18 febbraio 2019
Aggiornato 21:30
Conti pubblici

Dopo Bankitalia anche il Fmi taglia le stime per l'Italia: la crescita del Pil 2019 scende allo 0,6%

Anche il Fondo prevede una crescita dello 0,6% nel 2019, ben al di sotto dei conti del governo. Con il rallentamento della Germania, il dato italiano è uno dei fattori che contribuiscono alla frenata del Pil globale

Christine Lagarde
Christine Lagarde ANSA

ROMA - L'economia italiana sta frenando più bruscamente del previsto e il Fondo Monetario Internazionale adegua le sue previsioni, stimando che il Pil tricolore nel 2019 limiterà la sua crescita al +0,6% per poi riaccelerare al +0,9% nel 2020. Per l'anno in corso si tratta di un un taglio di ben 4 decimi di punto rispetto alle precedenti stime stilate nel mese di ottobre dall'istituzione di Washington che ora - nella revisione del suo «World Economic Outlook (Weo)», appena pubblicata - ha allineato le sue previsioni per l'Italia a quelle diffuse venerdì scorso dalla Banca d'Italia nel suo bollettino economico.

Il Fmi ha anche ridotto le sue proiezioni di crescita per l'economia globale, ora pari al +3,5% per quest'anno e al +3,6% per il prossimo con una revisione rispettivamente di 2 decimi e un decimo di punto. Da segnalare anche la revisione, ancor più sostanziale, della stima di crescita della Germania che per quest'anno viene accreditata di un +1,3% (-0,6). E così, tra i grandi Paesi dell'Eurozona le «locomotive» diventano ora la Francia, accreditata per quest'anno di un +1,5%, con una revisione limitata a un decimo di punto, e soprattutto la Spagna, la cui crescita viene confermata al 2,2%.

Proprio l'Italia viene indicata insieme alla Germania, d'altronde, come uno dei principali fattori che hanno portato al taglio delle stime di crescita globale. «Le previsioni di crescita globale per il 2019 e il 2020 - si legge nel documento - erano già state riviste al ribasso nell'ultimo WEO, in parte a causa degli effetti negativi degli aumenti tariffari messi in atto negli Stati Uniti e in Cina nei mesi precedenti dell'anno. L'ulteriore revisione al ribasso rispetto alle previsioni di ottobre riflette in parte il trascinamento da una situazione più debole nella seconda metà del 2018 - includendo la Germania dopo l' introduzione di nuovi standard sulle emissioni degli autoveicoli e l'Italia dove ci sono preoccupazioni per i rischi sovrani e finanziari, che hanno pesato sulla domanda interna - ma anche sulla base del peggioramento del clima del mercato finanziario e della contrazione economica in Turchia che ora è stimata più profonda del previsto».

Più in dettaglio secondo gli economisti del Fondo Monetario Internazionale la crescita nell'area dell'euro è vista frenare dall'1,8% nel 2018 all'1,6% nel 2019 (0,3 in meno rispetto alla stima dello scorso autunno) e all'1,7% nel 2020. I tassi di crescita sono stati ridotti per molte economie: per la Germania (a causa di consumi privati in frenata, debole produzione industriale, successiva alla introduzione della revisione delle norme sulle emissioni degli autoveicoli e per una domanda estera in attenuazione); per l'Italia (a causa della debole domanda interna e per i più alti costi di finanziamento del debito a causa di rendimenti sui titoli di Stato che restano elevati); per la Francia (a causa del negativo impatto delle proteste di piazza e nelle industrie).

Un discorso a parte lo merita il Regno Unito, per il quale c'è un'incertezza sostanziale intorno alle previsioni di base di crescita di circa l'1,5% nel 2019-20. Tali previsioni sono state elaborate sulla base che un accordo sulla Brexit venga raggiunto nel 2019 e che il Paese abbia una transizione graduale al nuovo regime. Ma le notizie disponibili a metà gennaio rendono «altamente incerto» l'esito finale di tale processo.