25 giugno 2019
Aggiornato 07:30
Congiuntura

Pil 2018, Istat conferma le stime: crescita all'1,4%

La domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita, mentre l'apporto della domanda estera netta risulterebbe nullo

Pil 2018 all'1,4% ma c'è il rischio ribasso a causa del petrolio
Pil 2018 all'1,4% ma c'è il rischio ribasso a causa del petrolio ( ANSA )

ROMA - Nel 2018 il prodotto interno lordo (Pil) è previsto crescere dell'1,4% in termini reali. E' quanto stima l'Istat nelle «Prospettive per l'economia italiana nel 2018».
Nel primo trimestre 2018 il Pil ha registrato un'ulteriore crescita congiunturale (+0,3% rispetto al trimestre precedente) prolungando cosi il ciclo favorevole iniziato nel terzo trimestre del 2014. L'intensità della crescita «si mantiene sui livelli del trimestre precedente, in leggera decelerazione rispetto alla media dei tassi di crescita congiunturali del 2017 (+0,4%)».

La domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 1,5 punti percentuali; l'apporto della domanda estera netta risulterebbe nullo e quello della variazione delle scorte marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali).
L'aumento della spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimato in leggero rallentamento rispetto agli anni precedenti, con un incremento dell'1,2%. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere supportata dai miglioramenti del mercato del lavoro.

Il processo di ricostituzione dello stock di capitale è atteso proseguire a ritmi lievemente più accentuati rispetto all'anno precedente sostenuto sia dalle misure di politica economica sia dalle condizioni favorevoli sul mercato del credito, derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca centrale europea. Gli investimenti fissi lordi sono previsti crescere del 4,0% nell'anno corrente.

L'attuale scenario di previsione è caratterizzato da rischi legati prevalentemente all'evoluzione del commercio internazionale e del prezzo del Brent.
Un rallentamento del commercio mondiale, pari a 0,5 punti percentuali associato ad un incremento del 10% del prezzo del Brent (fino ad a 78 dollari per barile in media d'anno) determinerebbero una flessione sia delle esportazioni (-0,6 punti percentuali) sia in misura minore delle importazioni (-0,2 punti percentuali), riducendo il contributo estero alla crescita di 0,1 punti percentuali.

Allo stesso tempo i consumi delle famiglie segnerebbero una flessione di 0,1 punti percentuali.
Nel complesso una evoluzione del commercio mondiale e del prezzo del petrolio più sfavorevole rispetto a quella attuale porterebbe nel 2018 a una minore crescita del Pil pari a 0,2 punti percentuali.