21 settembre 2018
Aggiornato 07:30

La Turchia blocca definitivamente la nave dell'Eni: una mossa contro il gasdotto East Med?

I turchi, con la sponda della Russia, vogliono chiudere il progetto Stream 2 e Tap, che porterebbe tutto il gas dell'Asia in Europa
La nave Eni Saipem 12000
La nave Eni Saipem 12000 (ANSA / WWW.SAIPEM.COM)

ROMA - I più generosi si ostinano a non voler riconoscere le mire del nuovo califfo turco. La diplomazia abbozza, non solo italiana. In questo momento Erdogann pare intoccabile, e tutti si adeguano: altri mettono in luce che dietro le spregiudicate mosse del nuovo Ataturk, non laico, vi sarebbero gli interessi russi. Dove si trova la verità? Come sempre, sul grande scacchiere degli equilibri geo politici, il ruolo principale viene preso dall'oro del XXI secolo: il gas naturale asiatico. Di cui l'Europa, priva di una politica energetica alternativa, è sempre più assetata.

Eni sulla difensiva
La nave Saipem 12000 è partita dall'area dove era rimasta ferma due settimane a circa 30 miglia dall'area di ricerca petrolifera al largo di Cipro ed è in viaggio in direzione del Marocco, per occuparsi di attività offshore nel paese. Lo riferiscono fonti vicine al gruppo energetico. La vicenda è nota, anche se sta lasciando scarsa traccia nella narrazione di primo piano: nonostante la campagna elettorale in corso, nonostante le elezioni del 4 marzo, nonostante l’importanza di quello che sta accadendo. Secondo quanto scrive 'Cyprus Mail', il vice portavoce del governo cipriota Victoras Papadopoulos ha riferito che la nave per ricerche petrolifere dell'Eni è stata costretta a cambiare rotta dopo che questa mattina è stata intercettata e minacciata di speronamento da cinque navi della Marina turca, mentre tentava di dirigersi verso il Blocco 3 nelle acque della Zona economica esclusiva di Cipro.
Secondo Papadopoulos, il capitano della Saipem, dopo essersi consultato con i vertici dell'Eni, ha tentato di dirigersi verso la zona di esplorazioni, ma è stato poi intercettato dalle unità turche che, «hanno minacciato l'uso della forza». Il capitano, racconta Papadopoulos, «nonostante il suo coraggio e i suoi lodevoli tentativi sfortunatamente è stato costretto a invertire la rotta».

Il dietro front
Si tratta ovviamente di un atto ostile non solo verso l’Eni, ma verso l’Italia: ma il governo italiano al momento pare non voler reagire, impegnato in trattative diplomatiche che mettono in evidenza la complessità del sistema. L'Eni ha deciso momentaneamente per il dietro front, e parrebbe l'unica scelta possibile. Ma la determinazione del presidente Recip Erdogann nel costruire l’immagine della Turchia quale potenza globale, anche militare, sembra annichilire il diritto internazionale, che, di fronte alla prevaricazione turca, non riesca e balbettare alcunché. La marina militare turca ha infatti esteso fino al 10 marzo l'avviso relativo alle sue attività militari (Navtex) al largo di Cipro nel Mediterraneo orientale. 

Un blocco da 6 milioni di dollari
Il blocco della nave della Saipem da parte della marina militare turca sarebbe costato sei milioni di dollari. «L’impatto – ha detto l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi – è che dovevamo fare questo pozzo e stiamo aspettando». E anche se la Saipem 12000 è destinata a lasciare le acque a largo di Limassol, il capo azienda ha intenzione di riportarla indietro al più presto. «Siamo abituati a possibili contenziosi, non siamo andati via dalla Libia o da altri Paesi dove c’erano situazioni complesse», ha dichiarato Descalzi, l’eventuale fuga «è l’ultima delle preoccupazioni».

East Med
Ma è possibile pensare che la sola causa dello scontro tra l’Italia e la Turchia sia il gas che si trova al largo di Nicosia? Ovviamente no. Lo scenario è molto più complesso e frammentato. Sullo sfondo si vede la Russia di Putin, super potenza globale, e Israele. I due paesi sembrano andare d’amore e d’accordo negli ultimi tempi, nonostante le proteste russe sullo spostamento di Washington della sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Nonstante lo scontro sul quadrante siro - iracheno. Ma il gasdotto sottomarino più lungo del mondo, denominato East Med, metterebbe fuori gioco la Turchia del Tap: il mega gasdotto che va dall’Azerbaijan – paese satellite della Russia – alla Puglia: terra di aperti contrasti al progetto, per giunta. Il gasdotto East Med trasporterebbe in Europa le immense risorse di gas recentemente scoperte in Israele, 530 mmc, sfiorerebbe Cipro esattamente dove le navi turche oggi pattugliano e bloccano la piattaforma Saipem. Poi Grecia, nel Peloponneso, e Italia, Basilicata, verso i grandi giacimenti di deposito subsidale. Una capacità di trasporto di 10 miliardi di mc di gas, estendibile a 20, con un costo previsto di sei miliardi di euro. Chiaramente il progetto EastMed mette, a sua volta, in crisi la vendita di gas, a prezzi concorrenziali, della Russia all’Europa che grazie al gasdotto Stream 2 che raddoppierà la capacità di trasporto del gas russo verso l’Ue, facendo della Germania lo snodo centrale delle importazioni.
Il progetto Stream 2 è ancora in fase di studio in ambito UE.