26 settembre 2020
Aggiornato 14:30
Politiche europee

Svolta per il «Recovery Fund» dell'UE?

La proposta franco-tedesca ha sorpreso molti a Bruxelles e soprattutto in Germania e nei paesi nordici, e ha dato una forte spinta alla Commissione per rendere più ambizioso il piano di ripresa

Il Presidente francese, Emmanuel Macron con la Cancelliera, Angela Merkel
Il Presidente francese, Emmanuel Macron con la Cancelliera, Angela Merkel ANSA

BRUXELLES (ASKANEWS) - La proposta franco-tedesca per un «recovery Fund», un Fondo di rilancio dell'economia europea, basato sull'emissione di debito comune da parte della Commissione per 500 miliardi di euro, ha sorpreso molti a Bruxelles e soprattutto in Germania e nei paesi nordici, e ha dato una forte spinta alla Commissione per rendere più ambiziosa la proposta complessiva per un piano di ripresa a cui sta lavorando, e che sarà presentata il 27 maggio.

Innanzitutto, la cifra di 500 miliardi di euro, se alla fine sarà accettata da tutti i Ventisette, aumenterebbe considerevolmente la potenza di fuoco di questo strumento, l'emissione di debito da parte della Commissione, che in una bozza precedente si fermava a 320 miliardi di euro.

In secondo luogo, la proposta franco-tedesca puntualizza che l'intero ammontare indicato dovrà essere attribuito ai paesi membri più colpiti economicamente dalla crisi del Covid-19 interamente come «spesa del bilancio Ue», ovvero come sovvenzioni, e non come prestiti.

Questa è sempre stata la posizione della Francia, oltre che dei paesi del Sud (Italia, Spagna e Portogallo); ma il fatto che ora anche la Germania si schieri su questo fronte rappresenta una vera svolta, come non ha mancato di sottolineare il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni.

Finora, la Commissione aveva sempre parlato di un mix di prestiti e sovvenzioni, facendo capire che per la maggior parte si sarebbe comunque trattato di prestiti, per quanto a lunghissima scadenza e con bassissimi tassi d'interesse.

L'Esecutivo comunitario doveva tenere conto delle diverse posizioni degli Stati membri, per cercare un equilibrio che potesse convincerli tutti ad appoggiare una proposta di compromesso. Ma ora quell'equilibrio si è spostato, e di molto, con tutto il peso che la Germania ha portato sull'altro piatto della bilancia.

Da qui riparte ora il negoziato

Alla fine, nella proposta della Commissione sarà probabilmente necessario abbassare comunque il livello di ambizione rispetto alla proposta franco-tedesca, per convincere i paesi «frugali» (Olanda, Austria, Danimarca, Svezia) che erano disposti a concedere solo prestiti e nessuna sovvenzione. Ma, anche se non dovessero arrivare a 500 miliardi di euro, le sovvenzioni nel Fondo per la ripresa ci saranno certamente, e saranno di rilevanza macroeconomica sostanziale.

L'appoggio della Germania alla proposta francese, tuttavia, potrebbe richiedere un prezzo da pagare. Nella proposta franco-tedesca, parlando del «Recovery Fund» si afferma che questo sostegno alla ripresa «sarà basato su un chiaro impegno degli Stati membri a perseguire delle politiche economiche sane e un'ambiziosa agenda di riforme».

Che cosa significa «politiche economiche sane» e a quali «riforme» si riferisce il testo franco-tedesco? Sono termini che ricordano il linguaggio dell'austerità usato negli anni della crisi del debito sovrano dell'Eurozona, quando le «riforme strutturali», imposte da Bruxelles per aumentare la competitività dell'economia, hanno portato a forti riduzioni della spesa pubblica e delle tutele sul mercato del lavoro in molti paesi membri.

Il vicepresidente della Commissione responsabile per l'Economia, Valdis Dombrovskis, ha spiegato oggi alla fine dell'Ecofin che nel Fondo per la ripresa a cui sta lavorando l'Esecutivo comunitario «l'idea è quella di avere un forte legame tra gli investimenti e le riforme, sulla base del modello sviluppato nello 'Strumento di bilancio per la convergenza e la competitività» dell'Eurozona, o Bicc.

Questo strumento, che è previsto entri in vigore dal 2021, mira a fornire finanziamenti ai paesi dell'euro che si impegnano a realizzare certe riforme strutturali delle loro economie, verificandone l'attuazione nell'ambito del ciclo di sorveglianza dei bilanci del «semestre europeo».

Vi sarebbe quindi un «monitoraggio delle riforme attraverso il ciclo del semestre europeo, come per il Bicc, ma con la possibilità di applicarlo a tutti gli Stati membri dell'Ue», e non solo a quelli dell'Eurozona, «perché la crisi attuale colpisce tutti», ha continuato Dombrovskis.

Il vicepresidente della Commissione ha aggiunto poi che «è importante che lo stimolo economico sia allineato alle nostre priorità, e quindi che la transizione digitale ed ecologica sia integrata nei piani per la ripresa» che presenteranno gli Stati membri.

Gentiloni, da parte sua, intervistato stasera dal Tg3 della Rai, a una domanda sui controlli previsti per verificare la spesa da parte degli Stati membri, che verranno gestiti attraverso il «semestre europeo», ha replicato: «Più che controlli, ci sarà naturalmente una necessità di concordare queste decisioni con le finalità che la Commissione metterà sul tappeto».

Resta, insomma, ancora da chiarire se nel monitorare come verranno impiegate dagli Stati membri beneficiari le risorse del Fondo per la ripresa, la Commissione e l'Ecofin si limiteranno a verificare che siano rispettati gli obiettivi di spesa indicati nei piani nazionali, e se le «riforme» richieste saranno circoscritte a quelle legate alle priorità strategiche della trasformazione ecologica e digitale dell'economia, come sembra indicare Gentiloni. O se, invece, vi saranno degli obblighi aggiuntivi legati alle «raccomandazioni» del semestre europeo, ai conti pubblici e alle «riforme strutturali», a cui sembra alludere Dombrovskis.