23 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Governo

Bankitalia segna il destino del Belpaese, e Visco invoca la proverbiale fiducia degli italiani

“Il destino dell’Italia è quello dell’Europa”: è il richiamo del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali

Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco
Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ANSA

ROMA - «Il destino dell’Italia è quello dell’Europa»: è il richiamo del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue Considerazioni finali. «Siamo parte di una grande area economica profondamente integrata – ha affermato Visco – il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende. È importante che la voce dell’Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell’Unione Europea». Anche la banca più importante d'Italia, dunque, richiama gli italiani per convincerli che il governo del cambiamento è meglio evitarlo a tutti i costi. La casa è una sola, l'Europa: così com'è, con il suo rigore. Il messaggio è chiaro: di fronte a una giravolta italiana, i mercati non apprezzerebbero, i poteri sovranazionali nemmeno. Si scatenerebbe una tempesta perfetta, o quasi: almeno questa è la minaccia, perché la realtà potrebbe pure essere diversa. «Tutti i paesi che fanno parte dell'Ue – ha aggiunto il governatore – devono contribuire al suo progresso. Nei prossimi mesi saranno affrontate questioni di grande rilievo: la governance dell’Unione, il suo bilancio pluriennale, la revisione della regolamentazione finanziaria».

La fiducia, solo la fiducia
Non possiamo prescindere dai vincoli costituzionali: la tutela del risparmio, l’equilibrio dei conti, il rispetto dei Trattati: questo dice chiaramente Visco. «Le norme entro cui operiamo possono essere discusse, criticate. Vanno migliorate». Soprattutto, ha sottolineato ancora il governatore, bisogna avere sempre presente il "rischio gravissimo di disperdere in poco tempo e con poche mosse il bene insostituibile della fiducia": la fiducia nella forza del nostro paese che, "al di là di meschine e squilibrate valutazioni", è grande, sul piano economico e su quello civile; la fiducia nella solidità del nostro risparmio, fondata sulla capacità di superare gli squilibri finanziari, economici e sociali; la fiducia nel nostro futuro, da non disperdere in azioni che non incidono sul potenziale di crescita dell’economia, ma rischiano di ridurlo. Un discorso dai toni epici quasi, come va di moda in questi tempi oscuri che necessitano di certezze e rassicurazioni.

Per ridurre il debito nessuna "scorciatoia"
Per ridurre il debito pubblico «non ci sono scorciatoie». Gran parte del debito finanziario accumulato dagli italiani troverebbe corrispondenza secondo Bankitalia, diretta o indiretta, nei 2.300 miliardi del nostro debito pubblico. Se venisse messo a repentaglio il valore della loro ricchezza, reagirebbero fuggendo, cercando altrove riparo: uno scenario catastrofico secondo Visco. "E gli investitori stranieri sarebbero più rapidi». La crisi finanziaria che ovviamente, sempre secondo loro, ne conseguirebbe, farebbe fare al nostro paese molti passi indietro: "Macchierebbe in modo indelebile la reputazione dell’Italia nel mondo».

Pensioni, rischioso fare passi indietro
Infine, una stoccata sulle pensioni, che non guasta mai: per il sistema pensionistico «sarebbe rischioso fare passi indietro», ha affermato il governatore della Banca d’Italia, secondo cui le riforme introdotte in passato rendono gestibile la dinamica della spesa pensionistica: hanno risposto alla necessità di tenere conto dell’allungamento della vita media nel definire il rapporto tra i contributi versati e l’entità e la durata della pensione, e hanno posto l’Italia in una posizione "favorevole" nel confronto internazionale. Insomma, mancava ancora Bankitalia all'appello: si è fatta sentire anche lei.