5 dicembre 2022
Aggiornato 18:00
Rapporto Censis-Ugl

Salari non adeguati per sei lavoratori su dieci

Dallo studio «Tra nuove disuguaglianze e lavoro che cambia: quel che attende i lavoratori» emergono alcune delle contraddizioni più evidenti del lavoro, dai salari alle tutele, e quel che potrebbe attendere i lavoratori nel prossimo futuro

Salari non adeguati per sei lavoratori su dieci
Salari non adeguati per sei lavoratori su dieci Foto: Pixabay

Oltre sei lavoratori su dieci (64,3%) ritengono che la propria retribuzione non sia adeguata al costo della vita. Un dipendente su dieci (10,4%) è sottopagato. Il 19,8% è invece impiegato part time, mentre lavora da remoto la metà degli occupati (52%). Il 65,9% richiede formazione per la sicurezza informatica. E' quanto rileva il rapporto Censis-Ugl «Tra nuove disuguaglianze e lavoro che cambia: quel che attende i lavoratori», presentato nella sede dell'istituto di ricerca.

Dallo studio emergono alcune delle contraddizioni più evidenti del lavoro, dai salari alle tutele, e quel che potrebbe attendere i lavoratori nel prossimo futuro. L'allentarsi del rapporto soggettivo con il lavoro ne ha agevolato la svalorizzazione. Tuttavia, oggi è possibile immaginare una nuova stagione che superi le crescenti disuguaglianze, sperimentando anche modalità originali di coinvolgimento dei lavoratori nel destino delle aziende.

Il mercato del lavoro è sempre più ostico per giovani, donne, migranti e persone meno qualificate. Nella percezione collettiva sono aumentate le disparità e il lavoro è diventato epicentro di contraddizioni. Da un lato le nuove opportunità legate al remote working e al digitale, dall'altro la precarietà che diventa condizione strutturale di lungo periodo. Per il 93,3% degli occupati serve più attenzione per le condizioni dei lavoratori, mentre per il 64,9% dei giovani il lavoro è solo un mezzo per avere reddito da spendere in attività diverse.

Per il 64,3% dei lavoratori (68,8% tra operai ed esecutivi) la propria retribuzione non è adeguata al costo della vita. Del resto, nel 2010-2020 le retribuzioni lorde dei lavoratori italiani sono diminuite dell'8,3% reale e peggio dell'Italia hanno fatto solo Grecia (-16,1% reale) e Spagna (-8,6% reale).

I giovani fino a 29 anni guadagnano il 40% in meno dei lavoratori over 55, mentre le donne il 37% in meno dei maschi. Chi ha un contratto a tempo determinato, il 32% in meno di chi è a tempo indeterminato. Chi lavora nel Mezzogiorno guadagna il 28% in meno di chi risiede nel Nord-Ovest. Il 10,4% dei lavoratori dipendenti è sottopagato, può contare su una retribuzione mensile inferiore ai valori soglia di 953 euro per il full time, di 533 euro per il part time.

Negli anni c'è stato un boom del part time, che interessa il 19,8% dei lavoratori (era il 15,8% nel 2010). Sono in part time involontario il 74,2% degli uomini (era il 59,3% nel 2010), il 61,1% delle donne (46,1% nel 2010). Lavora da remoto il 52% degli occupati. Nella web economy, con la crescita del delivery tra i consumatori, oltre 570mila persone tra il 2020 e il 2021 hanno ottenuto reddito tramite piattaforme, per esempio consegnando beni a domicilio.

La formazione è considerata essenziale dai lavoratori per fronteggiare le disparità crescenti: il 67,8% degli occupati teme nuove e più ampie disuguaglianze a causa della diversità di competenze digitali. Inoltre, l'84% dei lavoratori vuole supporto su aspetti specifici del proprio lavoro, dalle competenze alle tecnologie utilizzate. Infine, il 65,9% richiede formazione per la sicurezza informatica.

Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, sostiene che ci sia «troppo opinionismo generico sul lavoro e il suo futuro e invece una riflessione adeguata ha bisogno della serietà e del rigore di ricerche come questa. Il lavoro sta cambiando velocemente, tra smart working e nuove modalità di erogazione, ma solo nel medio-lungo periodo si capirà cosa resterà, perché funziona ed è realmente apprezzato da lavoratori e aziende. Tecnologie, relazioni, aspettative soggettive stanno disegnando il lavoro del futuro, imposizioni dall'alto, per editto sono ininfluenti o, peggio, dannose».

Secondo Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl, «il mondo del lavoro negli ultimi anni è cambiato molto, spesso acuendo disuguaglianze e criticità, anche a livello sociale. Dalla politica sono giunte risposte finora poco incisive e lungimiranti, penalizzate anche da un biennio di crisi e di emergenza continua dovuta alla pandemia, che ha accentuato precarietà e polarizzazione del mercato del lavoro. Queste tematiche emergono con chiarezza dal rapporto, con il quale abbiamo voluto sottolineare non solo le trasformazioni in atto, ma soprattutto le condizioni dei lavoratori, in molti casi sottopagati, bisognosi di più formazione professionale, con scarse tutele. Occorre, quindi, invertire al più presto la rotta. Il lavoro deve tornare a svolgere il suo ruolo di realizzazione personale e sociale e, soprattutto, nei momenti di crisi sostenuto con un welfare dignitoso».