3 aprile 2020
Aggiornato 23:00
La denuncia di Human Rights Watch

Tibet, torna l'incubo di una rivolta anti-cinese 2008. HRW: Serve un'inchiesta

Sono in questo mese sette manifestazioni, 16 suicidi, 136 fermi o persone scomparse. Human Rights Watch ha chiesto a Pechino di «aprire immediatamente un'inchiesta» sulle sparatorie della polizia e di far entrare gli osservatori nelle zone interessate

PECHINO - Torna l'incubo della rivolta anti-cinese repressa nel sangue nel 2008. Solo questo mese nelle zone a maggioranza tibetana in Cina si sono svolte sette manifestazioni, nel corso delle quali sono «morti dei manifestanti»: è quanto denuncia Human Rights Watch, che ha chiesto a Pechino di «aprire immediatamente un'inchiesta» sulle sparatorie della polizia e di far entrare gli osservatori nelle zone interessate.

Nell'ultimo mese sette manifestazioni, 16 suicidi, 136 fermi o persone scomparse - L'ondata di dimostrazioni segue 16 immolazioni o tentativi di immolazioni nelle regioni tibetane cinesi dal marzo 2011. Oltre ai tentativi di suicidio dei monaci, sono numerosi i tibetani arrestati o «scomparsi nel nulla». Sono almeno 136 i tibetani arrestati dalle autorità cinesi o che sono «scomparsi» nei distretti di Seda, Aba e Luhuo, ha dichiarato da parte sua un ricercatore dell'International Campaign for Tibet (ICT), di nome Zorgyi: «Alcuni arresti sono stati confermati, perchè in tibetani sono stati messi in custodia cautelare dai militari cinesi», ha spiegato il ricercatore, secondo il quale si sta tornando al «marzo 2008», data dell'ultima grande rivolta anti-cinese. Secondo lui, altri 30 tibetani fermati nel distretto di Banma, nella prefettura di Golog, risultano «scomparsi».
E' l'ovest della provincia del Sichuan, sud ovest del Paese, che conta 1,5 milioni di tibetani, a essere stato teatro in questi giorni dei disordini più pesanti, dalle manifestazioni anti-cinesi del 2008. Le forze dell'ordine cinesi hanno aperto il fuoco a Seda e Luhuo, prefettura di Ganzi (Sichuan), al confine con la Regione autonoma del Tibet. Secondo la ong, la polizia ha ucciso almeno tre manifestanti, mentre il governo cinese ammette solo due vittime, tra cui una colpita da colpi di arma da fuoco. Oltre a ciò, secondo l'ong, è scoppiato un movimento di protesta a Banma, nella provincia di Qinghai, nel nord-ovest, in seguito all'immolazione di un monaco il 18 gennaio, e di un altro bonzo pochi giorni dopo.

Un altro manifestante ucciso dalla polizia cinese - Un altro manifestante tibetano è stato ucciso dalla polizia cinese nella prefettura di Aba, nella provincia sud-occidentale cinese del Sichuan: è quanto riferisce International Campaign for Tibet (ICT).
Il dimostrante, almeno il terzo ucciso dalle forze dell'ordine cinesi questa settimana nella regione, faceva parte di una folla che si opponeva all'arresto di un giovane ricercato dalla polizia per avere distribuito dei volantini che chiedevano il ritorno del Dalai Lama, ha dichiarato a France Presse Kate Saunders, portavoce di Ict.

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