3 aprile 2020
Aggiornato 23:00

Dalai Lama: «Il Tibet condannato a morte dalla Cina»

Da Tokyo il leader spirituale avverte che il Paese è come se fosse sotto un'occupazione militare

«Il regime cinese sta condannando a morte il Tibet che ormai vive sotto la legge marziale». E' il grido di dolore del Dalai Lama, che da Tokyo, ha anche ribadito la scelta già annunciata di mettersi momentaneamente da parte dopo che la linea del dialogo con Pechino è clamorosamente fallita.

«Il Tibet e la sua eredità culturale stanno morendo. Oggi la situazione assomiglia a un'occupazione militare di tutto il territorio. La paura, il terrore e le campagne di rieducazione politica stanno provocando molte sofferenze e molto risentimento» ha denunciato il leader spirituale del popolo himalayano in visita per una settimana in Giappone. Le parole del settantratreenne premio Nobel per la Pace arrivano a due settimane dalla sessione speciale del parlamento in esilio in programma il 17 novembre a Dharamsala in India.

In quella riunione il Dalai Lama ha anticipato che avrà un ruolo da «semi-pensionato», dopo esser stato per decenni la guida spirituale e politica del suo popolo. L'incontro del 17 fra tutte le componenti tibetane potrebbe portare ad una svolta con l'abbandono totale della linea del dialogo anche in seguito al venir meno della speranza di arrivare all'autonomia in cambio della rinuncia all'indipendenza.

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