13 dicembre 2018
Aggiornato 17:00

Cosa accadrà se la manovra finanziaria verrà bocciata dall'Ue?

È scontro aperto sul Def tra Moscovici e Di Maio. E c'è già chi parla di scioglimento del governo per tornare al voto e, addirittura, di Italexit
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria in Senato durante il question time, Roma 20 settembre 2018
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria in Senato durante il question time, Roma 20 settembre 2018 (Giuseppe Lami | ANSA)

LUSSEMBURGO - Ha partecipato ai lavori dell'Eurogruppo in Lussemburgo. Alla fine ha preso il primo aereo ed è tornato a Roma: il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, non parteciperà quindi all'Ecofin. A rappresentare l'Italia ci sarà solo il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera. La versione ufficiale dice che Tria ha fatto ritorno in Italia per potersi dedicare alla stesura definitiva della Nota di aggiornamento al Def così da poterla trasmettere al Parlamento. Una versione confermata dal vicepremier Luigi Di Maio: «Il rientro anticipato del ministro dell'Economia era già programmato. Nei prossimi giorni ci incontreremo io, Conte, Salvini e Moavero per mettere a punto i dettagli sul Def». Ma alle porte c'è un vero e proprio scontro con l'Unione Europea. Al centro, ovviamente, la prima manovra economica del governo Conte.

Lo scontro tra Italia e Ue
Cosa farà l'Ue? Approverà o respingerà la manovra? E se la finanziaria dovesse essere rimandata al mittente cosa accadrà? Tutti gli scenari al momento sono aperti, ma i rumors vogliono un governo italiano pronto ad andare avanti per la sua strada. Addirittura c'è chi non esclude che, un volta approvata la legge finanziaria, il governo possa sciogliersi e le due forze politiche 'del cambiamento' puntare al voto in primavera, quando si voterà anche per le europee, con una campagna elettorale, e un programma che a quel punto potrebbe anche essere comune, fortemente anti-europeista. E, in questo caso, si potrebbe veramente parlare di Ital-exit.
 
Di Maio contro Moscovici
Nel mirino del ministro Di Maio è finito il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, per le sue dichiarazioni «contro l'Italia e contro il Def» fatte, secondo il capo politico del Movimento 5 stelle, «solo per creare tensioni sui mercati. A qualcuno non andava bene che lo spread non si è impennato e quindi si è svegliato, sto parlando di Moscovici, e ha cominciato a fare dichiarazioni contro l'Italia e contro il Def per creare tensioni sui mercati». Poi gli attacchi di Di Maio si sono allargati alle «istituzioni europee» che «con le loro dichiarazioni giocano a fare terrorismo sui mercati». E questo, ormai è chiaro, sarebbe il tono con cui il Movimento 5 stelle affronterà la prossima campagna elettorale, quella per le Europee.

Le critiche di Moscovici
Ma perché Di Maio si è tanto infuriato con Moscovici? Perché, almeno stando alle dichiarazioni, l'Ue sembra intenzionata a rispedire al mittente la prima finanziaria del governo 'del cambiamento'. «L'attuale governo» ha tuonato il commissario europeo agli Affari economici e finanziari «sembra privilegiare la spesa pubblica», ma bisogna «dire la verità» ai cittadini italiani sul fatto che «l'eccesso di spesa pubblica aumenta il debito del paese, che saranno i cittadini alla fine a pagare, e che chi si indebita si impoverisce». E ancora: «Ciò che noto» ha continuato Moscovici «è che il governo italiano sembra privilegiare la spesa pubblica. Questo può rendere popolari nel breve termine, e può portare a un leggero aumento della crescita o a un vantaggio politico. Ma alla fine agli italiani bisogna dire la verità: chi paga? Sono sempre i cittadini che pagano».

Le motivazioni di Moscovici
«La spesa pubblica» ha ricordato Moscovici «è finanziata dai contribuenti, e quando ci si indebita ci si impoverisce, perché il debito deve essere rimborsato. Il servizio del debito, soprattutto quando gli interessi aumentano, e questo finirà per succedere un giorno nell'Eurozona, è la forma di spesa pubblica più stupida che c'è». Quindi «preferisco dedicare qualunque spesa all'istruzione, alle autostrade, alle infrastrutture, alla giustizia, alla sicurezza, all'accoglienza dei migranti e alla protezione delle frontiere, piuttosto che al rimborso del debito», che «è una spesa che non ha alcun senso; e i cittadini italiani, come tutti i cittadini europei, devono saperlo».

Moscovici e l'asse con Dombrovskis
A supportare chi ritiene (gli esponenti del governo giallo-verde) che quella Moscovici non sia un'uscita 'personale', ma parte di un sorta di disegno calato dall'alto, arrivano le parole del vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis che giungendo all'Eurogruppo, quindi senza aver almeno ufficialmente visionato la documentazione italiana, ha messo le mani avanti: «Sulle cifre di Bilancio dell'Italia la nostra valutazione ad oggi, sulla base di quello che è emerso, è che non è compatibile con il Patto di stabilità e di crescita». Ogni ufficialità, manovra approvata o meno, si avrà solo (entro) il 15 ottobre quando la valutazione formale della finanziaria verrà effettuata dall'esecutivo Ue dopo che Roma avrà provveduto alla notifica del progetto di Bilancio. Ma il clima che si respira tra Bruxelles e il Lussemburgo non promette niente di buono per il governo Conte.