Economia | Commercio estero

Draghi (e G20) contro il protezionismo

Il Governatore della BCE: «L'Eurozona sta crescendo in modo robusto». Fiducia su Italia post elezioni. Padoan: «Avanti con le riforme»

Il Governatore della BCE, Mario Draghi
Il Governatore della BCE, Mario Draghi (ANSA)

WASHINGTON - C'è un tema che sta tenendo banco a Washington, dove i ministri delle finanze e i banchieri centrali da tutto il mondo sono riuniti sotto il tetto del Fondo monetario internazionale: le tensioni commerciali e il rischio che possano ledere lo slancio economico di cui sta godendo tutto il mondo, inclusa l'Eurozona. Lo sguardo è rivolto alla non lontana Casa Bianca, da dove il presidente americano Donald Trump vuole usare i dazi come leva per negoziare accordi commerciali più favorevoli per gli Stati Uniti.

Se il leader Usa preferisce azioni unilaterali all'insegna del motto «America First», il resto del mondo vuole puntare su soluzioni multilaterali e sulla collaborazione. E' quello che da giorni ripete Christine Lagarde, il direttore generale dell'Fmi. E' quello che ha detto oggi anche Mario Draghi, il governatore della Banca centrale europea. Ed è quello su cui si sono trovati d'accordo - ma senza metterlo per iscritto in un comunicato - le principali economie parte del G20.

«Preservare un commercio libero, aperto e legato alla cooperazione multilaterale è cruciale per alimentare un ambiente economico globale favorevole», ha detto Draghi nel suo discorso depositato all'Fmi e nel quale ha spiegato che l'economia dell'Eurozona «sta crescendo in modo robusto» ed è vista continuare su quella strada anche se il picco potrebbe essere stato raggiunto.
Gli ha fatto eco Federico Sturzenegger, governatore della banca centrale argentina alla presidenza di turno del G20: le «politiche orientate dai soli interessi nazionali sono un rischio per l'economia mondiale».

«L'UE non è un problema»
Se Draghi e il G20 non hanno fatto nomi, come era prevedibile, Pierre Moscovici è stato esplicito: in una intervista alla Cnn, il commissario europeo per gli affari economici e monetari ha mandato a dire all'amministrazione Trump che «l'Unione europea non è un problema» e di conseguenza deve essere esonerata in modo permanente (e non solo temporaneo) dai dazi sull'acciaio e sull'alluminio voluti dagli Usa. «Non c'è bisogno e non c'è giustificazione per una guerra commerciale», ha aggiunto ventilando - nel peggiore dei casi - il ricorso all'Organizzazione mondiale del commercio e sostenendo che «un problema globale [come quello degli squilibri commerciali] va risolto in modo globale e non unilaterale».

Bruno Le Maire, il ministro francese dell'Economia, è stato a sua volta categorico. A Bloomberg TV ha affermato: «Non vogliamo che la decisione di uno dei nostri più stretti alleati metta a repentaglio la crescita europea».
Poul Thomsen, direttore del dipartimento Europeo dell'Fmi, ha espresso a sua volta preoccupazione per il «rischio di una escalation» delle tensioni commerciali. Per lui, i dazi ventilati da Trump «di per sé non hanno un grande impatto». Tuttavia, un peggioramento della situazione sarebbe da temere. Per questo le dispute vanno risolte nell'ambito dei «framework multilaterali» esistenti.

Padoan: «Avanti con le riforme»
Sul futuro dell'Europa, ma non sui temi commerciali, si è espresso Pier Carlo Padoan. Con ottimismo. Il ministro italiano dell'Economia ha lanciato nuovamente un messaggio ai Paesi Ue e all'Italia che sarà guidata dal prossimo governo, qualunque esso sia. I governi europei «devono attuare politiche nella speranza che gli effetti [positivi] vengano poi riconosciuti». Quanto al nostro Paese, Padoan ha detto ai microfoni di Cnn: «Spero che l'aggiustamento fiscale e il sostegno alla crescita continuino» in Italia anche perché «alcune politiche [economiche] sono state già approvate e inizieranno a dare frutti nei mesi a venire». Insomma, non si può invertire rotta. Come aveva detto il giorno precedente, «la strada imboccata è quella giusta». Lo ha riconosciuto anche l'Fmi.

«L'Italia ha fatto importanti riforme (lavoro, pensioni) per affrontare le sfide» con cui sta facendo i conti da prima dell'ultima crisi. «Questo è molto importante ed è uno dei motivi per cui l'Italia sta crescendo in modo robusto e ha approfittato della ripresa economica europea in generale», ha spiegato Thomsen. Secondo il direttore del dipartimento Europeo dell'Fmi «è cruciale che non ci sia un cambio di rotta sul piano delle riforme». Thomsen si è detto «fiducioso» sull'Italia post elezioni: «E' uno dei motivi per cui i mercati hanno reagito bene» dopo il 4 marzo.
Mentre gli investitori monitorano l'Italia e lo spread tra i nostri titoli di stato e quelli tedeschi, Padoan ha a sua volta espresso ottimismo: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «guiderà trattative di successo» per la formazione del nuovo governo.