28 gennaio 2020
Aggiornato 02:00
La vera emergenza sono gli sfollati

Yemen: Intersos, siamo sull'orlo di una guerra civile

Notte tranquilla, raffiche e mortai in mattinata. La vera preoccupazione dell'organizzazione nata nel 1992 sono però le condizioni umanitarie di un paese già fortemente sotto stress

SAN'A - «La notte è trascorsa abbastanza tranquilla, il cessate il fuoco ha retto, a metà mattinata abbiamo sentito raffiche e colpi di mortaio, ma gli spari sono ancora sporadici»: è quanto riferisce da San'a, Alessandro Guarino, coordinatore dell'ong Intersos, contattato telefonicamente da TmNews. I suoi uffici si trovano nella zona dell'Università, non lontano dall'area degli scontri che negli ultimi tre giorni hanno provocato 76 morti.

Dopo una notte abbastanza tranquilla, sono ripresi quindi, nonostante il cessate il fuoco proclamato ieri, gli scontri a San'a, nel quarto giorno di violenze che contrappongono l'esercito governativo agli uomini del generale dissidente Ali Mohsen, che sostengono i dimostranti che chiedono le dimissioni del presidente Ali Abdallah Saleh da fine gennaio. «Non possiamo ancora parlare di guerra civile, ma sull'orlo sì - ha proseguito Guarino, che si trova nel paese arabo da un anno e tre mesi, poco prima dell'inizio delle contestazioni - è uno scenario imprevedibile, come operatori lo mettiamo in conto». Secondo l'operatore, lo Yemen è uno dei paesi con il più alto tasso di armi leggere: «Ce ne sono 65 milioni su 24 milioni di abitanti, in pratica girano tutti armati», ha detto, mentre in sottofondo si sentivano dei colpi.

La vera preoccupazione dell'organizzazione nata nel 1992 sono però le condizioni umanitarie di un paese già fortemente sotto stress a causa degli scontri tra l'esercito e gli estremisti legati ad Al Qaida nella provincia meridionale di Abyan: «Ad Aden si contano quasi centomila sfollati», ha spiegato Guarini, spiegando che nella città portuale del sud, le scuole non possono riaprire perchè sono occupate dalle persone scappate dall'area di Zinjibar, capoluogo di Abyan, sotto il controllo dei «Partigiani della Sharia», vicini alla rete di Osama Bin Laden, da fine maggio.