1 ottobre 2022
Aggiornato 22:00
Politica monetaria

Verbali BCE, rialzo dei tassi da 0,50 punti deciso con ampia maggioranza

Pubblicati i verbali della riunione di Luglio: «Alcuni nel Consiglio preferivano aumento da 25 punti base. Deprezzamento euro aumenta pressioni su inflazione e energia. Crescita salari modesta, pieno recupero inflazione lontano»

Il Presidente della BCE, Christine Lagarde
Il Presidente della BCE, Christine Lagarde Foto: Unione Europea

Al consiglio direttivo Bce del 20 e 21 luglio scorsi la decisione di alzare i tassi di interesse di mezzo punto percentuale è stata presa con «una maggioranza molto ampia». E secondo quanto riportano i verbali della riunione, pubblicati oggi dall'istituzione «un rialzo da 50 punti base è stato ritenuto appropriato alla luce del peggioramento delle prospettive di inflazione».

Un primo passo verso la normalizzazione della linea monetaria ritenuto «più ampio» dei 25 punti base precedentemente segnalati, che secondo i banchieri centrali dell'area euro avrebbe fornito «un chiaro segnale sulla determinazione a ottemperare al proprio mandato» di controllo dei prezzi.

Tuttavia «alcuni componenti» del Consiglio direttivo si sono espressi per un aumento dei tassi di soli 25 punti base, come del resto era stato preannunciato dal Consiglio direttivo di giugno, rilevando che avrebbe preservato la coerenza con le precedenti comunicazioni. Inoltre, sempre secondo in quanto riportano i verbali, questi altri banchieri centrali hanno messo in rilievo gli incombenti rischi di recessione e il fatto che una mossa di questa portata sarebbe stata più in linea col concetto di «graduale normalizzazione».

Inoltre è stato rilevato che muovendosi in maniera diversa da quanto preannunciato la Bce avrebbe aggiunto incertezze sui mercati.

Sul versante opposto, quello dei favorevoli al rialzo da 50 punti base è stato obiettato che la mossa avrebbe fatto «chiarezza» e che la linea monetaria sarebbe rimasta accomodante anche dopo un aumento di questa portata. Inoltre, riporta ancora il documento pubblicato della Bce, è stato sostenuto che l'aumento da 50 punti base a luglio avrebbe lasciato maggiore flessibilità al Consiglio direttivo per reagire all'evolversi dei dati sulla normalizzazione della linea alle future riunioni.

Proprio in questo ambito per la riunione di settembre i verbali riferiscono che la proposta del capo economista (Philip Lane) di segnalare il passaggio ad un approccio decisionale «volta per volta», non predeterminato quindi, ha ottenuto ampio supporto (presumibilmente vista anche la decisione di non attenersi alle precedenti linee guida).

Deprezzamento euro aumenta pressioni su inflazione e energia

La Bce tiene da tempo i fari puntati sui cambi dell'euro. Il deprezzamento della valuta unica sul dollaro «costituisce un importante cambiamento nel contesto esterno e implica maggiori pressioni inflazionistiche per l'area euro, in particolare tramite maggiori costi delle importazioni di energia importazione in dollari americani». Sono le considerazioni sollevate durante il Consiglio direttivo della Bce del 20 e 21 luglio scorsi, secondo quanto riportano i verbali pubblicati oggi dall'istituzione monetaria.

E se solitamente i deprezzamenti valutari vengono associati a guadagni di competitività sugli scambi con l'estero, in questo caso «i miglioramenti sono stati impediti dalle strozzature prevalenti nelle catene globali e dalle restrizioni nella logistica», aggiungono i verbali.

Al tempo stesso è stato rilevato che la maggior parte dei deprezzamenti rispetto al dollaro sono da imputare a divergenze nelle politiche monetarie e in parte alle differenze nelle prospettive per le due economie. Al Consiglio Bce è stato inoltre sostenuto che se i presenti rischi di recessione negli Usa dovessero materializzarsi, l'euro potrebbe apprezzarsi. Tuttavia, anche in questo scenario, un eventuale peggioramento del clima sull'economia globale potrebbe implicare un rafforzamento del dollaro.

Crescita salari modesta, pieno recupero inflazione lontano

La Banca Centrale Europea continua a osservare con attenzione le dinamiche delle contrattazioni salariali, nel timore che si possano innescare spirali rialziste tra le buste paga e l'inflazione, che tuttavia al momento non si evidenziano. «Negli ultimi mesi i salari contrattuali hanno continuato a crescere a un ritmo modesto», è stato rilevato al Consiglio direttivo Bce del 20 e 21 luglio scorsi, di cui oggi sono stati pubblicati i verbali.

Secondo i calcoli dell'istituzione monetaria in media nell'area valutaria la crescita dei salari dovrebbe attestarsi attorno al 3% quest'anno e rallentare al 2,5% il prossimo. «I nuovi accordi sono coerenti con un'inflazione che resterà significativamente più alta più a lungo, ma anche con il fatto che l'aggiustamento delle buste paga resti lontano dal recuperare al 100% l'inflazione», rileva la Bce.

L'istituzione si attende che col tempo si verifichi un ribilanciamento di quella «tassa» occulta costituita dall'inflazione tra lavoratori e imprese/datori di lavoro, ma che questo riequilibrio dipenderà dagli sviluppi sulla produttività, dal potere negoziale e dalla capacità delle imprese di mantenere margini di redditività. Secondo i verbali del Consiglio di luglio, inoltre è stato rilevato che questo ribilanciamento non implica per forza l'innescarsi di spirali salari-prezzi.

Alti rischi su economia se ci fosse razionamento energia

L'economia dell'area euro sta rallentando ma secondo la Bce continua a beneficiare della rimozione delle misure restrittive che erano state imposte dai governi a motivo del Covid. «I rischi sulle prospettive di crescita restano sbilanciati al ribasso», è stato rilevato al consiglio direttivo del 20 e 21 luglio scorsi. Oggi sono stati pubblicati i verbali della riunione e riportano che la guerra russo ucraina resta «un significativo rischio al ribasso, specialmente se le forniture di energia dalla Russia dovessero essere danneggiate in misura tale da portare al razionamenti per imprese e famiglie dell'eurozona».

Al Consiglio è stato inoltre rilevato che la guerra potrebbe indebolire ulteriormente il clima di fiducia e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento, mentre i rincari di energia e alimentari potrebbero risultare «più persistentemente elevati del previsto».

Tra i possibili rischi è stato citata anche una decelerazione più accentuata della crescita globale. Nel frattempo i rischi al rialzo sul versante inflazionistico «sono chiaramente dominanti nel breve termine», aggiungono i verbali.