16 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Politica monetaria

La Fed taglia i tassi per la prima volta dal 2008

La Banca centrale Usa ha tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli al 2-2,25%, dal 2,25-2,50%. Ma a Trump non basta

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NEW YORK - La Federal Reserve ha dato agli investitori quello che si aspettavano: il primo taglio dei tassi dal dicembre del 2008. La banca centrale americana però non ha fornito la chiarezza attesa sulle sue mosse future. Per questo gli indici a Wall Street sono crollati, il dollaro si è rafforzato con i titoli finanziari mentre i titoli di stato americani a due anni sono stati venduti.

La riduzione del costo del denaro di 25 punti base al 2-2,25% era ampiamente prevista. Quello che forse il mercato voleva sentirsi dire era l'arrivo certo di altri tagli da parte della banca centrale americana, che per altro ha messo fine due mesi prima del previsto alla riduzione del suo bilancio gonfiato negli anni della crisi da tre round di acquisto di Treasury e bond ipotecari.

Taglio dei tassi «ampiamente telegrafato»

Nel comunicato diffuso alla fine di due giorni di riunione, la Fed ha ribadito un messaggio ormai noto ai trader: «Agirà in modo appropriato per sostenere l'espansione, con un mercato del lavoro forte e un'inflazione vicina all'obiettivo simmetrico del 2%». In conferenza stampa, il governatore Jerome Powell non ha voluto invece sbilanciarsi. Il taglio dei tassi «ampiamente telegrafato» ai mercati «non è l'inizio di una lunga serie di tagli dei tassi» ma non è nemmeno l'unico che potrebbe esserci, ha spiegato Powell ribadendo che tutto dipenderà dal quadro economico e dai rischi che arrivano dall'estero.

«Quando si pensa a un ciclo accomodante, i tassi vengono tagliati per un lungo periodo. L'Fomc non sta vedendo questo. Lo vedrebbe, se ci fosse un serio indebolimento dell'economia che richiedere un notevole taglio dei tassi. Non stiamo osservando questo. Quello che vediamo è che è appropriato aggiustare la politica monetaria a favore di una politica un po' più accomodante», ha sottolineato il successore di Janet Yellen, la donna che nel dicembre del 2015 annunciò il primo rialzo dei tassi dal 2006. Offrendo questo chiarimento Powell ha parlato di un «aggiustamento di metà ciclo» della politica monetaria Usa, deludendo chi (peccando forse di troppo ottimismo) sperava che la mossa odierna avrebbe segnato l'inizio di un ciclo espansivo come quello cominciato nel settembre del 2007, quando i tassi furono ridotti di 50 punti base al 4,75%.

L'outlook statunitense resta «favorevole»

Powell ha descritto il taglio dei tassi (contro il quale si sono schierati due governatori dissidenti che volevano tassi invariati) come una mossa preventiva, una sorta di «assicurazione» per «proteggere l'economia americana da rischi negativi dati da una crescita mondiale debole e dall'incertezza data dalla politica commerciale». Per il momento l'outlook statunitense resta «favorevole» e non c'è nulla nell'economia più grande al mondo che «pone una notevole minaccia nel breve termine».

Come suo solito aplomb, Powell ha evitato alcun riferimento al presidente americano, Donald Trump, che negli ultimi giorni aveva chiesto un «grande» taglio dei tassi, superiore ai 25 punti base. Tuttavia, al leader Usa convinto che «ora ci troveremmo in una grande recessione/depressione» se lui non avesse vinto le elezioni del 2016, Powell ha mandato a dire che la Fed non taglierà mai i tassi in risposta a un pressing politico.