30 luglio 2021
Aggiornato 04:00

Netanyahu si scusa, ma i 1600 appartamenti restano

Joe Biden: «Con la sfida dei nuovi insediamenti si sfiducia il processo di pace»

E’ difficile immedesimarsi in chi ritiene che la pace nel mondo valga meno di 1600 appartamenti. Ed è per questo, forse che il conflitto fra israeliani e palestinesi al momento sembra senza soluzione di continuità: il resto del mondo non capisce i meccanismi interni di questa guerra.
Il resto del mondo ne riesce a valutare solo gli aspetti esteriori e quindi è incapace di apportare quel contributo esterno che in molti casi è determinante per trovare la soluzione dei conflitti.
E così israeliani e palestinesi continuano a soffiare sul fuoco dell’odio, avvinghiati in una lotta delle cui regole sono unici depositari.

E’ quello che deve aver pensato il vice presidente degli Stati Uniti appena sbarcato in Israele per riprendere un dialogo di pace praticamente interrotto da quindici mesi.
Joe Biden, mentre era ancora nella fase dei convenevoli è stato infatti accolto da un siluro che ha colpito in pieno la missione che gli era stata assegnata da Barack Obama ancor prima che cominciasse.
Quando Il vicepresidente degli Stati Uniti era ancora ai convenevoli con i vertici israeliani è stato informato che in quello stesso momento il ministro degli interni del governo di Netanyahu aveva dato il via alla costruzione di nuovi 1600 appartamenti nel settore arabo di Gerusalemme, ad Est della città.
La reazione stizzita di Washington è stata immediata. E a dare manforte alla Casa Bianca è intervenuto anche il Segretario Generale dell’Onu e l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea.
Ma intanto il progetto americano di riprendere il filo del discorso fra palestinesi e israeliani è naufragato ancor prima di essere battezzato.
Oggi Benjamin Netanyahu ha tentato di metterci una pezza presentando le sue scuse agli americani, ma di ritirare il progetto non se ne è parlato.
Il premier si è limitato a porgere le scuse per l’intempestività dell’annuncio e ha cercato di rassicurare il vicepresidente degli Stati Uniti precisando che la posa per la prima pietra degli appartamenti non è prevista per domani. Ma niente di più.
«E’ proprio tempo che Obama batta un colpo», titola stamani l’Avvenire.
Il quotidiano della Cei non nasconde la contrarietà dei cattolici per quella che definisce la «tracotanza del leader del Likud» e non esita a condannare l’arrendevolezza di Obama che, secondo l’Avvenire, «solo a parole esige il ritiro di Israele dalla colonie» ma di fatto si arrende alle mire espansionistiche di Netanyahu.
La preoccupazione della Cei trova inoltre una corrispondenza anche all’interno di Israele, dove i laburisti hanno minacciato la crisi di governo se continuerà il killeraggio nei confronti del processo di pace.
Insomma il viaggio del Presidente degli Stati Uniti ha messo a nudo ancora una volta la difficoltà di trovare una soluzione alla spirale di odio che blocca ogni tentativo di pacificazione dell’area.

Di fronte all’ennesimo insuccesso tornano a proliferare le analisi e le interpretazioni sulle ragioni che impediscono ad israeliani e palestinesi di guardare al loro futuro con speranza.
L’instabilità del governo Netanyahau e l’irresolutezza di Abu Mazel e degli arabi moderati, ma anche gli errori della Casa Bianca, vengono indicati come cause contingenti. Ma a rendere irrisolvibile lo scontro, dicono gli esperti. Contribuirebbe: da una parte la psicosi dell’accerchiamento dalla quale gli israeliani non riescono a sottrarsi; dall’altra la velleità dei palestinesi che non vogliono accettare una realtà che oggi è ben lontana da quella del 1947.
Una chiave di lettura alla quale bisognerebbe prestare maggiore attenzione è la dimensione geografica della bomba israelo-palestinese: insieme Israele e Palestina sono più piccole dell’Emilia Romagna. Eppure in ogni momento la loro capacità esplosiva è in grado di mettere a ferro e fuoco buona parte del pianeta.
C’è qualcosa che non funziona, o che, con il passare degli anni e la globalizzazione, diventa sempre più difficile comprendere in questa sproporzione spaziale.
Incomprensibile come le pareti di quei 1600 appartamenti attraverso i quali potrebbe passare la pace o la guerra.