25 gennaio 2021
Aggiornato 02:00
Mentre aumenta la pressione internazionale su Damasco

Siria, appello dell'opposizione: Da stasera sit-in in tutte le città

Croce Rossa: «Le violenze hanno provocato un grande numero di vittime e noi crediamo che se la situazione si infiamma ci saranno altri morti»

DAMASCO - I militanti siriani anti regime hanno lanciato un appello ad organizzare sit-in permanenti a partire da questa sera in tutte le città della Siria, mentre le forze dell'ordine hanno trasformato il Paese in una «grande prigione» con arresti di massa per cercare di sradicare il movimento di contestazione contro il presidente Bashar al-Assad. Nelle ultime ore, si è accentuata la pressione internazionale su Damasco.

«Un governo che spara sulla propria popolazione» che manifesta «perde la sua legittimità», ha detto il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé sottolineando che il regime del presidente siriano Bashar al Assad cadrà se continuerà a reprimere con la forza le manifestazioni antigovernative. «Oggi c'è una grande aspirazione alla libertà e alla democrazia e bisogna tenerne conto», ha affermato Juppé. «La repressione a colpi di arma da fuoco delle manifestazioni è inaccettabile, in qualunque paese avvenga», ha aggiunto.

Secondo un'organizzazione dei diritti dell'Uomo, oltre mille persone sono state arrestate negli ultimi due giorni, trasformando la Siria in «una grande prigione».
Le continue repressioni del regime hanno spinto gli oppositori a lanciare su Facebook «un appello ai siriani di tutte le regioni a scendere in piazza a partire da questa sera e organizzare sit-in che proseguiranno giorno e notte».

Intanto, il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha chiesto alle autorità siriane di revocare immediatamente le restrizioni imposte all'accesso alle vittime delle violenze nella città di Daraa, nel sud del paese. «Le violenze hanno provocato un grande numero di vittime e noi crediamo che se la situazione si infiamma ci saranno altri morti», ha detto una responsabile della Cicr a Damasco, Marianne Gasser.
Dall'inizio del movimento di protesta, un mese e mezzo fa, sono state uccise 607 persone, ha riferito un'organizzazione nazionale di difesa dei diritti dell'Uomo.