17 novembre 2019
Aggiornato 09:30
molotov contro le riforme

Grecia, Tsipras taglia le pensioni e aumenta le tasse. Ma l'austerity potrebbe non bastare

In 10mila sono scesi in piazza contro il governo di Alexis Tsipras, che ha approvato le riforme sulle pensioni e sul fisco. Ora la palla passa all'Eurogruppo, ma i creditori sono divisi sulle misure preventive da imporre alla Grecia. E il prezzo dell'austerity potrebbe non bastare

ROMA – La crisi greca torna in prima pagina. Ieri circa diecimila manifestanti hanno protestato davanti il Parlamento ateniese per chiedere il ritiro delle due riforme, quella sulle pensioni e quella fiscale, che attendono il via libera dell'aula. Un pacchetto di misure da 5,4 miliardi che dovrebbe sbloccare l'ennesima tranche di aiuti per evitare l'insolvenza sovrana, ma ad un prezzo molto alto.

10mila in piazza contro il governo
Ieri erano in 10mila a piazza Syntagma per protestare contro le riforme. Ma il malcontento sociale aveva già fatto sentire la sua voce nello sciopero generale di 48 ore che lo scorso weekend ha bloccato il trasporto pubblico ateniese e ha coinvolto anche i giornalisti greci. Quello che la maggioranza di Governo ha approvato per un soffio, con solo 153 voti a favore su 300, è un pacchetto di misure da 5,4 miliardi con il quale Alexis Tsipras spera di sbloccare l'ennesima tranche di aiuti per evitare il collasso economico del suo paese.

Cosa prevedono le riforme
Le riforme in questione intervengono sulle pensioni e sul fisco, prevedendo un aumento delle imposte dirette e indirette per un valore di circa 3,6 miliardi. Per quanto riguarda la riforma fiscale: l'Iva sale dal 23% al 24%, sono rivisti al rialzo gli scaglioni di aliquote Irpef, per i redditi più alti aumenta la tassa di solidarietà e si interverrà anche con un balzello sui giochi. Per quanto riguarda invece la riforma sulle pensioni: i trattamenti minimi non vengono toccati, ma l'Esecutivo prevede una bella sforbiciata agli assegni supplementari. Il premier si sta giocando il tutto per tutto per evitare – di nuovo – il default.

La palla passa all'Eurogruppo
«Stiamo facendo di tutto per rimettere in piedi il paese», si è difeso Alexis Tsipras. Durante un infuocato dibattito pubblico ha assicurato alla popolazione greca che il 90% degli assegni previdenziali non sarà intaccato ed ha sottolineato di aver «spostato il peso della crisi dalle spalle dei disoccupati e degli anziani a quelle di chi può permettersi di pagare un po' di più». Il leader dell'opposizione di Nea Demokratia, Kyriakos Mitsotakis, però lo accusa di «dire falsità» e chiede le elezioni anticipate. Mentre Atene è in fermento e il clima nell'Ellade torna a essere rovente, la palla oggi passerà all'Eurogruppo.

I creditori sono divisi sulle misure preventive
Oggi pomeriggio, infatti, i creditori internazionali dovranno decidere se concedere alla Grecia una nuova tranche di aiuti da 5 miliardi, indispensabile al governo ateniese per pagare i 3,5 miliardi di debiti in scadenza a luglio ed evitare – di nuovo - il default. Sembra un deja-vu, che ci riporta con la memoria ai fatti incandescenti della scorsa estate, ma nulla è scontato in questa ennesima manche dagli esiti imprevedibili. La discussione in seno all'Eurogruppo non sarà affatto semplice, perché non c'è accordo tra i creditori sulle misure da imporre ad Atene. Da un lato c'è il Fondo Monetario Internazionale, per il quale l'obiettivo di finanza pubblica imposto alla Grecia (cioè un attivo di bilancio primario pari al 3,5% del Pil nel 2018) è una richiesta troppo onerosa per le finanze di un paese ridotto sul lastrico.

Il prezzo dell'austerity
Dall'altro c'è l'intransigente Germania che ribadisce in sede Ue il divieto comunitario di effettuare qualsivoglia haircut sul debito ateniese e si ostina a professare la liturgia dell'austerity. Ma l'economia del Peloponneso continua a versare in condizioni molto difficili. In piena recessione, con un tasso di disoccupazione al 25% (e un tasso di disoccupazione giovanile al 52%), con le pensioni tagliate ai minimi, il calo demografico e l'assistenza sanitaria a rischio, per la popolazione greca non è facile digerire – anche - le nuove riforme dell'Esecutivo di Alexis Tsipras. Secondo il premier le misure sono «necessarie» per rispettare gli accordi con i creditori. Ma non è detto che siano sufficienti a salvarla da un altro default.