25 luglio 2021
Aggiornato 08:00
La polemica

Landini: «Non spetta a Confindustria decidere chi lavora»

Il Segretario della CGIL, Maurizio Landini, commenta la proposta di Confindustria: «Governo ci convochi con le imprese e faccia rispettare accordo su licenziamenti»

Il Segretario della CGIL, Maurizio Landini
Il Segretario della CGIL, Maurizio Landini ANSA

«Spero che sia il caldo». Così il segretario della Cgil Maurizio Landini in una intervista alla Stampa commenta la proposta di Confindustria di vietare l'ingresso in azienda ai non vaccinati e di sospenderli dallo stipendio. La proposta era contenuta in una mail interna e doveva rimanere riservata ma ieri è stata rivelata dal quotidiano Il Tempo.

«Un forzatura», la definisce Landini. «In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento. Non sono le aziende che devono stabilire chi entra e chi esce. Una scelta di questo tipo la può compiere solo il governo. I lavoratori sono stati i primi, durante la pandemia, a chiedere sicurezza arrivando addirittura allo sciopero per ottenerla. Io mi sono vaccinato e sono perché tutti si vaccinino. Ma qui, diciamolo, siamo di fronte a una forzatura. Non va mai dimenticato che i lavoratori sono cittadini e hanno i diritti e i doveri di tutti i cittadini. Confindustria, piuttosto, si preoccupi di far rispettare gli accordi contro i licenziamenti».

«Siamo di fronte ad aziende che chiudono lo stabilimento italiano e proseguono la produzione altrove. In alcuni casi rifiutandosi, com'è accaduto nei giorni scorsi, di discutere con il governo e le istituzioni», osserva Landini. Come impedirlo? «Sottolineando che questi sono atteggiamenti che vanno contro le istituzioni italiane. Alle quali spetta il compito di tutelare il lavoro e il nostro tessuto produttivo. Serve una politica industriale che promuova investimenti in Italia e che faccia tornare qui il lavoro precedentemente delocalizzato».

«Non è sovranismo. E' mettere al centro il lavoro in Italia. E questo è vero soprattutto oggi, nel cuore di una trasformazione profonda del nostro sistema industriale ed economico. Ci sono nuovi prodotti per un nuovo modo di vivere. Ad esempio gli autobus elettrici, i treni a idrogeno dovremo comperarli all'estero o potremo produrli noi e venderli anche agli altri Paesi?», aggiunge il segretario della Cgil che teme un autunno difficile per il lavoro: «Lo sarà se non interverremo presto».

«Il primo passaggio - spiega Landini - va compiuto subito, prima della fine di luglio. Il governo ci convochi presto al tavolo con le imprese per fare applicare l'accordo contro i licenziamenti. Ma questo deve essere solo il primo passo. Il vero punto è come governare la riconversione produttiva che cambierà il Paese nei prossimi 5-10 anni. Ci sarà una riconversione in senso ambientale. Sarà profonda e avrà bisogno di un confronto preventivo tra aziende e sindacati sulle scelte strategiche in un quadro di nuove politiche industriali pubbliche».

«Aziende e sindacati si impegnano a consultarsi prima sulle scelte strategiche e a difendere insieme il lavoro e l'occupazione. Una scelta di riconoscimento reciproco», Landini la chiama «codeterminazione». Potrebbe aiutare, è convinto, a prevenire il conflitto: «Una possibilità, non un obbligo. Nella codeterminazione non c'è l'obbligo a fare gli accordi, altrimenti non sarebbe una trattativa sindacale ma un arbitrato. È una scelta, quella di investire nella partecipazione negoziata delle lavoratrici e dei lavoratori».