Siria, non c'è accordo su risoluzione di condanna
Si va verso l'approvazione di una dichiarazione non costrittiva
NEW YORK - Si è conclusa senza risultati concreti la riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, convocata d'urgenza dopo le ultime drammatiche notizie provenienti dalla Siria. Europei ed americani hanno provato a negoziare un accordo per una dura condanna del regime di Bashar al Assad, responsabile della sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta nel paese che ha fatto circa 150 morti negli ultimi due giorni. Durante le discussioni a porte chiuse, un alto responsabile dell'Onu ha detto che in Siria si contano anche 3.000 scomparsi e circa 12.000 persone imprigionate.
Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo, sostenuti dagli Stati Uniti, hanno fatto pressioni per l'adozione di una risoluzione di condanna della repressione siriana: su questa base i lavori potrebbero riprendere già oggi. Ma alcuni diplomatici hanno tuttavia indicato come molto più probabile un'intesa al Consiglio di sicurezza su una semplice dichiarazione, non costrittiva. La Russia e la Cina, due dei cinque membri permanenti del Consiglio, infatti hanno già minacciato di opporre il loro veto a un progetto di risoluzione, sostenute da Brasile, India e Sudafrica.
Alcune fonti hanno sottolineato che tutti i paesi hanno comunque espresso le loro preoccupazioni riguardano all'intensificazione della repressione: a loro avviso, l'idea di un'azione del Consiglio starebbe guadagnando terreno fra i suoi membri. L'ambasciatrice americana, Susan Rice, ha spiegato al termine della riunione: «C'è stata una grande espressione di preoccupazione o di condanna».
Un diplomatico occidentale ha spiegato che i paesi europei hanno modificato il loro progetto di risoluzione presentato per la prima volta due mesi fa, che invita il regime siriano a porre fine alle violenze, chiede la possibilità per l'Onu di avere accesso alle città in cui avvengono le principali manifestazioni di protesta contro il regime, reclama l'apertura di un'indagine sulle violazioni dei diritti umani. «Il silenzio del Consiglio di sicurezza ha incoraggiato la repressione», ha fatto notare un altro diplomatico occidentale.
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