle acque. In cantiere, secondo l'agenzia di Stato Xinhua, anche un rimborso per i pastori, i cui capi di bestiame vengono divorati dai lupi (evitando perciò che questi ultimi diventino preda degli allevatori). Pechino punta molto, però, anche sull'informazione, promettendo che sempre più libri, riviste e programmi televisivi siano tradotti nella lingua tibetana.

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